Italia

Zanardi: ancora cinque secondi

3 Maggio 2026

Zanardi era implacabile, inesorabile a combattere contro il destino, quando era pronto a tagliare il filo della sua vita: il 15 settembre 2001, durante una gara del campionato Cart al Lausitzring, in Germania, perse improvvisamente il controllo della vettura, che venne centrata da quella del pilota Alex Tagliani; l’incidente gli costò l’amputazione di entrambi gli arti inferiori.

Successivamente nel 2020 subì un altro gravissimo incidente:durante una staffetta benefica in handbike sulle strade italiane, Zanardi perde il controllo del mezzo e invade la corsia opposta. Un camion in arrivo non riesce a evitarlo: l’impatto è violentissimo.

Aveva con la morte una relazione particolare, perché il suo cammino era quello di dimostrare che il senso della vita deve prevalere, occorreva dominare la morte, dare sempre un significato alla nostra esistenza, non abbattersi mai: la nera Atropo doveva stare cheta.

Zanardi insegna che anche se il male volesse accopparti, distruggere, annichilire, occorre sempre reagire, combattere: perché la vita non ha limiti, l’intelligenza umana è capace di piegare il fato, di rimuovere la paura, l’inquietudine.

La dignitas hominis, come ci aveva insegnato Marsilio Ficino, pone l’uomo al centro dell’universo, capace di conquistare il bene, di stroncare il male: Zanardi è stato questo.

Ci riporta un mito quello di Prometeo che ruba il fuoco a Zeus, il Prometeo di Nietzsche, la volontà di potenza che deve permeare l’uomo capace di dominare la natura.

Ci ricorda L’Ulisse di Dante che vuole andare oltre le colonne d’Ercole, che non pone limiti alla conoscenza, all’audacia, al coraggio alla “ follia del volo”, a navigare per l’alto mare aperto e combattere tutti i pericoli che Poseidone prepara per imbrigliare l’intelligenza umana.

Zanardi richiama Kant quando invoca e spera che l’uomo debba uscire dalla sua minorità: sapere aude, osa sapere, abbeverarsi alla conoscenza del lume, prendersi tutta la luce adamantina del mondo per abbattere l’oscurità.

Ed è giusto quello che questo fantastico e straordinario uomo ci ha insegnato: “ Quando in una gara ti accorgi di avere dato tutto, ma proprio tutto, tieni duro ancora cinque secondi, perché è lì che gli altri non ce la fanno più”.

Ed è così: oltre ogni limite.

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