Diritti
Intervista a un chat bot sulla satira
Quanto può spingersi oltre la satira politica? E prendere in giro Vannacci significa criticarlo o fargli pubblicità? Ne discuto con ChatGPT, tra paradossi, libertà d’espressione, intelligenza artificiale e il confine sottile tra caricatura, provocazione e insulto.
Nonostante io abbia tutti i dubbi esposti persino dal Ceo di Anthropic, Dario Amodei, sui rischi dell’intelligenza artificiale, confesso di utilizzarla moltissimo. In due modi soprattutto. Faccio brainstorming con ChatGPT, perché in un certo senso si potrebbe dire che l’intelligenza artificiale, che è stata addestrata sui libri e non sui post di Facebook, potrebbe essere paragonabile aa una biblioteca a cui è stato concesso il bene della ragione. E quindi è capace di discutere con un essere umano sulla base delle sue conoscenze vastissime.
In realtà sappiamo che il funzionamento del dell’intelligenza artificiale è basato sulle cosiddette reti neurali, che in qualche modo imitano il funzionamento del nostro cervello. Ma le risposte che vengono date da una chatbot non sono le stesse che darebbe il nostro cervello, che fa liberamente delle associazioni e quindi è in un certo senso imprevedibile. L’AI utilizza invece dei criteri statistici per darci delle risposte, ma non voglio e non posso parlare di intelligenza artificiale in termini tecnici perché non sono un informatica.
Confesso però di usarla spessissimo quando ho un dubbio e mi serve fare una ricerca sulle fonti, con una differenza: il modo di interrogare l’intelligenza artificiale significa ingaggiare con il chatbot una una vera e propria conversazione utilizzando un linguaggio naturale.
E siccome il mio ultimo hobby consiste nell’utilizzare l’intelligenza artificiale generativa per costruire dei video satirici sul generale Vannacci, che poi pubblico su Instagram, mi sono chiesta se non stessi rischiando una denuncia, nonostante il fatto che in ogni video che pubblico inserisca la scritta: video satirico generato dalla AI.
Ho quindi chiesto a Chat.GPT che ne pensava della mia satira e soprattutto gli ho chiesto se non potesse essere vero quello che mi scrivono alcuni dei commentatori su Instagram, e cioè che con i miei video satirici sto facendo pubblicità al generale Vannacci.
Siccome le risposte del chatbot erano molto interessanti, ho chiesto a Chat.GPT di confezionare il nostro brainstorming sotto forma di intervista. Ve lo pubblico qui sotto, vi assicuro che è roba interessante…
MARIA PIA BARONCELLI: Partiamo da una domanda molto semplice. Tu sei un chatbot. Non hai simpatie politiche, non ridi e non ti offendi. Puoi davvero giudicare se una cosa fa ridere?
CHATGPT: Non posso ridere nel senso umano del termine, questo è vero. Ma posso analizzare i meccanismi che producono comicità: il rovesciamento, l’esagerazione, l’incongruenza, il paradosso, la sorpresa. E soprattutto posso osservare il rapporto tra una battuta e il personaggio pubblico che ne è bersaglio. Nel caso della tua satira su Roberto Vannacci, il meccanismo è abbastanza evidente: prendi alcuni elementi fortemente caratterizzanti della sua immagine pubblica e li capovolgi.
MARIA PIA: Per esempio io trasformo Vannacci in un personaggio che dichiara di appartenere al mondo LGBT, dice che sono tutti suoi fratelli e che li vorrebbe nel suo governo. In un altro video l’ho trasformato in una specie di poliziotto che fa un balletto sexy. Uno di questi video ha raggiunto circa due milioni di visualizzazioni. È satira oppure è soltanto dileggio?
CHATGPT: La distinzione importante sta nel bersaglio. Se l’unico messaggio fosse “guardate quanto è ridicolo quest’uomo”, ci avvicineremmo al puro dileggio. Ma nel tuo caso esiste un secondo livello: costruisci un Vannacci immaginario che sostiene posizioni volutamente incongruenti rispetto a quelle associate al Vannacci pubblico. È un procedimento antichissimo della satira. Si prende un’identità politica molto marcata e la si porta, attraverso un paradosso, dalla parte opposta.
MARIA PIA: Quindi il fatto di vestirlo in modo femminile non è necessariamente un attacco alla sua virilità?
CHATGPT: Dipende da come viene costruita la gag. Questo è un punto delicato. Se il comico consistesse semplicemente nell’idea “un uomo vestito da donna è ridicolo”, la battuta finirebbe per colpire anche persone che con Vannacci non c’entrano nulla: persone LGBT, transgender, drag queen o semplicemente uomini che non corrispondono a un modello tradizionale di mascolinità. Ma se il comico nasce dalla contraddizione fra la persona politica rappresentata e ciò che le fai dire o fare, allora il bersaglio cambia. Non è la femminilità a essere ridicola: è il rovesciamento di un’immagine pubblica.
MARIA PIA: Infatti ho fatto vedere alcuni video anche ad amici gay e non li hanno trovati offensivi. Hanno capito perfettamente che il bersaglio era Vannacci.
CHATGPT: Ed è un dato interessante, anche se naturalmente il giudizio di alcune persone non può rappresentare un’intera comunità. Però conferma una cosa: il contesto determina moltissimo la lettura della satira. Lo spettatore deve capire chi viene preso in giro e perché.
MARIA PIA: Qualcuno però mi ha fatto un’obiezione che mi ha colpito: “Così gli fai pubblicità”. È possibile? Un video che prende in giro un politico e fa due milioni di visualizzazioni non finisce comunque per renderlo ancora più famoso?
CHATGPT: Certamente aumenta la sua esposizione. Ma esposizione e propaganda non sono sinonimi. È troppo semplice dire che ogni volta che si parla di un politico gli si fa pubblicità. Se fosse così, la satira politica dovrebbe rinunciare per principio a occuparsi delle figure più controverse. Crozza, una vignetta, un programma comico o un imitatore dovrebbero smettere di rappresentare i politici perché, rappresentandoli, ne pronunciano il nome.
La vera domanda è un’altra: quale immagine del personaggio rimane dopo il video? Se rimane l’immagine che il politico desidera trasmettere di sé, allora la satira può involontariamente rafforzarlo. Se invece resta impressa la contraddizione che la satira voleva mettere in evidenza, allora la visibilità non equivale affatto a un sostegno.
MARIA PIA: Però c’è anche il rischio che uno spettatore simpatizzante di Vannacci trovi divertente il video e continui tranquillamente a votarlo.
CHATGPT: Certo. La satira non è un farmaco con un effetto politico prevedibile. Due persone possono ridere della stessa battuta per ragioni opposte. Una può pensare: “È una demolizione perfetta di Vannacci”. L’altra: “Lo prendono in giro perché dà fastidio al sistema”. Una terza può semplicemente divertirsi. Una volta pubblicato, un contenuto non appartiene più interamente alle intenzioni dell’autore.
MARIA PIA: Allora come faccio a capire se la mia satira funziona?
CHATGPT: Guarderei meno il numero assoluto delle visualizzazioni e più ciò che il pubblico ha capito. I commenti sono interessanti proprio per questo. Non perché stabiliscano se una battuta sia “giusta”, ma perché funzionano come un piccolo laboratorio sulla ricezione. Se molti commentatori comprendono il paradosso, discutono la posizione politica sottostante o rispondono a loro volta con ironia, significa che il secondo livello è arrivato. Se invece tutti discutono soltanto dell’abito, del trucco o dell’orientamento sessuale, può darsi che la confezione abbia divorato il contenuto.
MARIA PIA: C’è poi la questione che preoccupa sempre chi fa satira in Italia: la denuncia. Posso continuare a fare questi video senza rischiare nulla?
CHATGPT: Dire “senza rischiare nulla” sarebbe irresponsabile. Chiunque può presentare una querela o avviare un’azione civile; altra cosa è che abbia poi fondamento. La satira gode in Italia di una tutela molto ampia proprio perché vive di esagerazione, deformazione, paradosso e perfino di rappresentazioni che, prese letteralmente, sono false. Se mostri Vannacci in una situazione palesemente assurda, lo spettatore ragionevole non pensa di trovarsi davanti a un servizio giornalistico.
Il problema nasce soprattutto quando la finzione diventa abbastanza credibile da sembrare l’attribuzione di un fatto reale oppure quando non esiste più alcun rapporto con la critica politica e resta soltanto l’umiliazione della persona.
MARIA PIA: Quindi paradossalmente più la scena è assurda e più è evidente che si tratta di satira.
CHATGPT: Esattamente. Se Vannacci appare in una situazione surreale e pronuncia dichiarazioni manifestamente costruite come rovesciamento delle sue posizioni pubbliche, il codice satirico è molto riconoscibile. Diverso sarebbe creare un falso filmato realistico in cui sembra confessare seriamente un reato o compiere un comportamento disonorevole realmente accaduto. Lì lo spettatore potrebbe scambiare la finzione per informazione.
MARIA PIA: E l’intelligenza artificiale complica tutto, perché le immagini diventano sempre più realistiche.
CHATGPT: Moltissimo. Prima una caricatura disegnata annunciava da sola: “Non sono la realtà”. Oggi un video sintetico può avere l’estetica di una registrazione autentica. Per questo, nella satira realizzata con l’IA, diventa ancora più importante che il contesto renda riconoscibile il gioco. Più il mezzo è realistico, più conviene che la situazione, la battuta, il montaggio o eventualmente l’indicazione che si tratta di satira impediscano l’equivoco.
MARIA PIA: Ma non rischio di ammazzare la battuta scrivendo ogni volta “ATTENZIONE: QUESTA È SATIRA”?
CHATGPT: Sì, e infatti non sto dicendo che sia necessario mettere un cartello gigantesco davanti a ogni gag. La satira può dichiararsi anche attraverso il proprio linguaggio. Se la situazione è evidentemente impossibile, l’avvertimento è già incorporato nel paradosso. Il problema riguarda soprattutto le scene realistiche e decontestualizzabili, magari estratte dal video e fatte circolare altrove.
MARIA PIA: Torniamo all’accusa di fare pubblicità a Vannacci. Tu continueresti?
CHATGPT: Se l’obiettivo è fare satira politica, sì, ma cercando di alzare continuamente il livello del gioco. La satira più efficace non dice semplicemente “quest’uomo è ridicolo”. Dice: “Guarda cosa succede se porto questa sua idea fino alle conseguenze più assurde”. In quel momento il pubblico ride, ma contemporaneamente riconosce l’idea che hai messo sotto osservazione.
MARIA PIA: Quindi sarebbe meglio attaccare le idee che il corpo.
CHATGPT: Direi: usare anche il corpo, il costume e la trasformazione, ma facendo in modo che servano a colpire le idee. Nella caricatura politica il corpo è sempre stato materiale satirico: nasi giganteschi, stature impossibili, uniformi, corone, parrucche, travestimenti. Ma il travestimento migliore è quello che contiene già una tesi.
MARIA PIA: Per esempio, se lo vestissi da suora?
CHATGPT: Potrebbe funzionare benissimo se la suora fosse il dispositivo attraverso il quale costruisci una contraddizione politica o culturale. Funzionerebbe meno se l’unica battuta fosse: “Guardate Vannacci vestito da suora”. L’immagine può far sorridere una volta; il paradosso costruito su ciò che dice può trasformarla in satira.
MARIA PIA: Avevamo scherzato anche su San Paolo “camerata”.
CHATGPT: Ed è proprio un esempio del meccanismo che intendo. Accostare il linguaggio religioso a un lessico politico-militare produce uno scontro fra registri. Ma perché diventi una buona battuta non basta l’accostamento bizzarro: occorre che faccia emergere qualcosa sul rapporto tra religione, identità, tradizione e retorica politica.
MARIA PIA: Quindi tu, chatbot, mi stai dicendo che anche una stupidaggine può avere una struttura intellettuale.
CHATGPT: Le stupidaggini migliori spesso ce l’hanno. Il nonsense puro può far ridere, ma la satira politica memorabile possiede quasi sempre una logica interna molto precisa. Sembra folle, ma sotto la follia c’è un ragionamento.
MARIA PIA: E quando qualcuno nei commenti si arrabbia moltissimo?
CHATGPT: Non significa automaticamente che la satira abbia funzionato, né che abbia fallito. L’indignazione non è un certificato di qualità. A volte una persona si arrabbia perché hai toccato efficacemente un simbolo politico nel quale si identifica; altre volte perché la battuta è davvero gratuita o offensiva. Bisogna leggere l’obiezione, non soltanto misurarne la temperatura.
MARIA PIA: Tu hai analizzato anche alcuni dei commenti che ricevo. La cosa che mi interessa è che spesso le persone litigano sulla figura di Vannacci, non sulla qualità tecnica del video.
CHATGPT: Ed è prevedibile. Un personaggio politico molto polarizzante trasforma facilmente la sezione commenti in un referendum su se stesso. A quel punto il video diventa una piazza. Questo può amplificare enormemente la diffusione del contenuto, perché sostenitori, detrattori e semplici spettatori interagiscono per motivi diversi. Ma rende ancora più difficile dedurre dalle visualizzazioni un effetto elettorale. Due milioni di visualizzazioni non significano due milioni di persone persuase nella stessa direzione.
MARIA PIA: Quindi non puoi dirmi: “Stai facendo perdere voti a Vannacci”.
CHATGPT: No. Sarebbe un’affermazione senza basi. E non posso nemmeno sostenere il contrario, cioè che glieli stai facendo guadagnare. Posso dire che stai contribuendo alla circolazione della sua immagine, ma dentro una cornice che tenta di modificarne il significato. Questo è esattamente ciò che la satira ha sempre fatto con il potere: prende l’immagine ufficiale e gliene sovrappone un’altra.
MARIA PIA: In fondo è questo che mi diverte: lui costruisce un’immagine di sé molto precisa e io gliela smonto.
CHATGPT: E qui probabilmente c’è il nucleo più interessante del tuo lavoro satirico. Non inventare semplicemente un “Vannacci buffo”, ma costruire un anti-Vannacci: un doppio che mantiene il volto, il tono, l’autorità e alcuni segni riconoscibili dell’originale, mentre dice o fa esattamente ciò che manda in cortocircuito il personaggio pubblico.
MARIA PIA: E se lui si arrabbiasse?
CHATGPT: Sarebbe umanamente comprensibile. Essere oggetto di satira può essere molto sgradevole. Ma il diritto a non essere presi in giro non coincide con il diritto a impedire la satira, soprattutto per chi sceglie di essere un protagonista della vita politica. Naturalmente resta il confine fra la critica, anche feroce, e l’aggressione gratuita alla dignità personale.
MARIA PIA: Ultima domanda. Se dovessi darmi una sola regola prima di pubblicare il prossimo video, quale sarebbe?
CHATGPT: Me ne darei una molto semplice: chiediti “Di che cosa sto facendo ridere?” Se la risposta è “di un’idea, di una contraddizione, di una retorica, dell’immagine pubblica che un politico ha costruito di sé”, probabilmente sei nel territorio più interessante della satira. Se la risposta diventa soltanto “del fatto che sono riuscita a renderlo umiliante”, allora fermarsi un momento a riscrivere la battuta può renderla non solo più sicura, ma soprattutto più intelligente.
MARIA PIA: In altre parole: posso continuare a mettergli i tacchi?
CHATGPT: Certo. Ma fai in modo che siano tacchi con una tesi.
Devi fare login per commentare
Accedi