Mondo

La sovranità digitale Europea contro tutte le “dipendenze” e a difesa delle nuove generazioni

La non neutralità tecnologica verso una robusta sovranità digitale Europea e il contributo della Francia
con una indipendenza geostrategica contro il potere della piattaforme

20 Aprile 2026

La Francia di Macron muove il cavallo sulle piattaforme, accelerando su sovranità digitale a difesa della sicurezza geostrategica  ma anche dei nostri figli e nipoti (come delle nostre imprese e istituzioni) di fronte all’irresponsabilità delle big tech/social USA e della Cina. Spingendo dunque l’ Europa sulla via di una sovranità digitale forte e a misurarsi con le proprie tecno-dipendenze verso una maggiore autonomia geostrategica e industriale anche e soprattutto nel digitale, che – ripetiamolo – è ormai anche canale di consenso e dunque capace di influenzare e condizionare il potere anche condizionando le menti dei giovani e giovanissimi.

 Il contrasto alle dipendenze neuro-psichiche e culturali da big-tech e social

Punto di partenza – come confermato da ricerche empiriche di istituzioni scientifiche reputate (Harvard Medical School, MIT, Empirial College London, UCL , Science Po Paris) – è la non neutralità di digitale, piattaforme e social. Non neutralità – in primo luogo –  da un punto di vista tecnologico visto che gli algoritmi sono prodotti umani con tutti i loro pesi selettivi e filtri di “pesca a strascico” sulle informazioni, ma anche per materiali fisici e radiazioni non neutrali sulle capacità cognitive delle persone e dei giovani e giovanissimi soprattutto, intrappolati poi come ostaggi nelle pratiche social dove è facile entrare ma difficilissimo uscire. E poi non neutralità  anche da un punto di vista neuro-psicologico e bio-chimico per i danni ormai dimostrati soprattutto verso menti e cervelli “immaturi” per le scariche dopaminergiche che agiscono in negativo con illusioni di esperienze gratificanti e positive (da meccanismi di ricompensa e dunque replicabili) e che vengono iniettate su corpi e funzioni ancora fragili, come per i bambini sotto i 13 anni e anche di più su bambini di 8-9 anni e nell’ibrido ambiguo tra motivazioni estrinseche ed intrinseche. È dunque del tutto condivisibile il Piano di Parigi contro tutte le dipendenze neuro-cognitive e geostrategiche che derivano dall’uso di questi strumenti e che deve coinvolgere per soluzioni sostenibili e stabili tutti i soggetti  del consorzio civile ed educativo: dalla politica alle piattaforme, dai genitori alla scuola, dalle imprese alle istituzioni a difesa della salute psichica, fisica e mentale, neuro-cognitiva dei nostri bambini e ragazzi. Provando a consegnare loro un ambiente digitale sano e coinvolgente per le relazioni significative producibili e che li renda più autonomi e consapevoli delle loro effettive competenze (Deci Ryan, 1980) nelle capacità di autodeterminare motivazioni intrinseche positive (M.Csikszentmihalyi, 1990). Con l’obiettivo strategico ormai chiaro di ridurre la dipendenza patologica da soggetti e oggetti esterni e per preservare la sovranità decisionale con l’ autonomia e indipendenza degli utenti tutti come “bene pubblico” primario per la salute delle persone, i diritti dei cittadini e per la democrazia anche per gli effetti sulla spesa sanitaria  che cresce e sulle capacità di apprendimento che si riducono. Alcuni dati  in Italia sono sorprendenti oltre che fortemente preoccupanti sulla vita on-line di bambini, adolescenti e giovani:

A – 33% dei bambini 6-10 anni usano lo smartphone ogni giorno almeno 2 ore/giorno (pure ai pasti);

B – 62,3% dei bambini 11-13 anni hanno almeno un account social  e 3 ore/giorno;

C – 86% degli adolescenti 11-17 anni usano lo smartphone 3-4 ore / giorno;

D – 25 % degli adolescenti (1 su 4) mostrano segnali di dipendenza;

E – il 55% degli adolescenti usano (per svago e in minima parte per apprendimento) più di 3 ore/g;

F – 25% degli adolescenti hanno incontrato persone conosciute in rete;

G – 23%  degli adolescenti  sono vittime o testimoni di cyberbullismo;

H – 51% adolescenti usa AI regolarmente tutti i giorni.

Diverse le forme di regolazione europee per la sicurezza con l’UE che lascia libertà agli stati membri di fissare età di accesso certificata tra 13 e 16 anni. Solo in Francia accesso a 15 anni con verifica certificata dell’ età e negli USA a 13 anni, mentre in Australia abbiamo un divieto sotto i 16 anni. In Italia sotto i 14 anni (forse 15 a breve) serve un’autorizzazione di un genitore/tutore, senza il quale il profilo è illegale, ma siamo in un ambito di forte aggiramento della norma perché ambigua e di grande opacità (”chi controlla chi e quando, con quali sanzioni?”) Dopo i 14-15 anni l’adolescente può gestire in autonomia i propri profili. La debolezza della legge italiana sta nella “mediazione opaca” del genitore che varierà in base ad istruzione e cultura digitale media, ad età media e reddito. Ma i genitori vanno urgentemente formati ai rischi dell'”identità digitale” per prevenirli e soprattutto alla consapevolezza che la presenza on-line del minore non può essere un “ciuccio elettronico” o sostituto di ” tranquillanti” tra comportamenti che oscillano spesso patologicamente tra iper-attività e/o isolamento.

Algoritmi devianti  con pratiche dopanti e tossiche delle piattaforme

Crescono infatti le cause contro Google e le piattaforme gestite da Meta ritenute responsabili da un Tribunale di Los Angeles (2026) di un design di pratiche e procedure pensate per attrarre e trattenere in forme inconsapevoli e involontarie. Una tipologia di causa portata in Italia dal Moige con una inibitoria – contro Meta e Tik Tok  –  di classe europea al Tribunale di Milano con udienza 14 maggio 2026 per blocco dei 3,5 milioni di iscritti sotto i 14 anni e per una azione risarcitoria dei danni documentati. Pratiche dannose soprattutto per giovani e giovanissimi, replicando processi pensati per gli adulti con prodotti e servizi personalizzati e di alta profilazione per rendere quei soggetti “ostaggi” della piattaforma senza adeguati “alert” sui rischi e i danni e visto soprattutto che la corteccia prefrontale si forma dopo i 20 anni. Gli algoritmi da strumento al servizio dell’utente divengono mezzi di “carcerazione volontaria” attraverso profonde profilazioni che ne esplorano le vulnerabilità per incatenarli in realtà labirintiche e distopiche che separano i più fragili dalla realtà entro un mondo artificiale nell’illusione che la realtà non esiste perché tutto è “reversibile” in un mondo di immortali e plastificato. Vanno dunque vietate pratiche di profilazione algoritmica dei minori perché l’esposizione di un dodicenne allo scroll infinito è non solo diseducativo ma produce un danno rilevabile e certificabile e configurate responsabilità civili e penali per le piattaforme di fronte a danni documentati di tipo psico-fisico e cognitivo-comportamentale.

Pratiche di gaming con funzioni premiali  dove sono enfatizzati gli allarmi rispetto alla quiete e all’equilibrio del realismo, inseguendo gli impulsi e negando la riflessione, sollecitando reazioni  e premiando la velocità sull’attesa invece che stimolare una scelta tra “opzioni realistiche” in una permanente eccitazione competitiva e  alimentata da un incendio dopaminergico. Ciò significa che viene costruito un contesto che accerchia e trattiene e che in una continua immersione sempre più profonda incentiva a rimanere perché vieni premiato a prescindere dalle tue capacità e volontà. Processi noti da millenni che richiamano l’incontro di Ulisse con le Sirene e che costringe il suo equipaggio  a non guardare, non sentire e non toccare, legandosi all’imbarcazione. È chiaro che la risorsa più strategica diviene il tempo che è scarso, sempre più scarso  e tanto da sfondare il confine tra notte e giorno tra impegno, responsabilità e fuga dalla realtà. Algoritmi allora che vanno ridisegnati e si può, rinunciando alle metriche più tossiche che cannibalizzano il tempo di giovanissimi e giovani che pensano di risolvere i loro tanti problemi di apprendimento, identità e performance fuggendo dalla realtà e dalla responsabilità (verso scuola, famiglia, amici, ecc.) lasciandosi sommergere da mondi virtuali fino ad atti estremi di isolamento, di rifiuto dell’alimentazione, di autolesionismo (contro sé o altri). L’equipaggio di Ulisse si slega dalle responsabilità e va verso le Sirene e il buio. Dunque, (I) quel tempo dell’algoritmo va “liberato” optando per una misurazione del valore prodotto, che certo per la piattaforma è più complicato e meno profittevole, eppure dimostrando che algoritmi diversi sono possibili traguardando ai compiti completati o alle informazioni utili trovate e non alle volte che sei rientrato nella cella  e per quanto tempo  e nella quale ti senti “protetto e confermato”. Si tratta poi (II) di spingere a finire un compito e non a lasciarlo incompleto come richiamo allo step successivo in uno scrolling infinito, oppure con un auto-play senza mai fine o – ancora –  con sequenze interminabili a risucchio con stimoli emotivi replicativi che diviene di fatto un doping mentale devastante per tossicità negli equilibri neurologici e psicologici di un/una adolescente generando dipendenza patologica multifattoriale e multidimensionale. Inoltre, (III) producendo notifiche raggruppate senza richiami continui notte/giorno come un canto necessario alla tua presenza con spegnimento per almeno 6-8 ore notturne di default sotto i 16 anni, anche (IV) spegnendo le logiche ad ostaggio dei feed a catena e sequenziali che spesso incatenano gli adolescenti e non solo. Servirebbero poi (V) spiegazioni soddisfacenti  sulla natura  e significato di un contenuto e sui rischi eventuali e , inoltre, (VI)  tasti chiari di “soddisfazione/insoddisfazione” e dei perché di una o dell’altra emozione. Infine, last-but-not-least (VII) la facilità di spegnere/uscire non solo deve essere evidente, ma dovrebbe essere sollecitata, come per il fumo, le droghe, l’alcol o farmaci psicotropi. Insomma, un algoritmo umano è possibile se al servizio della libertà  e creatività dell’utente, non intrusivo ma abilitante delle sue capacità ed emozioni migliori e positive e di sollecitazione dei suoi potenziali emergenti esplorativi di una esperienza inimitabile. Un algoritmo non costrittivo e che non prende in ostaggio il tempo dell’utente con pratiche premiali (“illusoriamente comparative”) dopanti e tossiche che ne intrappolano la macchina del desiderio, dunque stimolando l’impulsività e la reattività (stimolando competitività e imponendo performance attrattivo-seduttive e irrealistiche) ma non anche la riflessività, la saggezza,  la scelta valutativa estetica-morale meditata tra alternative realistiche. Una macchina della dipendenza che va smontata se necessario anche nei tribunali perché le sue prove cliniche sono ormai abbondanti e non vanno rimosse.

Va detto – accogliendo i messaggi che da anni le Associazioni di Pediatria e Psicologia trasmettono all’opinione pubblica – che questi milioni di adolescenti on-line “sbirciano nella vita” senza alcuna acquisizione di abilità emotive, cognitive e socio-relazionali che li rendano capaci di affrontare la realtà. Basta vedere la scuola digitalizzata dove gli indicatori di apprendimento sono tutti peggiorati, ma non meno significativi i dati peggiorativi di apprendimento degli studenti liceali e universitari scesi in un decennio di un 20-30% e mai risaliti anche dopo il Covid.

La società italiana di pediatria già dal 2024 aveva indicato un divieto di smartphone sotto i 13 anni e nessun profilo social prima dei 18, suggerendo la mobilitazione di esperienze di giochi e attività sociali all’aperto a partire dalla scuola e dalle amministrazioni pubbliche oltre che dalle famiglie. Segnalando anche la necessità di una crescita genitoriale, per esempio, con meno ansietà e iperprotezione indotta essendo evidenti le fragilità da insicurezza di genitori o assenti o iper-performativi, spesso espressione di famiglie divise e frammentate o allargate in modo conflittuale. Quindi sembra emergere un forte orientamento di pediatri e psicologi verso una robusta protezione dalla penetrazione pervasiva e corrosiva di digitale e cellulare nella vita degli adolescenti per gli effetti distruttivi di distrazione dell’attenzione che decostruisce la concentrazione e, inoltre, per la generazione ostruttiva della memoria e dell’intenzione con varie forme di dipendenza.
Non è quindi accettabile ne’ ragionevole sostenere come fa Ursula von Der Leyen che “spetta alle famiglie formare i giovani sull’on line” perché il compito è ridurre le diseguaglianze tra famiglia e famiglia e tra culture, tra redditi, tra territori, proteggendo l’”autonomia consapevole dell’individuo” che non è però quella libertà condizionata del “free speech” perchè riguarda tutti gli individui e soprattutto i più fragili. Difendendo i bambini dalle profilazioni intrusive delle piattaforme che cercano di bucare le loro difese con personalizzazioni sempre più penetranti per “agganciarli e trascinarli ” nella “caverna oscura” di luci, e musiche tra realtà dolciastre e artefatte e paure antiche, tra deviazioni e attrazione patologica per i tabù (tra sesso e violenza, realtà oniriche e finzione). Il mondo social per questo non è più a misura dei bisogni dei nostri figli e nipoti: avendo sottovalutato le conseguenze e creduto alla neutralità tecnologica che ci hanno venduto ne stiamo subendo le tragiche conseguenze con dipendenze, bullismo e violenza ma anche con denatalità. Quindi limiti all’accesso on line sono necessari e utili visto che i pediatri  e psicologi segnalano come tema di sanità pubblica e dato che evidenziano gli indicatori peggiori di salute mentale dell’età evolutiva degli ultimi 120 anni.

Scelte tecnologiche e geostrategiche di civiltà

Una scelta strategica – quella francese – che va ben oltre scelte di tecnologie open source o non proprietarie che certo è uno dei nodi chiave di un processo che per perimetri di ricchezza e ideologici coinvolti sarà lungo e contrastato vista la potenza di fuoco (di denaro e avvocati) di cui dispongono le piattaforme americane e le big tech nonostante le sanzioni miliardarie già ripetutamente erogate dalla Commissione di Bruxelles e in molti casi anche accolte. Ma certo di una battaglia che sarà lunga, faticosa e costosa anche e soprattutto umanamente, perché’ intanto le vittime continueranno ad affollarsi nei nostri ospedali e reparti psichiatrici di tutta Europa oltre che del resto del mondo. Dunque, che si configura come una battaglia di civiltà contro gli ideologismi interessati dei nuovi “sacerdoti del free speech” e che vorrebbero “liberarsi” dello Stato di Diritto e della democrazia. Un free speech a corrente alternata e asimmetrico vista la discesa in campo nell’ arena politica globale dei massimi top player come Elon Musk o Peter Thiel come degli stessi Donald Trump e JD Vance a favore di una estrema destra nazional-populista e sovranista, nonostante i fallimenti di Putin in Ucraina e poi a Gaza e in Iran con le guerre di aggressione che ci hanno portato allo stallo. Non solo dunque, una questione tecnologica ma di controllo sulla democrazia e di crescita e diffusione della civiltà del diritto contro tutti gli autoritarismi e contro tutte le autocrazie.
Certo ci siamo affidati troppo a questi (big tech e social) che si erano ” venduti” come principi della democrazia e che ora attaccano con lo scudo del free speech tutta l’ architettura democratica tra responsabilita’, inclusione e coesione. Peraltro, in Europa senza chiederci della dipendenza tecnologica totale che 30 anni fa nasceva con i mondi digitali e con i social e che ora rincorriamo con progetti industriali come MISTRAL in Francia che provano a correggere la rotta se non ad invertirla.
Una dipendenza diventata così profonda da essere quasi invisibile dato che abbiamo consegnato le nostre amministrazioni , istituzioni e imprese a Google , Facebook , Amazon e SpaceX e ora facciamo lo stesso con l’ AI. Email, documenti, cloud, sistemi operativi in una marmellata dove tutto sembra apparentemente neutrale in quanto inevitabile e dei quali ora non possiamo liberarci non avendo alternative se non cinesi e che ci porterebbero dalla padella nella brace. Bisogna allora essere consapevoli della loro non neutralità. Perché’ ogni tecnologia incorpora filosofie, regole, modelli economici, margini di autonomia – o di subordinazione definiti da specifici interessi che potremmo cambiare solo in condizioni competitive e non di oligopolio o monopolio come le attuali. Oggi siamo ostaggi a buon mercato di pachidermi come Google o Meta o Amazon o SpaceX che abbiamo contribuito a generare per insipienza e credenza in un alleato che pensavamo “eterno” visti i 12000 morti della IIWW e che oggi è scomparso dai radar (gli USA) ma ci ha lasciato le sue armi (reali e civili) a dominare la nostra sicurezza, rendendoci dipendenti prima e disarmati ora. Dobbiamo allora cominciare a rivedere verticalmente e orizzontalmente tutti i servizi di messaggistica, i cloud, i processi software essendo una finestra aperta in mano a un “non alleato” e che ha ridisegnato le sue scelte e perimetri di alleanza strategica sulla base di principi non più etici e di reciprocità ma di tipo esclusivamente transazionalista (dazi e guerre energetiche docet). Riaprendo a Putin e legittimando Netanyahu nella strategia di “Grande Israele” e fino a ieri a Orban, dentro e fuori dalla Nato, trascinando con sè i destini dei paesi arabi nella “trappola di Hormuz” e forse nella recessione.

L’ Europa allora deve rapidamente ridurre rischi e dipendenze generando condizioni perché’ nascano “campioni europei” ma dove una foresta possa crescere rigogliosa come condizione fondamentale per la propria sicurezza e indipendenza riducendo le proprie storiche vulnerabilità a partire dalle infrastrutture di difesa compresa quella di contrasto alle sempre più diffuse “guerre ibride” visti gli specialisti russi e cinesi e come l’Iran. Evidente la necessità di riportare sotto controllo pubblico formazione dei prezzi dei servizi e trasformazione tecnologica con una governance europea favorendo la nascita di campioni europei e in una chiave (innanzitutto) open source per una riorganizzazione continentale di uno stato federato a sovranità digitale. Processo che la Francia prova a guidare. Ma in concreto cosa significa ?

La strategia tecno-industriale e la voce europea in una foresta integrata globale

Certamente significa rendersi indipendenti dai Microsoft e Google o Facebook – ma anche Amazon o Space X o Palantir – di turno con software di matrice europea e possibilmente open source, ma soprattutto sganciarsi da effetti di lock-in rigenerando una foresta di operatori competitivi nel perimetro europeo indipendente da singoli ecosistemi, sia americani che cinesi accogliendo logiche di de-risking nella gestione dell’interdipendenza eco-sistemica globale. Cioè riaffermando un’autentica sovranità digitale provando a “canalizzare” quella interdipendenza e non tanto eliminarla (perché impossibile) ma avendo la capacità di risalire lo stack del controllo tecnologico di matrice europea come l’esempio Mistral (francese) dimostra si può fare, e così anche nella produzione di microchip UE e provare a “liberarsi” dal cappio Nvidia. Un processo che non implica solo una sostituzione (comunque fattibile) di un sistema operativo ma ridisegnare in una foresta integrata globale strumenti collaborativi, infrastrutture cloud e soluzioni di intelligenza artificiale i rapporti di potere in mercati dominati da pochissimi attori globali. Quindi provare a partecipare alla formazione di un vantaggio competitivo “condiviso” che non è solo tecnologico ma anche culturale e organizzativo oltre che di visione e di traiettoria del sistema contribuendo a determinarla e non a controllarla in senso stretto, per ora impossibile e forse nemmeno utile.

Significa provare a costituire una capacità amministrativa come “voce europea” nella transizione digitale alla quale dobbiamo partecipare in uno spazio possibile di autonomia tra USA e Cina anche con nuove alleanze strategiche per rendere il terreno della foresta favorevole a software, processi, abitudini digitali e filiere e catene di procurement che siano anche europee in modo che gli Stati Europei e i loro  ministeri abbiano una alternativa in cui credere e alla quale affidarsi e per questo serve allora una governance forte. L’ esempio francese se integrato a quello di altri paesi può avere un qualche successo vista soprattutto la frammentazione geopolitica globale a partire da un pentagono rinforzato: Francia, Germania, Italia e Spagna con UK. Rinforzando cioè una capacità strategica di decidere su dati, infrastrutture e strumenti digitali diventa come necessità di difesa e industriale ma anche come possibilità tecnologico-amministrativa e di governance per vestire una sovranità federale europea che possa definirsi tale  e non solo come dimensione tecnica. Una foresta anche Europea dove si possa scegliere se e come, con chi essere alleati e aperti su una strada per istituzioni continentali che siano effettivamente autonome e indipendenti  e capaci di deterrenza nell’arena globale. Una sfida di lungo termine che non è solo tecnologica ma geopolitica e istituzionale e culturale, ridisegnando il concetto di controllo industriale che non potrà non essere condiviso e federato. Ma una sfida da avviare rapidamente di riconversione del tessuto tecno-industriale-manifatturiero e di servizio, dei territori tecno-istituzionali europei sulla spinta del contributo francese nel pentagono segnalato sopra in un quadro multilaterale e di difesa congiunta della democrazia, dello Stato di Diritto e della libertà.

Sapendo che siamo entrati nell’era del controllo condiviso e non di quello esclusivo, nonostante Trump.

 

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