Bioetica
MAGNIFICA HUMANITAS : enciclica visionaria e del coraggio e della speranza
Il Vescovo di Roma legge gli impatti della tecnologia sullo sviluppo umano per riempire i “vuoti” tra uomo e tecnologia nel deserto della politica
Alla ricerca co-generativa di uno Sviluppo Umano Integrale e l’AI
Con l’enciclica Magnifica Humanitas, Leone XIV (che segue la Laudato Si sull’ambiente di Francesco, del 2015), delinea tratti e spessore della Grande Muraglia spirituale ma anche civica e politica contro le “logiche, cultura e pratiche della forza” per riaffermare il primato della persona e dei popoli che ne sono espressione. Una traiettoria di un pensiero radicale di critica del potere che vorrebbe spegnere l’individuo e la sua autonomia con le “pratiche del controllo” (con social e AI) e con la scomparsa della città come Agorà tra omologazione e conformismi dove immergere le regole democratiche per silenziarle “privatizzandole”. Richiamando Hannah Arendt e le Regole fondative di una giustizia umana (inclusiva e coesiva) da sostituire con il dominio della tecnica di un nuovo Prometeo quale impianto di un falso realismo che non avrebbe alternative e che può ricondurci a nuovi totalitarismi. Ecco perché’ la sfida è allora antropologica con i ( pochissimi) nuovi padroni del big tech che vogliono manomettere la natura stessa dell’Uomo. Qui l’ enciclica di Leone XIV ridisegna i connettori di una Dottrina Sociale della Chiesa quale architrave delle Grande Muraglia a protezione della civitas della “Citta’ Eterna”, ossia di Gerusalemme opposta a Babilonia per un nuovo ordito della catena di “resistenza umana”: sussidiarietà, solidarietà, giustizia sociale, accoglienza, inclusione, varietà, cura. A salvaguardia della “casa comune” e il suo nocciolo duro di bio-socio-diversità e pluralità dei viventi e di cui l’umano è solo una parte, con le sue regole di convivenza e con istituzioni condivise al servizio di “uno sviluppo umano integrale”. Per leggere le trasformazioni del campo di gioco e i suoi strumenti, compresi quelli digitali, provando a “disarmare l’AI” , non rifiutandola ma governandola. Sapendo che la tecnologia quale strumento dell’ umano non può essere eretta a potenza distruttrice della memoria e del passato per un presente espanso, ne’ fondativa di una nuova umanità traslata in un emergente transumanesimo che si vorrebbe selettivo di un essere potenziato nella differenza. Che già il nazi- fascismo aveva esplorato con l’ eugenetica. Come tale allora discriminatorio e razzista invece che rappresentare una forza computazionale strumentale (o protesi controllata) per camminare accanto all’ uomo e per supportarlo nelle scelte e definizione degli scopi che quella tecnologia per sè non potrà mai scegliere. Per la semplice ragione che non è neutrale come tutte le tecnologie. Le fortificazioni custodite da Neemia a difesa di Gerusalemme potranno allora aprirsi e accogliere visioni e lingue nel Noi contro il caos dell’ Io rumoroso e disordinato degli egoismi ed egocentrismi della nuova Torre di Babele costruita sui data center. Qui allora l’attacco dell’ enciclica alla pretesa degli oligopoli digitali di un pensiero unico discriminante e divisivo nell’ apparente marmellata della “connettività social- computazionale”. Pretesa di “una sola parola” della tecnica come “unico modo di abitare il mondo” e sotto l’ ombrello di un nuovo potere privato e concentrato nelle mani di pochi autocrati e ristrette oligarchie, spesso con radici familistiche o claniche. Autocrazie e oligarchie che si sostituiscono alla “casa comune” della città e dello Stato, svuotandoli del bene pubblico primario attraverso il monopolio (privato) della difesa, dell’ energia, dei satelliti , dei dati , dell’informazione estrattiva da “pesca a strascico” che manomette l’ attenzione per distrazione e l’intenzione per ostruzione, saccheggiando privacy e copyright. Dentro formidabili conflitti di interesse mai visti e tollerati in democrazie che si fanno “autocrazie oligarchiche elettive”. Destrutturando in questo modo libertà e creatività a proprio uso e consumo per il potere, condizionando i nostri pensieri, i comportamenti, i desideri e alla fine le scelte e le azioni. Dunque, manipolando il consenso e i processi democratici della Polis e disarticolando le rappresentazioni collettive del mondo a favore di un realismo apparente di una realtà edulcorata , surrogata e tossica, perché sottrattiva di esperienza e significato condiviso nella defisicalizzazione e nelle post verità emergenti e caotiche. Possiamo forse dire che l’ enciclica stimola le coscienze e incita all’azione anche sulle linee di sostenibilità e di riforma del capitalismo, ma traguardando alla crisi dell’ immaginazione che spesso impedisce di rappresentare alternative nelle fratture tra tipologie differenziate di capitalismi e di concepire futuri desiderabili. Dove non possiamo limitarci ad enfatizzare i pur utili richiami alla responsabilita’ sociale d’ impresa, agli ESG e società benefit o alle Foundation nei modelli di creazione di valore tra shareholder e stakeholder view. Perché’ i rischi crescono con multicrisi geopolitiche e iniezione di conoscenza e i conferenti ( individuali) il capitale di rischio si riducono pur volendo detenere il controllo con quote spesso minime. Il capitalismo familiare oltre soglie di scala è insufficiente e quello dei fondi prigioniero di shortermism, mentre servono “capitali ( e capitalisti) pazienti”, con visione, competenze e valori per longtermism. Infatti, necessitiamo di innovazione sociale che impone una società aperta e con mercati competitivi che impongono investitori e investimenti “pazienti”. Dove anche recuperare pensieri lunghi e laterali e visioni utopiche per sconfiggere lo shortermism e i capitalismi speculativi di una finanziarizzazione estrema deviante di purpose, pensiero strategico e identità di imprese che si vogliono omologate sotto uno stesso tetto invece che in una foresta vibrante di “animal spirits” smithiani e schumpeteriani.
Le Mura di Gerusalemme e della Polis “oltre” la Torre di Babele del caos
L’ enciclica Magnifica Humanitas sembra alzare in questo modo lo sguardo anche sui processi economici e sui meccanismi di mercato deviati e distorti da una “società del controllo” dove i comportamenti degli individui e delle persone come quelli delle imprese vengono preformati con torsione delle scelte e anche di concorrenza e contendibilità dei valori di mercato come di quelli ontologici (viste le ambizioni teologiche “vuote e concave” di J.D. Vance). Leone XIV pone la grande questione di quale società e capitalismo stanno avanzando e – soprattutto – per quale umanità e che la politica dovrebbe porsi oltre il “tempo elettorale” per un ” tempo progettuale” e che parli alle generazioni future. Non è solo allora la questione pur rilevante della sostituzione del lavoro con macchine e agenti (non pensanti e non consapevoli degli scopi), ma del senso che il capitalismo computazionale sta iniettando con il cambiamento radicale della memoria (punteggiata), del passato (obliquo o cancellato), dell’ apprendimento (uniforme), del desiderio (contenuto e deviato). Nel rischio che i mezzi si facciano anche scopi. Dunque, per quale densità dei rapporti interumani e sociali quel “capitalismo algoritmico, computazionale e dei dati” stà lavorando ? Per quale assetto del potere che si vorrebbe (forse) delegato alle macchine? Per quale Natura Naturans, verrebbe da interrogare ancora Giordano Bruno e Baruch Spinoza? Che aiutino a discriminare meglio tra rischio e potere, tra fatti e verità, tra esperienza e realtà surrogata, e perciò tra limiti e opportunità dell’AI.
Leone XIV sembra allora chiedere se si sta costruendo una nuova Torre di Babele per “scavalcare” le Mura di Gerusalemme e sovrastare la Polis e annullare la politica , lo Stato, le sue Leggi? Dato che lo stesso limite vitale sembra spostarsi in una permanente longevità (digitale e non, con Peter Thiel che ha già programmato la sua crio-conservazione) nella quale dell’ Amor Dei non vi sarebbe più alcun bisogno e dunque ci troveremmo soli con noi stessi senza alcun bisogno dell’Altro nella tragica solitudine dell’ Amor Sui. È il Prometeo voluto dai tecno-reazionari e transumanisti (a la Elon Musk ) ancora tra noi, sconfitta l’assenza, la memoria, l’ incertezza e la morte con richiami tossici a misticismi biblici dell’Apocalisse ad usum di sciamanesimi variopinti e a quello letterario – già leggenda politica – de “Il Signore degli Anelli”. Per giustificare che tra uomo e tecnologia non serve più nulla, basta la seconda “a pensare tutto per tutti” con benevolenza auto-interessata. Leone XIV allora vuole con questa enciclica coraggiosa e visionaria non solo allertare l’umano ma indicare una via ricostruttiva e rigenerativa della convivenza tra gli esseri viventi sotto le fragili Mura di Gerusalemme attaccate dall’alto dai “nuovi (tecno) barbari”, ma certo gratis et amore Dei. Non solo – potremmo dire – con un “walk the talk” ma anche con il suo inverso “talk the walk” di un “creative and prefigurative backcasting“, utopistico e concreto insieme. Leone XIV, Pastore di Anime, unica istituzione a difesa di un Umanesimo Integrale in Terra e non dai Campi Elisi e ora anche in buona compagnia di Panetta, Governatore di BdI, nei deserti della politica.
Devi fare login per commentare
Accedi