Letteratura
Intelligenti pauca | Gianni Marchetti
Il John nel John di Gianni Marchetti, poesia pensata per essere letta ad alta voce davanti a un pubblico, ci parla di quanto ogni cosa per esistere, per continuare a esistere, debba trasformarsi, attraversare una fine e rinascere in una forma nuova.
Il John nel John
Il John è sempre stato lo scarafaggio più nero secondo me
Aveva la voce asprigna del Gregor Samsa al risveglio
Dopo una notte di sogni inquieti
Il naso adunco da coleottero
L’anfetaminico dimenarsi
Per tentato autoinsetticidio protratto
E insomma non mi è mai piaciuto fino a quando
Fino a quando si è messo con quell’altro cattivo soggetto
Quell’altro esotico insetto
Quell’oscura parca scultrice di destini
Che funse da capro espiatorio
Per l’abolizione del quadruplice principio di ragion sufficiente
Sufficiente a restare insieme nonostante
Che finì per scacciare
Che ebbe il coraggio
Di schiacciare sotto il tacco
Il quadruplice morente scarafaggio
Perché aldilà delle immaginazioni John e Yoko
Erano cattivi e sornioni
E giusti come la natura
E spietati come un gatto in bilico sui coppi
Di un tetto
E come il loro amore maledetto
Erano doppi
Perciò per scrivere il mio pensiero sul John
Ho messo a girare sul piatto Double Fantasy
L’ultimo vero ellepì
Del John
Quello che mi è piaciuto più di tutti
Perché nel Paul Mc Cartney
Non ci stavo più dentro
Ma io poi cosa c’entro?
Ma voglio dire che quell’ellepì nero con i gemiti di Yoko Ono
In giapponese
Mi aveva stravolto davvero
Secondo me la copertina è di un erotico
Sconvolgente e niente
Il bianco e nero
E le parole beffarde e amare
Di Startin’ over
Proprio come ricominciare?
Come e da dove?
Dalla fine?
Di cosa?
E niente
Ma il cuoricino di diamante che Ono
Ostenta sul collo d’avorio
E la sua nuca cinta dalla mano calda del John
E i completi neri che già indossano
Vent’anni avanti
E lo spazio tra i reciproci menti
Che i due amanti
Concedono alla luce che filtra
Mentre si baciano coi denti
Gli orecchini sui lobi di Yoko
Sono l’inizio e la fine della canzone Woman
E la sua melodia è ovale
E quel cestino sul retro del loro amore pieno di spazzatura
E i due volti fieri marmorei e paralleli e incuranti del freddo
E sinceri nella loro perplessità
Che fosse troppo bello per essere vero
E purtroppo era vero ch’era troppo bello
E il vento sul retro di copertina non si vede ma c’era
E il temporale sul retro di copertina si vede
E sarebbe arrivato spietato
Era il tanto decantato millenovecentottanta
Che tutta notte canta e abbaia
E io avevo venticinque anni portati bene
E spesi malissimo a vendere maglie di lana
Con una laurea in filosofia
Io mi ricordo quegli istanti
Insomma io ho un difetto
Non rimuovo niente
Né il bello né il brutto
Né il vento né il freddo né i temporali
Che sarebbero arrivati
E le Yoko Ono che sarebbero arrivate
E la perplessità di quel ricominciare
E perciò me lo ricordo tutto quel gelido martedì
Che ero dal cliente
Santagostino a Milano a vendergli maglie di lana
Per l’ordine grosso invernale
E amarcord il titolone su La Notte
E amarcord che anche a me sembrava che fosse morto tutto
Insieme al John
E che fosse impossibile
Ricominciare
E invece ogni minuto qualcuno ricomincia
A baciarsi
Come sulla copertina del disco del John
Controvento davanti a un cestino della spazzatura
E chissà ogni volta cosa c’è dentro?
E chissà poi io cosa c’entro?
Però devo dire in tutta onestà
Che la mia canzone preferita dell’ellepì
Che ho voluto mettere su dopo tanto tempo
Non è durata lo spazio di questa poesia
In ricordo del John
E la puntina ha gracchiato come la voce di uno scarafaggio
E la canzone si è sentita male
Come mi son sentito male io quel martedì
Quando ho letto i titoloni della morte del John
Ma forse perchè non sono più abituato
E non ho fatto bene i collegamenti
Visto che il giradischi non lo uso più da quel giorno
Contenti?
Ma guardando la copertina di Double Fantasy
Ho capito che di sicuro nella vita c’è poco
Ma di sicuro c’è che ogni John ama una Yoko
E viceversa
E tutto nella vita ha un viceversa
Persino il cestino della spazzatura
E il ricominciare e anche il John ha un viceversa
E dico che è stato un po’ un pirla a lasciarsi sparare da un pirla
Ma anche lì forse ha visto bene
Perché se la vita non fosse così assurda non andrebbe mai persa
E non sarebbe diversa da ogni altra menata
E se non ci fossero i pirla non ci sarebbero i John
E viceversa
E dopo quel disco di più non sarebbe stato possibile
E per dirla tutta forse anche il John
Secondo me
Nel John non ci stava più dentro
Ma come ho già chiarito io non c’entro.
[8 dicembre 2005, 25 anni dopo]
***
Sono molti i temi che affollano questa poesia di Gianni Marchetti, poeta e narratore scomparso pochi giorni fa, che prende le mosse dalla morte, per mano di Mark David Chapman, di John Lennon, già leggenda del rock insieme ai Beatles e poi impegnato in una brillante carriera da solista e in un sodalizio artistico con la compagna Yoko Ono, in cui l’attivismo politico e le istanze del pacifismo avevano uno spazio rilevante: gli effetti ancora potenti del mito collettivo e dell’eredità ideale, o immaginifica, dei Beatles sulla generazione dei nipoti, se non proprio dei figli, dei loro primi fan, l’eco di un’Italia, quella dei primi anni ’80, in cui le sirene di un boom economico in arrivo sembravano indicare per i più un corso delle cose in cui l’edonismo e il pragmatismo avrebbero avuto meglio sui sogni e sugli ideali di un tempo, quegli degli anni ’60 e ’70, che John Lennon a modo suo, insieme ad altri, aveva provato ad interpretare e, ancora, l’osservazione ammirata di un amore, quello tra John e Yoko, e il tentativo, consapevolmente impossibile e inutile, di capire il senso della loro storia, di coglierne l’anima a partire da qualche traccia, dai dettagli di una fotografia. Ma forse, soprattutto, questa poesia di Marchetti, pensata e scritta per essere rappresentata, letta ad alta voce davanti a un pubblico, con un sobrio accompagnamento musicale, come amava fare l’autore, ci parla di quanto ogni cosa per esistere, per continuare a essere in qualche modo, debba ciclicamente trasformarsi, passare attraverso una fine e una metamorfosi, e rinascere in un’altra forma.
*
Gianni Marchetti (1955-2026), poesia pubblicata in Una donna così (Torino Poesia, 2008) e in La voce dei grandi edifici (Feltrinelli, Zoom poesia, 2015).

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