Teatro

Danza, addio a Simone Forti: l’arte al centro della propria vita

E’ scomparsa l’altro giorno a Los Angeles la celebre artista, coreografa e danzatrice italo americana, una figura iconica della Post Modern Dance. Fuggì dall’Italia per le leggi fasciste sulla razza. Nel 2023 a Venezia ricevette il Leone d’oro alla carriera a Biennale Danza

30 Luglio 2026

LOS ANGELES _ Addio a Simone Forti. Una delle più geniali e creative esponenti della post modern dance si è spenta l’altra sera a Los Angeles all’età di 91 anni. Danzatrice, pittrice e scrittrice, artista a tutto tondo per le sue celebri “Dance Constructions” prese ad ispirazione gli animali i bambini e persino gli acidi lisergici utilizzando materiali poveri come il legno e le corde. Da oltre un decennio conviveva con il morbo di Parkinson, il che non le aveva impedito di essere attiva e persino di danzare. Ma trasse anche ispirazione dall’arte concettuale dei performer giapponesi e per realizzare nel 1961 l’opera del suo più importante esordio pubblico a New York (l’anno precedente si era esibita alla Reuben Gallery): “Cinque Costruzioni di danza e altre cose”. In una di queste “Costruzioni” i danzatori si mettevano uno sull’altro fino a disegnare delle forme che ogni volta mutavano. In una delle più famose, “Slant board”, i performer si arrampicavano in un piano inclinato aggrappandosi a delle robuste corde. Simone Forti nacque a Firenze nel 1935 in una famiglia ebrea che, a causa delle leggi razziali promulgate dal fascismo, fu costretta ad emigrare, passando per la Svizzera, versogli Stati Uniti, stabilendosi a Los Angeles. Forti s’innamora dell’artista minimalista Robert Morris e convola a nozze nel 1955 andando a vivere a San Francisco. Qui incontra la coreografa Ann Halprin, figura chiave nella rivoluzione dei codici della modern dance che si apre alla improvvisazione e con la quale lavorò per circa quattro anni. Trasferitasi a New York frequentò (con scarso entusiasmo) le lezioni di Martha Graham e Merce Cunnigham. Molto meglio Robert Dunn collaboratore di John Cage (del quale Simone Forti subisce il fascino applicando alla sua danza le lezioni sull’indeterminatezza e la libertà espressiva). In una bella intervista rilasciata nel marzo di tre anni fa a Valeria Crippa di “Lettura” del “Corriere della Sera” , in occasione del conferimento del Leone d’oro alla carriera alla Biennale Danza di Venezia, Simone Forti rivela come Dunn l’avesse introdotta alla filosofia musicale di Cage.

“Constructions” a Chinatown nel 2011. Nello sfondo la coreografa e artista italo americana Simone Forti figura di primo piano nel movimento della Post Modern Dance scomparsa l’altro giorno a Los Angeles a 91 anni

Ci spiegò – dichiarò infatti la coreografa italo americana – che il compositore aveva trovato un modo per sentire il suono usando il caso. Compresi che dovevo sentire la natura del corpo in movimento, cogliendolo nell’istante prima che si sforzi di apparire bello e interessante. Volevo inoltre usare la forza del mio corpo contro qualcosa che resiste.

Pensai che avrei potuto arrampicarmi. Da ciò l’idea di corpi ammucchiati che si arrampicano l’uno sull’altro e che poi scendono a turno dal mucchio per restare parte della forma. Mi piaceva che un’azione singola continuasse in molte azioni diverse. Ho realizzato le “Dance Constructions” e ho visto che era bello”.

Simone Forti subisce anche il fascino delle immagini sui movimenti di Muybridge e sente l’influenza di Marcel Duchamp, come quello della filosofia Zen, puntando a costruire una danza semplice composta da movimenti essenziali, come lei stessa afferma circumstances for direct, non-stylistic actions to be placed in space much as sculptures” (“circostanze per azioni dirette, non stilistiche», concetto «da collocare nello spazio come sculture”). E’ quello un momento assai importante per la nascita della Post Modern Dance, in cui artisti come Trisha Brown, Steve Paxton, Lucinda Childs e Yvonne Reiner rigettano i linguaggi codificati e scelgono luoghi non tradizionali per le loro messe in scena, come la Judson Church ma anche la strada e le gallerie d’arte moderna. Simone Forti non fa formalmente parte del gruppo ma la sua influenza fu fondamentale come riconobbe la stessa Rainer molti anni dopo (“Sono in debito con Simone per il mio risveglio come ballerina. Posso onestamente dire che la mia vita creativa è iniziata quando l’ho incontrata”).

Un’altra celebre performance di Simone Forti, “Slant Board”, parte delle “Dance Constructions” che hanno innovato la post modern dance qui  realizzata da alcuni performer nel Museo di Salisburgo nel settembre del 2014

Dalle foto di Edward Muybridge sul movimento dei cavalli all’interesse sempre più pronunciato per gli animali. Simone Forti trascorre un importante periodo di studio a Roma,per oltre un anno dal 1968 al 1970 su invito di Fabio Sargentini dell’Attico, i cui spazi vengono utilizzati da Forti per studiare e presentare le sue “Dance Costrucions”. Quasi tutti i giorni la danzatrice si recava allo zoo della Capitale allo scopo di studiare da vicino gli animali in cattività. Da queste osservazioni nasceranno “Sleepwalkers” e gli “Animal Studies”.

Tornata in America visse per un lungo tempo in comune a Woodstock, studiando il tai chi e collaborando con l’artista visuale Nam June Paik e artisti del gruppo Fluxus.

Alla fine degli anni Ottanta presenta le sue “News Animations” tratte dalle parole e dalle notizie riportate sui quotidiani. A questo proposito Simone Forti, sempre più interessata alla poesia ha sviluppato una pratica di improvvisazione sulle parole da lei chiamata “Logomotion”.

Biennale. Simone Forti ha partecipato alla trentanovesima Biennale Arte del 1980 nella sezione dedicata a “L’arte negli anni Settanta – film e videoproduzioni di artisti che lavorano in performance” curata da Achille Bonito Oliva, Michael Compton, Martin Kunz, Harald Szeemann; mentre alla Biennale Danza del 2018 veniva presentato An Evening of Dance Construction” (2009), il film che ripropone quelle danze radicalmente nuove diventate leggendarie che la Forti aveva originariamente presentato nel loft/studio di Yoko Ono nel 1961, serie poi ricostruita per il Museum of Contemporary Art (MOCA) nel 2004.

Un’altra performance della serie da “Dance Constructions” della coreografa e artista italo americana Simone Forti realizzata nel Museo di arte contemporanea di Salisburgo nel settembre del 2014

Manifestando il proprio cordoglio per la scomparsa della grande artista e coreografa, la Biennale, dal presidente al direttore e la Biennale tutta fino al direttore artistico di Biennale Danza il coreografo Wayne McGregor ricordano quando nel 2023 a Simone Forti le viene attribuito il Leone d’oro alla carriera al 17. Festival Internazionale di Danza Contemporanea per “un corpus di opere – performance, disegni, film, video, fotografia, installazioni e scritti – sorprendente per varietà e unico per capacità visionaria” come recitava la motivazione del direttore Wayne McGregor. E che proseguiva così: “Autodefinitasi artista o movement artist, così da non costringersi nelle convenzioni e ortodossie dell’essere una coreografa” , Simone Forti per McGregor si è sempre mossa liberamente e senza confini tra mondi creativi, intrecciando diverse discipline e – facendo questo – ha sostenuto la superiorità del corpo, o piuttosto “il pensare con il corpo” come forza di sperimentazione, azione e (re)invenzione”.

Nell’intervista rilasciata nel marzo 2023 a Valeria Crippa per le pagine di “Lettura” del “Corriere della Sera”, la coreografa italo americana dichiarò: Fossi rimasta in Italia, sarei stata una signora Forti come tante. Invece negli Stati Uniti sono diventata Simone Forti”. E più avanti: “… il mio carattere è stato giusto per gli Stati Uniti, un Paese dove era normale per una donna mettere l’arte al centro della propria vita”.

La coreografa, danzatrice e artista a tutto tondo italo americana Simone Forti ricevette nel luglio del 2023 il Leone d’oro alla carriera alla Biennale Danza di Venezia
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