Letteratura

Intelligenti pauca | Valentina Di Cesare

19 Maggio 2026

Suo padre le aveva insegnato che fare quel che si sa è, alla lunga, sempre meglio del fare ciò che si vuole. “La volontà” le diceva lui “è un bene prezioso, ma non credere che basti affidarsi solo a lei. Capiscimi bene, da sola non ci riesce, la vita percorre una strada tutta sua. Da una parte cammina la vita e tutto il resto dall’altra e lì, dove c’è il resto, c’è anche la volontà, che procede a passi più lenti rispetto alla vita.”

Ognuno nasce con un talento e non v’è nessuno che non venga al mondo senza un’attitudine speciale, un’inclinazione propria, singolare, le aveva spiegato lui. A ognuno tocca trovare il suo talento e coltivarselo e non impegnarsi in faccende che non si sanno e che si vorrebbero solo perchè ci si guarda intorno e si segue la corrente.

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In un mondo sempre più globalizzato e nel quale tutto sembra connesso, Valentina Di Cesare nel suo romanzo Gli istrici racconta una storia ambientata in un piccolo paese sprofondato nella natura meravigliosa e ancora in grado di prevalere sulla modernità delle valli appenniniche, dove i residenti diminuiscono di anno in anno e dove ogni cosa appare inerte e inevasa. Francesca e Vittorio amano e odiano per ragioni differenti e opposte quel luogo, che d’estate viene visitato da gruppi di turisti. Francesca coltiva in un soliloquio quotidiano la sua rabbia per non avere più accanto a sé il marito e il figlio, scomparsi mentre erano andati a cercare lavoro e fortuna altrove. Vittorio, mancato l’obiettivo di diventare un ciclista professionista, è tornato in quel paese a cui lo lega un sentimento controverso e inquieto. Doì, invece, giunto dalla lontana Osaka, in quel borgo abruzzese ha ritrovato sé stesso, un contesto e delle consuetudini più compatibili con la sua indole e le condizioni per dedicarsi alla pittura, lasciandosi alle spalle una vita da disegnatore industriale e da insegnante nelle scuole serali che non sentiva sua. Di Cesare rappresenta luoghi e personaggi con una scrittura al tempo stesso realistica e fiabesca, attenta a registrare dettagli narrativi e sfumature psicologiche e a modo suo elegantemente dislocata in un altrove, in una sorta di tempo parallelo. La porzione di senso, sia pure sfuggente, che si può trattenere leggendo Gli istrici, come indicano le righe che riportiamo, è che forse ogni situazione e ogni persona fa i conti con una direzione degli eventi più o meno imponderabile e più vera dei desideri più superficiali e delle suggestioni che provengono dall’ambiente circostante.

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Valentina Di Cesare, Gli istrici, Caffèorchidea, 2025.

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