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Letteratura

La barchetta a remi

di Filippo Cusumano
25 Maggio 2022

“Non lasciare l’incerto per il certo”.
Per tutta la vita mi ero sentito dire il contrario.
Soprattutto dai miei genitori, entrambi dipendenti dello stato.
Il posto fisso, cosa c’è di meglio del posto fisso?
Poi una mattina, Giorgio mi aveva detto quella frase:”Non lasciare l’incerto per il certo”.
Io e Giorgio facevamo da tempo i consulenti aziendali.
Con risultati alterni: c’erano anni in cui le cose andavano molto bene, altri decisamente meno brillanti
Poi, un giorno, era arrivata quell’offerta: responsabile di formazione in una grande azienda.
Retribuzione buona e, soprattutto, entrate costanti.
Non solo: cessava lo stress di mettersi in vendita come fornitore di servizi.
In pratica accettare quel lavoro voleva dire passare dall’altra parte della barricata. Diventare quello che quei servizi doveva valutare se comprarli o no.
Il tempo per decidere se accettare o meno quell’offerta era piuttosto ristretto.
Mi turbava solo quella frase di Giorgio.
Che mi aveva spiegato così la sua filosofia: “Se sei uomo, devi avventurarti in mare aperto, magari anche con una semplice barchetta a remi. Altro che stare al riparo nei porti…”
Che autostima deve avere costui, avevo pensato subito tra me e me.
Per fortuna, poi avevo deciso di accettare.
Finendo per perdere di vista Giorgio, che con quella frase aveva messo a nudo il mio scarso spirito d’avventura.
Molto tempo dopo però un comune amico mi ha dato una informazione che non avevo: Giorgio, grazie a genitori molto ricchi e provvidenti, disponeva anche di una buona rendita.
Così, con la scusa di un progetto formativo in cui volevo coinvolgerlo, l’ho cercato.
La prima cosa che gli ho detto, quando ci siamo rivisti, è stata: “Come va la tua barchetta a remi?”
Lui mi ha guardato con un’espressione stupita.
“Barchetta a remi? Di che parli?”, ha chiesto.
“Scusami, dimenticavo che tu hai un transatlantico”, ho risposto.

 

 

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