Partiti e politici
Obiettivo 52%
Perché il centrosinistra italiano non riesce a superare stabilmente la soglia del 50%+1 e, soprattutto, cosa dovrebbe fare per arrivarci?
“0biettivo 52% – Costruire una maggioranza di sinistra: istruzioni per l’uso”, il libro, da poco uscito, di Luciano M. Fasano e Paolo Natale si pone l’obiettivo di rispondere a una domanda semplice e spietata: perché il centrosinistra italiano non riesce a superare stabilmente la soglia del 50%+1 e, soprattutto, cosa dovrebbe fare per arrivarci?
Il “52%” del titolo è la chiave di tutto: non basta vincere, serve una maggioranza solida per governare.
Gli autori sono due politologi: entrambi docenti alla facoltà di scienze politiche della statale di Milano, hanno dato al libro un taglio a metà tra un saggio e un manuale operativo.
La prima parte che io definirei “un piccolo ripasso di storia patria” è la sezione più narrativa. Fasano e Natale ripercorrono gli ultimi 30 anni del centrosinistra.
Il punto di partenza è l’Ulivo di Prodi, l’unica formula che ha davvero portato la sinistra a Palazzo Chigi con una coalizione larga e vincente nel 1996 e 2006, del quale i due autori scrivono: “era riuscito a vincere le elezioni, ma, dal momento che i partiti che lo componevano, facevano molta fatica a restare uniti, ha potuto governare solo per brevi periodi, senza poter incidere significativamente sullo stato del Paese”.
Da lì si snoda la galleria dei leader PD: si parte da Veltroni, con la sua “vocazione maggioritaria”, del 2008, si passa a Bersani e alla “non vittoria” del 2013, si descrive la stagione renziana, quelle di Zingaretti e Letta, fino ad arrivare a Elly Schlein.
Di ogni passaggio vengono messi in luce due aspetti: consenso elettorale perso/guadagnato e tenuta della coalizione. Il messaggio di fondo è spietato: il PD ha oscillato tra leadership troppo identitarie e aperture troppo confuse, senza mai stabilizzare un perimetro e un messaggio.
Questa parte serve al lettore per capire perché oggi il centrosinistra parte dal 25-30% e non dal 40%. È storia recente, ma messa in fila aiuta a vedere le ricorrenze: frammentazione, personalismi, difficoltà a parlare fuori dai propri confini.
La seconda parte del libro contiene invece la “ricetta” per il 52%
Qui il tono cambia: finisce l’analisi e inizia il manuale di istruzioni. Gli autori mettono sul tavolo flussi elettorali e sondaggi per spiegare dove e a chi parlare.
La tesi centrale è che per governare non basta una coalizione tra il PD e i partiti che con questo partito negli ultimi tempi, hanno fatto fronte comune. Bisogna anche essere determinati nello “sfondare al centro” e nel recuperare astenuti.
La ricetta si articola in 4 punti chiave:
1) Non è sufficiente cercare di costruire alleanze mirate solo al momento elettorale, ma occorre creare, facendo in modo che tutti ne percepiscano l’esistenza, una solida, permanente e duratura intesa sui temi centrali della politica.
2) I programmi devono essere concreti : meno battaglie simboliche, o ideologiche, più focus su lavoro, salari, sanità, sicurezza.
3) Anche lo sforzo per allargare i consensi deve essere percepito come effettivo e concreto: pensare che si arrivi al 52 per cento, marcando le distanze con tutti coloro che non fanno parte dello zoccolo duro dei partiti della coalizione, invece che cercare di capirne le esigenze e cercare di includerli, è una pia illusione.
4) Campagna permanente sui territori: va rafforzata o ricostruita la presenza nei collegi, soprattutto al Nord e nei ceti medi impoveriti.
“Obiettivo 52%” indica negli astenuti la popolazione sulla quale attivarsi se per un’azione di recupero e di coinvolgimento.
La sinistra, scrivono gli autori, non deve “rinnegare i propri principi”, ma individuare “nuove condizioni adatte ad intercettare i bisogni, le aspettative, le paure” di una società in cui le attese di molti dei votanti nei confronti dello Stato non sono il derivato di un posizionamento ideologico, ma partono “da rivendicazioni e richieste individualizzate”.
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