Teatro

Festival, tra scena popolare e nostalgia di Pina Bausch

Al Lugano Dance Project, dopo 50 anni torna “Kontakthof”, capolavoro di Pina Bausch. Teatro popolare: a Ravenna con “Viaggio a Occidente”, regia di Luigi Dadina e a Milano con “Casamondo”, spettacoli nei cortili a cura di Teatro Officina. Performer e danzatori a Cagliari.

8 Giugno 2026

MILANO _ La scena popolare a Ravenna e Milano, la danza a Cagliari e la riscoperta della grande indimenticata maestra Pina Bausch il cui insegnamento e valore ritorna a Lugano con un riallestimento, cinquanta anni dopo, del suo straordinario capolavoro “Kontakthof” (vedi in alto la foto di Karl Heinz Karuskopf)… L’importanza di essere Teatro. Spazio per raccontare e raccontarsi, ma anche condividere e accogliere. Specchio per riflettersi e ri-conoscersi. Da quattro anni ad esempio, c’è un luogo dove la consuetudine al teatro è un lavoro quotidiano dentro una realtà che è la futura possibile normalità di un Paese dove dovrebbero convivere assieme uomini e donne di differenti etnie, culture. E’ nel Lido di Ravenna, appendice metropolitana, villaggio multietnico, anche un po’ per tradizione: qui arrivavano nei primi Sessanta i “terroni” dal Sud per fuggire la miseria. Da alcuni decenni nuovi immigranti da terre d’Africa, d’ Oriente… Oltre la periferia dell’antica città di Teodorico da dieci anni esiste un centro, il Cisim, dove si fa arte, musica,e rap,ma non solo. Qui ha messo le radici Luigi Dadina, attore e regista fondatore del Teatro delle Albe, nato in un punto di incontro tra Emilia e Romagna, Imola: a questo territorio ha legato la sua storia d’arte e di impegno. Appassionato di poesia in lingua e cultura contadina come quella anche dei “griot”, cantastorie senegalesi scoperti nei viaggi in Africa e nel collettivo delle Albe. Così anche per la sua storia di ricercatore appare naturale l’approdo da queste parti. Come naturale è stato, dopo l’incontro con un agit prop culturale qual’è Lanfranco Vicari e poi lo scrittore e drammaturgo algerino Tahar Lamri, far scoccare la scintilla del teatro. Quasi per autocombustione, il fuoco è partito dando i natali a una scommessa originale che da quattro anni rinnova il miracolo di mettere in scena ogni volta uno spettacolo-monstre, alla maniera del “Mahabaratha” brookiano per raccontare miti antichi e leggende tratte da poemi epici e canti. E’ Il Grande Teatro di Lido Adriano, compagnia abitata da decine e decine di artisti, attori, musicisti, figuranti, tecnici e volontari. Una compagnia che è lo specchio di questa multiforme realtà. In tre anni, altrettanti allestimenti che guardano ad Oriente: Mantiq at-Tayr – Il Verbo degli uccelli”, “Panchatantra” e, lo scorso anno “Bhagavadgita”. Questo anno – a partire dal 10 al 14 giugno, alle ore 20 nello spazio del Cisim – sostenuto da Ravenna Festival che ha inserito lo spettacolo nel suo ricchissimo calendario di eventi, il Grande Teatro di Lido Adriano viaggerà in direzione della Cina grazie a uno dei suoi capolavori letterari: “Il viaggio in Occidente”. Anche stavolta si arriva alla messa in scena dopo un certosino lavoro di scrittura e costruzione di quella che alla fine è un esempio di creazione in collettivo. A preparare il lavoro e portarlo al rush finale, laboratori di diverse discipline durati oltre otto mesi coinvolgendo in tutto 130 persone, tra bambini, anziani, rifugiati e cittadini del luogo. “Il viaggio in Occidente”, o “Racconto del viaggio in Occidente” venne pubblicato attorno al 1590 in forma anonima (anche se tradizionalmente viene attribuito all’erudito Wu Chengen).

“Viaggio in Occidente” è il nuovo allestimento del Grande Teatro di Lido Adriano, tratto dal libro di Wu Chengen, la regia di Luigi Dadina e Lanfranco Vicari. Qui un insieme della compagnia di oltre un centinaio di attori

L’opera racconta il viaggio di Zuánzàng, studioso e monaco buddista lungo la “via della seta”. Costui sarebbe partito dalla Cina dell’epoca Tang in direzione dell’India per acquisire e tradurre dal sanscrito i Sutra del “Canone pali”. Al suo rientro l’imperatore Tang Taizong gli chiese di raccontare la sua esperienza in un resoconto scritto. Nel suo viaggio -come racconterà il monaco- verrà accompagnato da alcuni discepoli come il maiale Zhu Wuneng, il demone fluviale Sha Wujing, un cavallo che in realtà è un principe drago e, soprattutto, il re delle scimmie Sun Wukong.

Si tratta di un “racconto di avventura, spiritualità e trasformazione, che potrebbe ricordare, per la sua fantasia sfrenata, i grandi poemi cavallereschi di Ariosto e che ha influenzato generazioni di artisti di tutto il mondo, tra questi il giapponese Akira Toriyama, che ha tratto il suo celebre Goku proprio da qui”.

Insomma,commenta il regista Luigi Dadina “non è un caso che il Grande Teatro di Lido Adriano parli sempre di viaggio. Per noi ogni edizione è un viaggio a se stante, con tutti i volontari, nella cultura di un altro paese. Mi ha colpito subito, quest’anno, la vitalità di Sun Wukong, il re scimmia, che è un personaggio arlecchinesco, vitalissimo: insomma, un vero anarchico. Così, dal punto di vista registico, mi è venuto naturale avvicinare tutti questi personaggi a quelli della commedia dell’arte italiana, e rispecchiare l’infinita ricchezza di questo testo in quella umana e dialettale del nostro grande Coro».

A cogliere l’incredibile vicinanza di questa storia lontana nel tempo all’attualità è il drammaturgo Tahar Lamri che ha raccontato così: “quando ho cominciato a lavorare sul testo mi sono accorto che la storia di Sun Wukong non era una storia cinese del Cinquecento, ma era la storia di chiunque sia arrivato da lontano con troppa energia, troppa ambizione e poca umiltà, e abbia dovuto imparare, a caro prezzo, che la forza da sola non basta».

Come ogni allestimento del Grande Teatro ha un ruolo di primo piano la parte musicale. Stavolta Lanfranco Vicari, direttore artistico e paroliere ha “lavorato con quattro giovani rapper in una sorta di laboratorio fisso di costruzione di canzoni, in rapporto continuo con le idee musicali di Francesco Giampaoli e le richieste del reparto teatrale; ne sono usciti una manciata di pezzi dove credo risieda una parte del futuro del Grande Teatro”.

Nella foto al centro Luigi Dadina, regista dello spettacolo del Grande Teatro di Lido Adriano, “Viaggio in Occidente”. Luigi Dadina, è uno dei fondatori della compagnia del Teatro delle Albe di Ravenna

Ancora teatro popolare. Stavolta è a Milano dove torna “Casamondo – Il Primo Festival delle Case Popolari”, un progetto di Teatro Officina realizzato con il contributo di Fondazione Cariplo e Alia Falck: sei appuntamenti tra giugno (20-21-27-28) e settembre (26-27) in sei dei plessi di Edilizia Residenziale Pubblica (ERP) della città. In scena le inquiline e gli inquilini di questi quartieri con le loro storie di vita. Cinque le zone attraversate dal Festival: Gratosoglio, Gorla, Lorenteggio, via Padova, Molise Calvairatedove, nei plessi ERP, si terranno gli spettacoli a cura di Teatro Officina, Atir e Le Compagnie Malviste. Attraverso laboratori teatrali, attività culturali e l’archivio online delle testimonianze raccolte, il festival intende innescare processi partecipativi e creare rete di relazioni. “Casamondo” nasce dall’esperienza svolta per cinquant’anni da Teatro Officina nel campo del teatro sociale e di comunità.

Si comincia il 20 giugno con “La Fondazione Crespi Morbio. Una Storia, tante storie”, in scena nel cortile di via Palmieri 22 (zona Gratosoglio) e domenica 28 giugno nel cortile di Via Celentano 1 in zona via Padova (ore 21). Lo spettacolo, che ha debuttato nel 2022, racconta la storia che, dal 1941 (anno della nascita delle case popolari volute dalla famiglia Crespi Morbio, allora proprietaria del Corriere della Sera) ha visto il susseguirsi di diverse generazioni: dai primissimi inquilini immigrati dal Sud passando per le bombe cadute a Gorla il 20 ottobre 1944 e alla successiva ricostruzione durante il boom economico, fino ai difficili anni ’70 e ’80, per approdare ai giorni nostri. Lo spettacolo vede protagonisti gli interpreti Massimo de Vita, Daniela Airoldi Bianchi, Pierluigi Durin, Antonello Garofalo, Tancredi Marinello, Lucrezia Piazzolla, Pietro Versari e la partecipazione delle inquiline delle case popolari di Gorla. La regia è di Massimo de Vita ed Enzo Biscardi.

Teatro popolare al festival “Casamondo” di Milano a cura del Teatro Officina che si apre il 20 giugno in un cortile di una casa di Gratosoglio con lo spettacolo “La Fondazione Crespi Morbio. Una storia, tante storie”.

Domenica 21 giugno, alle ore 17, presso il Teatro Officina di via S. Erlembaldo 2, Atir Teatro con i partecipanti al laboratorio over 60 in “Le olimpiadi delle centenarie”, scritto da Domenico Ferrari e diretto da Alessio Calciolari. Il lavoro è ambientato in un immaginario stadio-studio televisivo dove le atlete centenarie tornano a gareggiare grazie ai prodigi chimici della Eternal Youth, decise a inseguire un’ultima gloria.

Sabato 27 giugno, l’appuntamento è alle 20,30 con lo spettacolo prodotto da Le Compagnie Malviste: Monarchia o Repubblica? Iperfaltrak in concerto”, in programma nel cortile di via Saint Bon 6, a Lorenteggio. Protagonista del live la band folk Iperfaltrak, storica formazione musicale di Quinto Romano, quartiere nella periferia nord-ovest di Milano, attiva fin dal 1949. Composta da 40 elementi, la band rappresenta un’espressione genuina della cultura popolare milanese, nata dal fenomeno delle “faltracade”, che in dialetto significa “fare chiasso”: una tradizione musicale radicata nei cortili e nelle strade delle periferie. Il suono della faltracada nasce da una combinazione originale di strumenti tradizionali – fisarmonica, flauto traverso, pianoforte e chitarra – e strumenti a percussione realizzati artigianalmente con utensili domestici come pentole, coperchi, barattoli e tappi. Lo spettacolo, scritto da Alvise Campostrini e diretto da Alessandro Manzella, vede tra i protagonisti M. Gianpietro Marazza, M. Ana Marie Davie, M. Marco Lorenzo Bizzarri.

A settembre si terrà la seconda parte del Festival con il debutto del nuovo lavoro di Teatro Officina, dedicato alla storia del quartiere di Molise Calvairate, frutto del sodalizio con la drammaturga Nalini Vidoolah Mootoosamy.

Un altro momento dello spettacolo che apre il festival di Teatro popolare “Casamondo”a Milano a cura del Teatro Officina: “La Fondazione Crespi Morbio. Una storia, tante storie”.

E’ stata la prima di “Temporale” ultimo progetto performativo di Silvia Calderoni e Ilenia Caleo assieme al collettivo Dom ad inaugurare il 5 e 6 giugno la quinta edizione del festival “Le Giornate del respiro” –essenzialmente dedicato alla performance- a cura di Sardegna Teatro a Cagliari. Ha seguito poi l’installazione di Chiara Bersani, “Deserters” (7e 8 giugno a Sa Manifattura). In arrivo Antonio Tagliarini con la poetessa Gaia Ginevra Giorgi in “La foresta trabocca” (12 e 13 giugno), il collettivo Ateliersi con “We did it” (9 giugno al Lazzaretto). Sara Leghissa con “Pretend it’s a toilet” dal 10 al 12), Violetta Cottini con “Do fairies have the tail?” (10 giugno Manifattura) e Filippo Quezel con “Tirannosauro”, “Ordalie” è la performance di Vanessa Aroff Podda/La Supersanta (9 giugno Lazzaretto) mentre Anna Destefanis (8 giugno a Sa Manifattura) è stata protagonista di “I’ll stand for you” in scena venti attrici e attori non professionisti. Party di chiusura il 14 giugno presso l’azienda Grendi con installazioni e live concert di Generic Animal, la performance dei catalani Losinformals e l’aftershow di BassStation.

Sempre a Cagliari ha preso il via nei giorni scorsi l’edizione diciannove del festival“Cortoindanza/Logos-Un ponte verso l’Europa” il festival internazionale ideato e diretto da Simonetta Pusceddu per Tersicorea.

Oltre cinquanta artisti provenienti da Italia, Spagna, Francia, Svizzera, Germania, Portogallo, Corea del Sud, Giappone, Cina e Russia animeranno sei mesi di programmazione, fino a dicembre tra spettacoli, residenze, nuove produzioni, percorsi di creazione e progetti partecipativi, in un’edizione che assume un significato particolare nel contesto storico attuale. Fulcro della manifestazione è il Bando Internazionale alla Scrittura Coreografica, che dal 26 al 28 giugno porterà allo Spazio Teatrale T.Off di Cagliari sette autori selezionati da diversi Paesi. Un osservatorio privilegiato sulle nuove generazioni della danza contemporanea e sulle questioni che attraversano il nostro tempo.

Una scena da “La foresta trabocca” di Antonio Tagliarini e Gaia Ginevra Giorgi, il 12 e 13 giugno al festival  di installazioni e performance “Le Giornate del respiro” in corso a Cagliari.

Le opere finaliste raccontano infatti temi centrali della contemporaneità: la fragilità delle relazioni umane, la memoria, il lutto, l’identità, le crisi ambientali, la trasformazione sociale e il bisogno di immaginare nuove forme di convivenza. Dall’Italia arrivano le creazioni di Alessio Damiani, Simone Cristofori e Giuseppe Sanniu; dalla Cina la coreografa Yingyu Lyu con una riflessione sulla perdita e sull’assenza; dalla Svizzera Grochain Maky immagina una società futura in cui persino l’aria diventa un bene da acquistare; dalla Spagna e dal Portogallo giungono lavori che interrogano la vulnerabilità e il rapporto tra creazione artistica e ispirazione.Accanto alla piattaforma dedicata alla nuova coreografia internazionale un articolato percorso di spettacoli. Dopo “Parabola”di Susanna Mannelli, viaggio teatrale tra memoria, racconto e immaginario. Andato in scena lo scorso 6 giugno ecco i prossimi appuntamenti.
Il 19 giugno sarà la volta di
“Ventana”, creazione dell’artista svizzera Nina Bergal nata da una residenza produttiva a Cortoindanza. Il 28 giugno il coreografo russo Ildar Tagirovpresenterà “Between the Walls”, lavoro ispirato alla figura di Maria Callas.

Il mese di luglio si aprirà il 3 luglio con Francesca Sacchi e Giorgia Enrico con “Everything is Going to Be Ok If You Stick With Me”, riflessione sulla molteplicità dell’identità contemporanea, e Francesca De Girolamo con “La cena è servita”, originale assolo tra danza e teatro fisico che trasforma la preparazione di una carbonara in un racconto esistenziale e ironico sulle fragilità del presente.

Francesca Sacchi e Giorgia Enrico presentano al festival “Cortoindanza” di Cagliari “Everything is Going to Be Ok If You Stick With Me”riflessione sulla molteplicità dell’identità contemporanea

Dalla Sardegna alla Svizzera per la terza edizione di Lugano Dance Project dedicata stavolta al binomio danza ed eredità in cartellone dal 10 al 14 giugno: una grande vetrina per produttori e artisti di tutto il mondo. In calendario nuove coproduzioni, performance site-specific, workshop, incontri e proiezioni. Un insieme di eventi che si terranno al Lac e in diversi luoghi della città. A partire dalla rivisitazione e l’omaggio al capolavoro bauschiano “Kontaktof”-

Danza ed eredità. Il festival svizzero in questa specifica fase invita “interrogarsi su cosa lasceremo alle generazioni future e su come custodire, restituire e reinventare le memorie le memorie inscritte nei corpi e nel movimento. In questo orizzonte, il festival si configura come un laboratorio pubblico e inclusivo: un processo dinamico che apre alla possibilità di immaginare e costruire le eredità di domani”. Questi di seguito sono i Top events del festival a cui prendono parte con loro performance anche l’artista multidisciplinare argentina Cecilia Bengolea con una proiezione al Cinema Iride (12 giugno), Chiara Bersani con “The Lovely Gears”, restituzione finale di un percorso con gli studenti e le studentesse dell’Accademia d’Architettura dell’università (14 giugno), il coreografo e danzatore tunisino Hamdi Dridi in “Soul(s) Power” (13 giugno), Ghida Hachicho da Beirut con “Prelude to violence” (13 giugno), la performer Yasmine Hugonnet con “Our Times” (12 giugno) e “Parentèle” (14 giugno), Camilla Parini con “Je suisse (or not)” il 12 e il 14 giugno i n Sala Refettorio e il coreografo Omar Rajeh il 13 giugno in piazza Luini con “Dance People”.

La locandina originale del debutto dello spettacolo “Kontakthof” di Pina Bausch nel 1978, Nella foto Anna Martin che lavorò nella compagnia della coreografa tedesca dal 1978 al 1991 (Pina Bausch Fondation)

Ecco i Top events:

Kontakthof”. Di scena il 10 e 11 giugno. E’ una rara occasione per assistere al capolavoro di Pina Bausch, attraverso lo sguardo di chi lo ha vissuto insieme alla celebre danzatrice e coreografa tedesca. Kontakthof”, opera di teatro-danza creata nel 1978, un vero capolavoro dalla maestra del teatro danza, rappresenta un momento importante nella collaborazione tra la coreografa tedesca e Rolf Borzik, autore delle scene, dei costumi e della documentazione visiva della produzione. Un anedotto: qualcuno ricorda che dopo il debutto nel 1978 la stessa Pina Bausch “immaginasse lo stesso gruppo di danzatori interpretare l’opera molti anni dopo, da adulti”. Ora, circa mezzo secolo dopo questo fatto diventa realtà. Meryl Tankard, tra le interpreti della versione originale ha voluto riunire con alcuni membri del cast di quel tempo e dare vita a un nuovo allestimento che ha intrecciato le proiezioni di filmati d’archivio restaurati- con le esibizioni da giovani- alla presenza fisica degli interpreti di oggi. Un lavoro che ha trasformato “l’opera in una potente riflessione sul tempo e la memoria”.

Music Music-Histoire (s) du Thèátre VII” è il titolo dello spettacolo di Trajal Harrell, Leone d’Argento della Biennale di Venezia 2024 di scena al Palazzo dei Congressi l’11 giugno. Un solo intimo che attraversa la trasformazione del corpo, del cuore e del pensiero nel tempo. In questo nuovo contesto coreografico, l’artista ritorna alle musiche che hanno segnato la sua coscienza negli anni. “Riascoltare, rivisitare, risentire: cosa emerge quando il tempo lascia la sua traccia?”

White Space” è la nuova coreografia di Kyle Abraham di scena il 14 giugno nella Sala Teatro. In questo lavoro danza classica e contemporanea “si intrecciano con un impronta profondamente hip hop”. Gli undici danzatori della compagnia A.I.M di Kyle Abraham si muovono “immersi in un universo inquieto e stimolante, sulle musiche originali dei celebri compositori Jason Moran e Nico Muhly. La partitura è eseguita dal vivo da due pianisti, mentre echi di hip-hop accompagnano e intensificano l’incontro tra realtà e idealismo”.

Un momento dello spettacolo “Dance People” del coreografo Omar Rajef, tra gli spettacoli ospiti di Lugano Dance Project, in scena in piazza Luini il 13 giugno (Fotografia di Tommy Ken Wan)

 

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