Teatro
Venezia, una Biennale Teatro “Alternative”
Dal 7 al 21 giugno a Venezia la cinquantaquattresima edizione della Biennale Teatro diretta da Willem Dafoe. Gli spettacoli di Satoshi Myagi, Mario Banushi, Emma Dante. In arrivo grandi performance da India, Indonesia, Samoa. Il concerto di Angelique Kidjo
VENEZIA – E Biennale sia: quella del Teatro, dal 7 al 21 giugno in Laguna, con un programma superbo e intrigante composto da un bel numero di realtà da scoprire, spettacoli che aspettano soltanto di essere visti, molti dei quali sarebbe davvero un peccato perderli. Il cartellone voluto dalla direzione di Willem Defoe, giunto al secondo anno (e per la quale sarebbe auspicabile un prosieguo), come la scorsa estate non cerca facili conferme ma ama suggerire percorsi poco noti, indicare strade non battute e presentando lavori che hanno nel dna uno spirito forte di ricerca. Programma quindi non banale, popolato per le due settimane da artisti che nel loro ambito di costruttori di storie sono degli sperimentatori, Uomini e donne che hanno dedicato il loro tempo a farsi interpreti e mediatori tra le comunità e il proprio tempo, custodi di memorie e dell’ambiente in cui si vive. Non è un caso quindi che proprio il giorno dell’alzata di sipario questa rassegna parta subito con due artisti molto speciali quali il grande regista giapponese Satoshi Miyagi e il giovane regista rivelazione della scena greca Mario Banushi a cui sarà attribuito anche il Leone d’argento, Due teatranti originali che raccontano realtà assai differenti e per certi versi lontane.
“Quest’anno – ha dichiarato a questo proposito il direttore della Biennale Teatro Willem Dafoe – ho deciso di invitare opere provenienti da contesti teatrali diversi da quelli commerciali e istituzionali occidentali. È la mancanza di familiarità che ci permette di riscoprire le origini del teatro e di risvegliare il contatto essenziale tra l’artista e lo spettatore. Per me, la forza e l’unicità del teatro – la forma d’arte totale- risiedono nella sua immediatezza, nel suo carattere rituale e nell’incontro umano”.
Ecco così che ad inaugurare questo cinquantaquattresimo Festival internazionale sarà la prima europea di “Mugen Noh Othello” al Piccolo Arsenale a partire dalle ore 20 (in replica l’indomani alle 19), mentre il pomeriggio, lo spazio intimo di un appartamento ospiterà invece “Ragada”, primo capitolo di una safga familiare a Cà Malcanton (Salizada San Pantalon 49) ideato da Mario Banushi. Questo spettacolo è anche il primo di una trilogia che si potrà vedere integralmente per la prima volta a Venezia in coproduzione con la Fondation Cartier pour l’art contemporaine.

Allievo del grande maestro Tadashi Suzuki, da oltre trent’anni Satoshi Myagi si misura con i grandi del teatro occidentale, dai greci classici a Shakespeare come in quest’opera al debutto veneziano. “Mugen Noh Othello” infatti reinventa il Bardo alla luce del rituale del teatro Mugen-Noh che altro non è che una delle variazioni del teatro Noh che risale al tredicesimo secolo. Questa forma particolare di teatro vede “nell’opera teatrale la ricreazione di un sogno o di un’illusione all’interno di un orizzonte unitario in cui i vivi e i morti coesistono”. Il regista giapponese quindi rilegge la tragedia shakespiriana in “una rêverieinterpretata dallo spettro di Desdemona, che rivive la causa originaria della sua sofferenza e sposta il baricentro della tragedia. Un orizzonte narrativo imprevisto che affida ogni personaggio a un duplice interprete, uno per il movimento e uno per la parola, uno sdoppiamento che mette in tensione questi due poli, la distanza tra corpi e voci, tra detto e vissuto. Non per raccontare di nuovo la nota tragedia, ma per trasformarla “in un rituale di ascolto”.
“Ragada” invece assieme ai capitoli “Good Bye Lindita” e “Taverna Miresia” è parte integrante di una trilogia dove ogni atto teatrale è un capitolo di un passaggio della memoria “che affonda le radici in riti e tradizioni ancestrali legati all’infanzia albanese di Banushi, un paesaggio affidato più che alle parole a una partitura di immagini evocative sospese tra sogno e realtà, forti di una carica emotiva che trasforma temi intimi e personali -legami e affetti, senso di perdita e di dolore, nostalgia – in poesia universale”. Lo spettacolo “Ragada”, che in greco significa smagliatura indica una cicatrice che si può attenuare col tempo ma non scompare mai, racconta della madre, immigrata in Grecia dall’Albania, con marito e figli. È lo spettacolo di esordio di Banushi, presentato in un appartamento ateniese durante il lockdown sotto forma di frammenti, ora ricreato appositamente per la Biennale.

“Alternative” o “Alter Native” è il titolo scelto da Dafoe e il suo team per battezzare questa edizione di Biennale Teatro. “Non esiste un significato preciso -ha detto Dafoe- poiché l’etimologia può essere vaga o evocativa. L’idea è quella di pensare ad ALTER come a un cambiamento e NATIVE come alla propria natura. Oppure ALTER come altro e NATIVEcome la cultura di provenienza”. Tutto questo per indicare l’attenzione a 360 gradi di questo Festival che accoglierà culture e tradizioni differenti “che non riproducono fedelmente sé stesse, ma aprono nuove strade, offrendo altri modi di vedere e di pensare il mondo”. Intanto per restare alla trilogia di Banushi, questa sarà visibile anche lunedì come replica di “Ragada” (ore 17, mercoledì alle 16, giovedì e venerdì alle 18, sabato alle 17, domenica alle 16) poi lo stesso giorno alle 21 (Teatro alle Tese) con “Goodbye Lindita” (in replica l’indomani alle 19). Sabato la terza puntata del “Romance familiar” con “Taverna Miresia, Mario, Bella, Anastasia” (Teatro alle Tese, ore 22, domenica alle 21).
Rimanendo in terra greca ecco la presenza di Christos Stergioglou e Alexandros Drakos Ktistakis al teatro Verde dell’Isola San Giorgio (ore 21,30, in replica anche l’indomani) con il concerto-spettacolo “Cries”, scritto da Taxiarchis Deligiannis e Vasilis Tsiouvaras, “ispirato dal pensiero del rifugiato del poeta Giorgos Seferis, dal lamento di Ecuba dalle “Troiane” di Euripide, e dalle grida di tutti coloro che hanno vissuto la schiavitù, lo sradicamento e la migrazione nel corso dei secoli”. Testi e parole si intrecciano con le musiche originali di Alexandros Drakos Ktistakis, in scena con il suo ensemble insieme alle voci del baritono Georgios Iatrou e dello stesso Stergioglou.

Nella stessa giornata si potrà assistere al Centro San Giobbe (ore 16 in replica anche mercoledì, giovedì, venerdì, sabato, domenica) anche alla prima assoluta di “Promemoria” un progetto speciale di ricerca, pedagogia e creazione ideato e diretto da Davide Iodice che ha curato anche la drammaturgia con Marco Bertani, Grazia Capraro, Matteo Ciccioli, Linda Favero, Alberto Fornasati, Vassilij Gianmaria Mangheras, Maria Stella Milani, Barbara Riebolge, Aida Talliente.
Questo lavoro pone al centro il tema della memoria con i racconti e la vita degli anziani che risiedono nelle strutture di accoglienza. E’ “un invito _ dice Iodice -ad esplorare la potenza trasformativa del teatro e della relazione umana, e a diventare parte di un processo creativo collettivo che si rivolge direttamente alla comunità”.
L’attenzione alla nuova creatività trova spazio al festival grazie alla vetrina di Biennale College, che anche quest’anno presenta un regista e due drammaturghi under 30, al termine di una lunga selezione. Quest’anno sarà Alberto Colombo Sormani a debuttare sul palcoscenico delle Tese dei Soppalchi mercoledì 10 giugno alle 19 (replica l’indomani) con“Imago Vocis | spacetime in-between”, che intreccia la passione per il teatro con lo studio dell’astrofisica (è ricercatore presso l’Istituto nazionale di fisica nucleare dell’Università La Sapienza di Roma), l’attenzione per le nuove tecnologie con il linguaggio del corpo.
Al Teatro alle Tese (ore 21, in replica l’indomani) è invece il turno di Dorcy Rugamba. Scrittore, attore, danzatore, regista di origini ruandesi ha lavorato anche con la compagnia di Peter Brook, Milo Rau e Abderrahmane Sissako, il regista di “Timbuktu”. Dorcy Rugamba porterà per la prima volta in Italia, dopo ere stato rappresentato da Parigi all’Australia, “Hewa Rwanda – Letter to the Absent”. Tratto dall’opera omonima scritta da Rugamba stesso, testimonianza in prima persona del genocidio dei Tutsi avvenuto nel 1994. In scena lo stesso Rugamba con la musica del polistrumentista senegalese Majnun.

Venerdì 12 giugno è la giornata della consegna del Leone d’oro alla carriera alla regista palermitana Emma Dante e il Leone d’Argento a Mario Banushi (alle 12 a Ca’ Giustiniani).
Per il Progetto Scuole di Teatro la Biennale Teatro apre le porte a tre accademie. Incomincia venerdì 12 (alle 17 e alle 21 nella Sala D’Armi A) la Scuola Teatro di Napoli-Teatro Nazionale con il direttore e regista Arturo Cirillo e i giovani attori del secondo anno rende omaggio a Enzo Moscato, figura fondamentale della drammaturgia napoletana scomparso due anni fa, incrociando due testi degli anni ottanta, “Festa al celeste e nubile santuario” e “Ragazze sole con qualche esperienza”, che nel nuovo allestimento diventano “Quindici ragazze con qualche esperienza”.
Sabato13 al Piccolo Arsenale (ore 20, replica l’indomani) da registrare la prima assoluta de “I fantasmi di Basile”, testo e regia di Emma Dante con Carmine Maringola, Davide Mazzella.
Emma Dante torna con questo lavoro a uno scrittore di grande immaginazione come Giambattista Basile. Afferma la regista siciliana: “Ho sempre intercettato, nelle sue favole, qualcosa di reale e contemporaneo, qualcosa che ci appartiene. Pertanto, mi piace, di Basile, la verità. Nonostante l’architettura straordinaria che costruisce attraverso il linguaggio, mantiene sempre qualcosa di fortemente realistico. Ne “I fantasmi di Basile” ci sono alcuni frammenti della nostra trilogia, che evocano i fantasmi protagonisti”.
Per Il Progetto Scuole Teatro domenica 14 (alle 17 e alle 21 nella Sala D’Armi A) la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi metterà in scena con gli attori del terzo anno un testo di Bertolt Brecht, “Santa Giovanna dei Macelli”, regia di Marco Plini, per capire come “squilibri, diseguaglianze, meccanismi di manipolazione finanziari dei mercati cambino, dove si sposta “il paradigma del conflitto in un’epoca che ha superato il concetto di lotta di classe”.

L’Accademia Teatrale Carlo Goldoni del Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale con il regista Giorgio Sangati e gli allievi diplomati del corso di recitazione, per il Progetto Scuole di Teatro presenta martedì 16 giugno (alle 17 e alle 21 nella Sala D’Armi A) “Comeradovera”, drammaturgia originale di Stefano Fortin. Incrociando “storie, punti di vista, dettagli, stati d’animo, tempi e ricordi, vicende pubbliche e private attorno all’incendio del Teatro La Fenice di trent’anni fa, il lavoro si interroga sul rapporto tra la vita di una singola persona o di una comunità e l’esperienza traumatica della perdita”.
Da Sumatra, un mix originale di danza, musica e canti e arti marziali, noto come “Silat”, dal 2019 patrimonio immateriale dell’umanità. La compagnia di Giacarta Bumi Purnati Indonesia presenterà due spettacoli: “Under the Volcano”, regia di Yusril Katil è ispirato alla eruzione del Krakatoa del 1883, e “Hikayat Perahu/The Tale of Boat” per la regia di Sri Qadariatin, già attrice con Bob Wilson.Ispirato al poema “Lampung Karam”, composto nella forma tradizionale di poesia malese syair da Muhammad Saleh, poeta e studioso religioso di Sumatra e testimone oculare del terribile evento, “Under the Volcano”restituisce “una trama potente e commovente con oggetti di scena semplicissimi, come otto scale di legno utilizzate per ricreare montagne, valli, mercati, ma anche montaggi di filmati e immagini fisse di fuoco, lava, rocce. Lo spettacolo in prima europea va in scena martedì alle ore 20 al Teatro alle Tese (in replica anche l’indomani). Regia a cura di Yusril Katil, musiche di Elizar Koto, drammaturg Rhoda Grauer con: Ahmad Ridwan Fadjri, Ayu Ratna Sari, Dedi Darmadi, Deri Saputra, Erik Nofriwandi, Hadi Yusra, Leoni Intan Sari, Muhammad Indra Jaya, Oliver Qadari Hogg, Sri Qadariatin, Venny Rosalina.

“Hikayat Perahu/The Tale of Boat” si ispira nvece a un testo fondamentale della letteratura malese, “Syair Perahu”, del poeta mistico sufi Hamzah Fansuri, vissuto tra il XVI e il XVII secolo. Nella storia di una barca che naviga sull’Oceano il poeta simboleggia la vita e il percorso spirituale che l’anima compie verso Dio (giovedì 18 alle 21 al Teatro alle Tese, in replica anche l’indomani).
Biennale College. Si intitola “Aka Jolly Roger” della vincitrice (bando drammaturgie) Bruna Bonanno in scena nella Sala D’Armi E (mercoledì 17 alle ore 18 e giovedì alle 21). E’ una “drammaturgia pirata” secondo i Motus che hanno firmato “in via del tutto eccezionale rispetto al loro percorso artistico, la mise en lecture del testo, grazie all’affinità trovata nei “contenuti libertari e nella luce che sprigiona dal testo, proprio nell’insistenza (nonostante la fine sembri sempre più vicina) a immaginare nuove forme di alleanza/coagulazione di cellule resistenti”. Con Tomiwa Samson, Segun Aina, Nico Guerzoni, Laura Taddeo.
L’altro vincitore del bando Biennale College per la drammaturgia è Davide Pascarella con “Bacio Sogno Autodistruzione”, definita dal suo autore “la rappresentazione pubblica di un viaggio intimo e privato” presentato alla Sala d’Armi E (mercoledì alle 21 e giovedì alle ore 18) in forma di lettura scenica da Alessandro Businaro, che alla Biennale aveva già partecipato con lo spettacolo “George II” ed è stato da poco nominato direttore artistico junior del Teatro Stabile del Veneto. Nella motivazione si legge che “nello scavo interiore, nel confronto con il disagio contemporaneo che attanaglia una generazione, il lavoro fa intuire un potenziale di crescita che merita ogni attenzione”.

Dall’India arriva giovedì 18 al Piccolo Arsenale (alle ore 19 e in replica l’indomani alle 18) l’antica danza Odissi della coreografa e danzatrice di Calcutta Sharmila Biswas, allieva del leggendario maestro Kelucharan Mohapatra, prima di diventare lei stessa una grande interprete nota in tutto il mondo. A Venezia presenta “Mischief dance: A Journey Through Rhythm and Spirit”. Fra le diverse forme assunte dalla classica indiana, nata come forma devozionale nella zona centro orientale del Paese, l’Odissi “si danza su musiche che fondono tradizione carnatica del sud e indostana del nord dell’India alternandosi a testi drammatici prevalentemente attinti al poema Gita Govinda”.
Grande è l’attesa per il concerto , venerdì 19 giugno alle 21 al Teatro Goldoni) della cantante Angélique Kidjo che si esibirà in duo con il pianista Thierry Vaton. Originaria del Benin e da anni residente in Francia, Angélique Kidjo, ha creato un linguaggio comune tra diverse culture partendo dal retaggio delle tradizioni dell’Africa occidentale per inglobare elementi provenienti da generi come il funk, il jazz, il soul, influenze dall’Europa e dall’America Latina.
Dopo il debutto in forma di lettura scenica lo scorso anno, “Tacet” di Jacopo Giacomoni, testo vincitore di Biennale College Drammaturgia 2024-25 e del Premio Riccione 2025, viene portato a compimento e presentato sabato alle 19 (in replica domenica alla stessa ora) alle Tese dei Soppalchi in prima assoluta con la regia di Silvia Costa in scena con Jacopo Giacomoni, Gaia Ginevra Giorgi, Dylan Guzowski, Elena Rivoltini, Matto Zoppi. Il testo è ispirato da “filosofia, metafisica e matematica, pensando a quell’ultimo rito laico che è il minuto di silenzio, che gioca con il metronomo, alla ricerca di cosa significhi stare insieme in silenzio, dentro a un minuto, dentro a un teatro”.

Le visionarie creazioni dell’artista samoano Lemi Ponifasio, uno dei maggiori registi e coreografi neozelandesi, che per i suoi lavori si ispira e attinge alle culture aborigene del Pacifico – dai Maori della Nuova Zelanda ai Kiribati della Micronesia – ma anche del Sud America. L’artista punta a creare “come uno sciamano, nuovi simboli che parlino anche al nostro presente, dove cerimonie, cultura performativa e teatro contemporaneo si fondono”. Ecco quindi “Star Returning: Venice”, la nuova opera di Ponifasio, in prima assoluta sabato 20 giugno al Teatro alle Tese (in replica l’indomani alle ore 18) è un modo di ascoltare la terra, gli antenati e i miti condivisi del popolo Yi della regione montagnosa del Daliangshan cinese, la loro cosmologia, le origini e il profondo legame con la natura, gli antenati e la spiritualità intrinseca a questa cultura”.
Un nuovo college per attori è stato avviato quest’anno dal direttore artistico di Biennale Teatro Willem Dafoe: gli undici performer under 30 selezionati in una rosa di 440 candidature seguono un progetto di residenza a Venezia sviluppato nell’arco di quattro settimane (dal 25 maggio al 21 giugno 2026). Una serie di laboratori con, oltre allo stesso Dafoe, Evangelia e Mary Randou, Simon McBurney del Théâtre de Complicitè e Silvia Costa.
Il laboratorio destinato ai primi selezionati del nuovo bando di drammaturgia under 30 di Biennale College – Isabel Benetti, Giulia Cermelli, Anna Farina, Irene Mantova, Benedetta Pigoni, Chiara Puchetti – avrà quest’anno come mentore il poeta e drammaturgo Fabrizio Sinisi. Mentre Katia Ippaso, giornalista e critica di teatro, condurrà il workshop “Scrivere in residenza”. Il bando, relativo alla redazione di testi critici sul teatro che verranno raccolti in pubblicazioni della Biennale di Venezia, è destinato a giovani laureate/i under 30. Ci saranno poi il workshop di critica teatrale, in collaborazione con la docente Roberta Ferraresi insieme a Massimo Milella; conversazioni, incontri, tavole rotonde con gli artisti e le artiste saranno guidati dalla studiosaMaddalena Giovannelli, il critico e drammaturg Andrea Porcheddu.

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