Musica

Ettore Pagano vince il primo premio al Concorso Regina Elisabetta di Bruxelles

Il violoncellista ventireenne romano Ettore Pagano vince il Concorso Regina Elisabetta di Bruxelles.

31 Maggio 2026

C’è chi si lamenta che un cantautore, un atleta godano, di maggiore successo di un compositore, di un interprete di musica cosiddetta “classica”, e confrontano per esempio l’impatto mediatico, soprattutto in Itala, di un Sinner, rispetto al silenzio della stampa sulla vittoria del violoncellista romano Ettore Pagano al Queen Elisabeth Competition di Bruxelles. Eppure, commenta qualcuno, Pagano meriterebbe la stessa “celebrità” di Sinner. A mio avviso ne meriterebbe una addirittura superiore. Non perché Sinner non meriti il successo che ha, ma perché Pagano tocca – anche se molti non lo crederanno – corde più profonde. Si suole citare spesso Pindaro per giustificare il primato dello sport nel gradimento pubblico. Ed è vero che Pindaro legge nello sport valori intellettuali e civili. Ma è Pindaro a tramandarceli, non gli atleti da lui inneggiati. Sinner ci insegna che anche in una competizione sportiva si può essere eleganti e leggeri. Ma Pagano va più a fondo: ci fa capire che il suono non è solo un fenomeno fisico, ma è un fenomeno fisico con il quale costruiamo una cosmogonia, una vera e propria rifondazione, se non anzi una reinvenzione del mondo. Si ascolti il suo Haydn, o il concerto di Anton Kraft eseguito alla competizione belga. Haydn è compositore di non grande diffusione in Italia, ma che, come prima di lui Bach e dopo di lui Beethoven, riesce a tenere insieme, a costruire – è il caso di dirlo – nello spazio di una sinfonia, di un quartetto, di una sonata, di un concerto – una struttura musicale nella quale si fondono inscindibilmente la razionalità della configurazione e l’emozione che proprio quella configurazione provoca nell’ascoltatore. Quasi la musica fosse una realizzazione dell’intuizione di Spinoza che corpo e mente, spirito e materia, sono in reaktà la stessa cosa. Si pensa, insomma, con il corpo, e si suona con il corpo: perché il corpo è la strumento con il quale ci rendiamo conto di vivere. Perché ciò che chiamiamo mente risiede nel cervello che è un organo del corpo. Chiamatelo intuito, ispirazione, talento: non è nessuna di queste cose o è tutte queste cose insieme. Riflettiamoci: musica e linguaggio adoperano la stessa materia, il suono, e il suono è dunque la stessa materia con cui parliamo e con cui facciamo musica. Il che non significa che la musica è linguaggio, ma ci fa capire che musica e linguaggio sono affini, perché ci permettono di rappresentare la realtà spiegandola il linguaggio, evocandola la musica, la quale sotto questo aspetto mostra di essere molto, ma molto consustanziale alla poesia. Anche la poesia, di fatti, non è ciò che dicono le parole, ma come le parole suonano all’orecchio.

Qui sotto, due link: il primo di un momento del concerto di Bruxelles, il secondo del concerto al Quirinale del 2025:

Bruxelles, Queen Elisabeth Competition: ANTON KRAFT Concerto in C major op. 4

https://www.youtube.com/watch?v=8nson2vtIs4

Roma, Concerto del Quirinale 2025: HAYDN Concerto n. 1 in do maggiore, 3° movimento

https://www.youtube.com/watch?v=2U4qNKtg_yo

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