Teatro
Biennale, a Venezia è tempo di danza
Nel festival internazionale diretto da Wayne McGregor gli spettacoli del Leone d’Oro Bangarra dance company e del Leone d’Argento Mamela Nyamza. Oltre centoquaranta artisti da tutto il mondo in Laguna
Venezia – Bisognerebbe leggere Orazio per capire cosa si nasconde dietro la nostra esistenza. A cominciare da uno dei suoi più grandi misteri. Quello del tempo. Lo pensa anche il fisico e studioso Carlo Revelli che nel suo libro uscito per Adelfi nel 2017, “L’ordine del tempo” lascia ai versi tratti dalle “Odi” (tradotte da Giulio Galleto e pubblicate dalle Edizioni del Paniere) l’onere di aprire ogni capitolo della sua originalissima opera. La prima illuminante citazione introduce così emblematicamente il volume.
“Anche le parole che ora/ diciamo/ il tempo nella sua rapina/ ha già portato via/ e nulla torna” (I, 11).
Chiosa così Revelli : “Mi fermo e non faccio nulla. Non succede nulla. Non penso nulla. Ascolto lo scorrere del tempo”. E’ l’incipiti di un’opera affascinante tutta da scoprire e leggere che mette in discussione nostre vetuste certezze aprendo la mente a un nuovo modo di vedere. Non è paradossale che un’opera e un pensiero come quello di Revelli possa essere diventato il punto di riferimento per un coreografo di talento e sempre attento alla cultura come Wayne McGregor direttore della ventesima edizione del Festival internazionale Biennale Danza – in Laguna dal 17 luglio al 1 agosto- battezzato “The Time does not esists”. Il tempo non esiste”. Un motto pensato in riferimento “al fluire dei corpi nel tempo e alla danza come a una disciplina che, per sua natura, possa indagarne la complessità” proprio secondo le teorie di Revelli. Dice McGregor: “Questa profonda esplorazione del tempo, o meglio di un tempo che non esiste, alla Biennale Danza 2026 scandaglia i temi della memoria, dell’identità e dell’esistenza, incoraggiandoci a riflettere e a percepire il nostro legame con la vita – un invito a cambiare il modo di relazionarsi e di essere”.

Focus intanto sui Leoni di questa edizione che provengono dall’Australia al Sudafrica. Quello d’oro alla carriera va alla Bangarra Dance Theatre prima formazione interamente composta da danzatori aborigeni australiani, mentre il Leone d’argento viene attribuito alla danzatrice, coreografa, regista e attivista Mamela Nyamza con l’omonima compagnia. Entrambe le formazioni debuttano con due prime europee: Bangarra Dance con “Terrain”, coreografia di Frances Rings, che evoca “la forza del corpo e della terra ispirato alla bellezza senza tempo” del più grande lago salato dell’Australia, il Kati Thanda-Lake Eyre, (25 e 26 luglio). Nyamza invece presenta “The Herd/Less”, un’opera sull’ambiguità di un mondo meraviglioso che richiama “violenza e vulnerabilità esplorando il doppio significato di “gregge”: simbolo di armonia collettiva, ma anche di controllo e sottomissione” (19 e 20 luglio).
Veniamo ai numeri che, come semopre nel caso di Biuennale Danza sono di tutto rispetto. Sono ben 140 gli artisti provenienti da diverse parti del mondo, protagonisti di sessanta appuntamenti. Di questi, nove sono prime assolute, tre europ17 Luglioee e otto nazionali.Da segnalare il successo della Biennale Danza tra le giovani generazioni. 695 sono le domande giunte per i bandi che promuovono coreografie e 358 le richiste di poter partecipare a Biennale College Danza.

17 Luglio. Ad aprire ufficialmente la ventesima edizione (ore 18 al Teatro delle Tese e in replica anche il 19) è la coreografa franco-malgascia Soa Ratsifandrihana, (studi con la De Keersmaeker e Charmatz) che con la sua compagnia Kintana, con base a Bruxellespresenterà “Fampitaha, fampita, fampitàna”, novità per l’Italia, sviluppa “un approccio collettivo alla coreografia, messa in dialogo con narrazione e musica, assieme a quattro partner, tre danzatori e un musicista, esponenti della diaspora di Haiti, Martinica, Guadalupa”.
Chiude la serata alle ore 21 al Teatro Malibran (replica anche la domenica alla stessa ora) il coreografo franco israeliano Emanuel Gat con “Five days in the sun” sulla quinta sinfonia di Mahler, è la novità che questo artista “dalle linee coreografiche pure, modellate sulla scrittura musicale, riserva a Venezia insieme a un nuovo ensemble di dodici danzatori”.
19 Luglio. L’attesa è tutta per lo spettacolo del Leone d’Argento Mamela Nyamza di scena con “The Herd/Less” (Piccolo Arsenale ore 20, anche l’indomani).
20 Luglio. Nei Giardini Biblioteca Asac alle 11,30: Frédéric Flamand. Karole Armitage, Virgilio Sieni, Marie Chouinard e Wayne McGregor in conversazione con Sarah Crompton. Introduce Elisa Guzzo Vaccarino.

21 Luglio. Vincitore del bando nazionale per una nuova coreografia, è di scena il coreografo Andrea Salustri (ore 21,30 Tese dei Soppalchi, in replica l’indomani alle ore 19). Dopo “Materia”, un passo a due tra corpo e oggetto che aveva mostrato alla Biennale Danza 2023, con “Invisible” Salustri si concentra “sugli agenti immateriali – aria, luce, fumo, vento, nebbia – chiedendosi se la danza può essere un modo per far diventare, anche solo per un breve istante, visibile l’invisibile”.
22 Luglio. Alle ore 21, al Teatro alle Tese (stessa ora anche l’indomani) con “Láhppon/Lost” della regista lappone Elle Sofe Sara, il corpo è visto come forma di documentazione storico e politica. La coreografa trova la sua ispirazione nella cultura Sami nelle regioni dell’Alto Nord tra Norvegia, Russia e Finlandia e Svezia. L’opera “riecheggia e rifrange nel presente un episodio cruciale della storia Sami, la rivolta di Kautokeino (1852) contro le autorità norvegesi e le pratiche di assimilazione forzata, per riflettere sui meccanismi umani della paura, dell’ingiustizia, della speranza”. Per la prima volta,, Elle Sofe Sara, insieme alla coreografa islandese Hlín Hjálmarsdóttir, dirige 19 dei 70 ballerini del corpo di ballo del Teatro dell’opera di Oslo.

23 Luglio. Apre la giornata alle ore 18 (Teatro alle Tese anche l’indomani in replica) il neozelandese di origine Maori Oli Mathiesen presenterà “Just Between Me and Jesus”, un lavoro “ispirato alla cultura del clubbing e alla liturgia che lo sottende, con sette danzatori neozelandesi (Aotearoa), mettendo in risalto rituali condivisi, devozione e senso di appartenenza in un’espressione di euforia collettiva”.
Alle ore 21, nel piazzale Divisione Aqui di Mestre (in replica anche l’indomani) , Omar Rajeh, figura centrale per la diffusione e lo sviluppo della danza contemporanea in Libano e nel mondo arabo, porta al festival il suo ultimo lavoro, “Dance people”. Questo spettacolo afferma “il valore aggregante e comunitario della danza, facendone un atto dalla valenza fortemente politica”. Rajeh “reinventa il teatro concependolo come territorio condiviso dove lo spettatore è parte integrante, libero di muoversi e di modellare insieme ai danzatori lo spettacolo”.
24 Luglio. Al Teatro Piccolo Arsenale (ore 20 e in replica anche l’indomani) “Tempo” è lo spettacolo dell’artista finlandese Kalle Nio, che mette assieme teatro visivo, cinema sperimentale, circo contemporaneo e nuova magia, insieme al coreografo brasiliano di stanza in Svezia Fernando Melo. “Testo, movimento e ipnotiche illusioni sceniche in cui il tempo si inverte, la gravità svanisce e le leggi della natura si dissolvono”.

25 Luglio. Questa è la giornata del Leone d’Oro. Al teatro Malibran (in replica anche l’indomani) è di scena Bangarra Dance con “Terrain”, coreografia di Frances Rings.
26 Luglio. Serata dedicata al Biennale College. Attenzione a Molissa Fenley e Maxine Doyle. Scrive McGregor :“Entrambe queste artiste sono vere Frederick Wiseman potenze dell’immaginazione, esperienza e innovazione, e siamo entusiasti di commissionare due nuove opere ideate specificamente per i danzatori di Biennale College 2026”. Maxine Doyle, coreografa e regista indipee rindipendente, dal 2002 alle ore 18 al Teatro alle Tese (in replica l’indomani alle ore 21) presenta “Hubris” .Molissa Fenley invece alle ore 21 al teatro dei Soppalchi (replica l’indomani alle 18) porterà “On Tenderness”.
27 Luglio. Ca Giustinian. Alle ore 17 proiezione del film “Danse” di Wiseman. La pellicola apre una selezione di film sulla danza – Anche “Ballet” e “Crazy Horse”– diretti dalla mano di uno dei maestri del cinema documentario come Wiseman, già Leone d’oro alla carriera della Mostra del Cinema nel 2014 e scomparso lo scorso febbraio, è parte integrante del festival.
28 Luglio. Ca Giustinian ore 18. Ai film di Wiseman si aggiunge il film “State of Darkness: Part Four”, dalle prove che la stessa coreografa dell’assolo, Molissa Fenley, ha condotto con l’interprete Cassandra Trenary.
29 Luglio. Ca Giustinian. Alle ore 17 proiezione del film “Ballet” di Wiseman.

Alle ore 21, esterno Teatro alle Tese, per Biennale College Amine Mazhoud, presenta in prima mondiale “A slow and easy day in Venice”, A seguire al teatro alle Tese la coppia Julia Bentkowska – Julia Litwin mostrano “Residue” guidati entrambi i lavori da Wayne McGregor e dal suo team ( I lavori replicano l’indomani alle ore 18).
30 Luglio. Ca Giustinan, ore 17. Proiezione del film “Crazy Horse” di Wiseman.
Tese ai Soppalchi, ore 18 Molissa Fenley è a Venezia come autrice del pezzo di culto “State of Darkness”, con un singolo danzatore a cimentarsi con un’intera orchestra nella “Sagra” stravinskiana vista sotto una nuova luce, nell’interpretazione di Cassandra Trenary, già prima ballerina dell’American Ballet Theater e ora della Wiener Staatsoper. Poi come autrice e in via eccezionale nuovamente interprete di “Bardo”, l’assolo che aveva concepito per Keith Haring nel decennale della scomparsa dell’artista, con cui la Fenley era in diretta amicizia collaborando a diversi progetti insieme. Nella tradizione tibetana “bardo” indica lo spazio liminale tra morte e rinascita. Infine Molissa Fenley sarà maestra per i sedici giovani danzatori e i due coreografi di Biennale College in vista di una nuova creazione in prima mondiale per il festival. (Replica l’indomani alle 20).
Alle ore 21, al Teatro alle Tese (replica l’indomani alle 19) l’australiano Adam Linder torna a Venezia con “Drip Tekhne” concepito in stretta connessione con i dieci interpreti, residenti all’Opera Reale di Copenhagen, Dansk Danseteaters: “un’esplorazione sull’evoluzione del processo che ha portato i nostri corpi a diventare strumenti tecnici per la danza”.

31 Luglio. Piccolo Arsenale, ore 18. “What is War” interroga “i segni lasciati dalla guerra sul corpo e nella memoria collettiva delle generazioni a venire”. In scena Eiko Otake, formata in Giappone dai maestri del butoh Kazuo Ohno e Tatsumi Hijikata e Wen Hui, carismatica pioniera della danza moderna in Cina, dove fonda a Pechino nel 1994 la prima compagnia indipendente, fuori dal sistema statale, oggi di stanza a Francoforte. (in repolica anche l’indomani).
Al Teatro Malibran, alle ore 21 (replica anche l’indomani) parata di stelle con la Winndance, acronimo di When if Not Now, nuova formazione di Stoccarda che raccoglie autori di punta come John Neumeier, “che ha riscritto la storia del balletto contemporaneo insieme a Kylián e Forsythe, con cui è cresciuto alla scuola di Cranko, Imre e Marne von Opstal, coreografi associati al Nederlands Dans Theater, dopo una lunga attività con le migliori compagnie del mondo, Rainer Behr, già attivo con le maestre del Tanztheater Susanne Linke e Pina Bausch, Javier de Frutos, fra i più influenti coreografi latino-americani attivi in Europa, Omar Román de Jesús, esponente della coreografia portoricana, noto in tutto il mondo. Presenteranno in prima mondiale il progetto “Scirocco”, ovvero due capitoli in dialogo: Morte a Venezia e il Ponte dei sospiri; gli interpreti sono fuoriclasse come Diana Vishneva, Silvia Azzoni, Kayoko Everhart, Mara Galeazzi, Silas Henriksen, Igone de Jongh, Marijn Rademaker, Oleksandr Ryabko, Gil Roman.

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