Teatro

Ravenna Festival, la nuova “Lus” di Ermanna Montanari

A distanza di trenta anni dal debutto e dieci dalla seconda edizione torna questi giorni al teatro Rasi di Ravenna il capolavoro interpretato dall’attrice del Teatro delle Albe, dal poema di Nevio Spadoni

20 Giugno 2026

Ravenna – Torna la Luce. Ermanna Montanari, signora della scena italiana è in palcoscenico al Ravenna Festival con un monologo, “Lus”, un concerto teatrale diventato leggenda. Questo distillato di emozioni e passione, spettacolo tra i più importanti nella storia del Teatro delle Albe, vivrà, a distanza di trent’anni dal debutto il suo terzo capitolo le sere del 25 e 26 giugno alle ore 21 al Teatro Rasi. E’ infatti del 1995 la prima assoluta di questo poema che incantò subito per la forza tragica di una interpretazione divenuta leggenda e per i versi in lingua romagnola, opera di Nevio Spadoni: al centro un personaggio uscito dalle nebbie del tempo, eppure di sconcertante contemporaneità, ripreso con successo anche nella seconda edizione del 2015. “Lus” è la storia della Bêlda, figura di donna ritenuta strega e fattucchiera, respinta e insultata durante il giorno, ricercata la notte da ricchi borghesi e ultimi della terra che a lei si rivolgono per guarire, grazie alla magia, il male di vivere. Dispensatrice di rimedi per cuori e corpi diventa una furia con anatemi e maledizioni, e una pratica nera quando decide di colpire il parrocco che aveva osato disseppellire il corpo della madre dietro l’accusa di prostituzione. Lo spettacolo torna ora in una nuova edizione con l’ideazione scenica e la regia della stessa Montanari assieme a Marco Martinelli. L’attrice delle Albe stavolta si confronta in scena con le musiche e il contrabbasso di Daniele Roccato.

Un’immagine di “Lus” andata in scena dieci anni fa .con Ermanna Montanari, ora torna in  una nuova edizione a Ravenna Festival (Foto Luca del Pia)

In “Lus” la poesia si fa teatro e il verso diventa invettiva. Ma quali sono le ragioni profonde di questa storia e del suo testo teatrale? Ancora ai nostri giorni possiedono la stessa dirompente attualità del debutto?

La poesia ha l’attualità dell’eterno -dice Ermanna Montanari in una pausa delle prove – la sua ragione è un colloquio con l’origine. Quando, alla fine degli anni Novanta, proprio al debutto, Gianni Celati vide “Lus” in un piccolo centro sociale alla periferia di Ravenna, mi disse che non stavo recitando per un pubblico convenzionale, ma per le piante, per gli animali, e mi propose di portarlo davanti a un branco di asini. Lui stesso avrebbe organizzato il set, in una cascina di suoi amici reggiani. E così avvenne. Gli animali mi ascoltarono quieti, mi rivelarono il loro nome, e quando terminai se ne andarono, senza che nessuno desse loro un segno. Per un attimo, ci riconoscemmo”.

La figura della “strega”. Marco Martinelli la descrive un “Cristo-donna dalla lingua di fuoco”. Bêlda è il segno della rivolta al femminile contro l’essere oggetto di una società patriarcale. Si trova d’accordo?

Come non esserlo? Insieme a Marco pensiamo e ripensiamo, facciamo e disfiamo e rifacciamo i nostri spettacoli, ci concentriamo ossessivamente sul più piccolo dettaglio, perché “Dio è nei dettagli”, e anche il diavolo, come ci hanno insegnato artisti e poeti. Bêlda è naturalmente una ribelle: segue la Natura, è attraversata dalle malattie, dai veleni, dai medicamenti che essa stessa aggomitola. Per questa edizione di Ravenna Festival che dedica a San Francesco il suo operare, ci è sembrato che questa figura Christi, la sua trasversalità di emarginata, il suo farsi carico dei mali del mondo, potesse parlare a un oggi malato e corroso da guerre, odio, genocidi, e che l’invocazione alla Luce potesse essere un inno alla febbre di bellezza. Bêlda non sventola nessuna bandiera ideologica, non urla slogan politici, si pone col suo corpo tra i corpi. È tutti quei corpi: sgnur e purèt, zig, zop, arghiblé, mët spaché”.

Una foto della prima edizione di “Lus” del 1995. In scena Ermanna Montanari e Luigi Dadina del Teatro delle Albe

Questa donna è così uno “sciamano che si carica addosso i mali del mondo”, per citare ancora Martinelli. Quindi personaggio centrale dentro una comunità, strumento e mezzo utile e necessario per combattere il male ed esorcizzare la separazione, l’ostracismo di una società benpensante.

L’ipocrisia soprattutto. È il vizio delle personcine “per bene” quello che più la irrita e la fa esplodere nella cascata di invettive.

Bêlda, donna e guaritrice realmente esistita che tu hai visto “furiosa e imperturbabile, simile alle figure di certe reggitrici che abitano nelle nostre campagne. Immobile, solo la voce vibra. Non c’è dramma, non c’è moto, tutto sta nella voce di Bêlda. Ora voce di scimmia, ora di corvo, ora di lupo”. Una voce che esce dalle viscere della terra. Un urlo primordiale di una umanità condannata a soffrire, lacerata e prigioniera di una ancestrale maledizione e che cerca la via della ribellione e del riscatto.

Una suggestiva immagine di  “Lus” del 2015 con Ermanna Montanari: ora  torna in scena al Teatro Rasi di Ravenna (Foto Luca Del Pia)

Nel segno del sangue. Di quel liquido rosso che scorre nelle vene, quel “vino bruno” che si sparge a terra nei sacrifici umani, che sempre si rinnovano e ci corrompono. Nel 2015, nella sua seconda edizione, “Lus” prese la forma di un concerto bianco nel bianco, con l’ausilio della pittrice Margherita Manzelli e di due musicisti d’eccezione, Luigi Ceccarelli e Daniele Roccato. Margherita mi chiese se poteva disegnare col proprio sangue i crateri dell’abito di Bêlda: aveva colto nel segno. E sullo sfondo schizzò un affresco di volti sofferenti, la massa umana sterminata che Bêlda ha curato per tutta la vita”.

L’uso di una lingua aspra come il romagnolo, fatta di suoni profondi e spezzati, gorgoglìi ed esplosioni di energia vocale, disegna un paesaggio che fa da colonna sonora nello spettacolo originale, tratto rimasto anche nella ripresa nel 2015 e che immagino, tornerà anche nell’edizione ultima di scena a Ravenna Festival. In questo “Lus” è spettacolo fondativo, sul piano artistico e di ricerca personale e di compagnia. Da “Lus” parte una strada che approda ai nostri giorni: cioè la nascita di Malagola. Ma anche un marchio fortissimo presente e rintracciabile dentro gli allestimenti e le azioni teatrali delle Albe.

Un momento di “Lus” della edizione del 2015 con l’interpretazione di Ermanna Montanari. il poema è di Nevio Spadoni (Foto Luca Del Pia)

Fin dall’origine delle Albe abbiamo battezzato il dialetto “lingua di scena”, suono primordiale, carne, e portato la voce della terra e delle sue crepe in giro per il mondo, da Tunisi a New York, da Shangai a Stoccolma, confortati in questo dall’autorevolezza di poeti come Nino Pedretti, Raffello Baldini, Tonino Guerra. Nevio Spadoni ne ha raccolto il testimone: in questo sulfureo poemetto in versi, scritto per me nei primi anni Novanta, ho trovato la consistenza ferrosa delle zolle nere e umide dei campi appena arati. La materia bruna, perennemente gravida, che al sole pare metallo, si è fatta voce, fascio di rovi scorticanti, in grado di dialogare con altre voci eretiche, dannate, come quella di Diamanda Galas, con cui condivisi il palco di Ravenna Festival alla fine degli anni Novanta, in una serata a specchio pensata e voluta dal musicologo Franco Masotti. Da “Lus” si è sviluppata una catena di opere e figure in cui il dialetto si è fatto suono, daAlcina a Tonina Pantani, all’asino di “Fedeli d’Amore”, e il cui ultimo anello è Hermanita di “Don Chisciotte ad ardere”, nel suo parlare tronco, catacombale, glossolalico, intarsiando romagnolo, spagnolo, latino”.

Lo studioso russo Vladimir Propp nel suo volume Morfologia della fiaba(sull’uniformità di struttura delle favole di magia) ha indicato, tra l’altro, come i racconti popolari, i “cont de fées”, attraversano il mondo. Le storie che si raccontano nelle fiabe, come pure i miti, si ritrovano sostanzialmente simili a migliaia di chilometri di distanza. Così avviene, probabilmente, anche per certi rituali. L’atto di magia nera di Bêlda contro il prete – che aveva fatto disseppellire la madre di Bêlda, perché aveva sentito dire che fosse stata una puttana – cioè il maleficio dell’orma tagliata, tu stessa hai raccontato che è un atto di magia (non so ancora se esistente e praticato oppure no) che si ritrova incredibilmente in modo simile sia in Romagna che in Africa. Un fatto che solo il teatro può artaudianamente comprendere nell’intimo ed evidenziare.

Un altro istante della messinscena di “Lus” con l’interpretazione dell’attrice del Teatro delle Albe Ermanna Montanari (Foto di Luca Del Pia)

Non so se in Africa la si pratichi ancora questa magia. Noi ne verificammo l’esistenza in un viaggio in Senegal, pochi anni prima del debutto di “Lus”, dove partecipammo ad alcune cerimonie rituali nei boschi sacri della Casamance. Quanto alla vicenda della “vera” Bêlda, vissuta nella campagna romagnola tra Otto e Novecento, e testimoniata dallo scrittore Eraldo Baldini -la fonte cui ha attinto Spadoni per scrivere il poemetto -, beh, così si raccontava in paese, che Bêlda avesse utilizzato quella pratica per vendicare sua madre, la perpetua del prete. È verità storica? Chi può dirlo. Ma i versi di “Lus” rendono vera quella vendetta a un livello simbolico, anche se mai avvenuta. Il maleficio è contro il parroco, che forse era il padre di Bêlda? Il teatro, sì, è il luogo dell’abisso, è in continua tensione con esso”.

Lus”, dopo “Rosvita” e “Cenci”, è stato anche il punto d’arrivo e ripartenza per la tua personale e originale ricerca e lavoro sull’uso teatrale della voce. Ora che hai acquisito un formidabile bagaglio espressivo, concretizzatosi anche con l’apertura della scuola di vocalità Malagola, diretta insieme a Enrico Pitozzi, centro unico in Italia, “Lus” ancora una volta ti indica orizzonti e strade nuove da esplorare?

Forse “Lus” in questo momento, che mi viene addosso così appannato, è più un gancio, un necessario colloquio con l’origine, una forma di resistenza a un linguaggio di sola informazione. Mentre Malagola è la pelle che fa emergere voci, gesti, idee, giovinezza, è “nuovi orizzonti”. “Lus” e Malagola sono germe di questo mio annaspare”.

Un’immagine emblematica della seconda edizione di “Lus” con Ermanna Montanari questo giorni al Ravenna Festival (Foto Luca Del Pia)
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