Teatro

Vita e morte del grande Willy Loman, commesso viaggiatore

In scena, diretto da Carlo Sciaccaluga e interpretato da Luca Lazzareschi, “Morte di un commesso viaggiatore”, il capolavoro di Artur Miller del 1949

7 Maggio 2026

Catania. Alla fine tutte le tessere vanno al loro posto, appare il quadro d’insieme e l’insieme risulta più grande – molto più grande e molto più profondo – della somma dei singoli addendi: è una affermazione generica certo, vale in molti contesti certo, ma qui va bene per spiegare la dinamica dello spettacolo “Morte di un commesso viaggiatore” che, prodotto dal Teatro Biondo di Palermo con la regia di Carlo Sciaccaluga, dopo le tappe di Palermo e Catania si appresta ad andare in scena a Roma, all’Argentina, dal 13 al 24 maggio. Uno spettacolo di solida visione registica (Sciaccaluga, spettacolo dopo spettacolo, va consolidando il suo denso linguaggio registico) e con un motore interno, attivo, importante, consapevole e molto efficace, collocato nella generosità e nella sapienza attorali di Luca Lazzareschi che incarna Willy Loman, ovvero il protagonista di questo dramma (del 1949, ma ormai un classico del teatro contemporaneo) di Arthur Miller. In scena, accanto a Lazzareschi, ci sono Pia Lanciotti (Linda Loman, la moglie), Sergio Basile (lo zio Ben), Andrea Nicolini (Charley), ed ancora Giovanni Arezzo, Silvia Biancalana, Domenico Bravo, Giovanni Cannata, Michele De Paola, Eletta Del Castillo, Riccardo Livermore, Chiara Sarcona. Si diceva della generosità e della sapienza di Lazzareschi: occorre sottolineare queste qualità perché, se è vero che concezione e costruzione dello spettacolo vanno ovviamente ascritte a Sciaccaluga, è anche vero che Lazzareschi, da protagonista quasi sempre in scena, imprime nell’ensemble il ritmo giusto dello spettacolo, lo fa respirare e sa trovare nell’equilibrio e nella misura dei dialoghi – spesso dolorosi, privi di speranza, tesi, taglienti – la giusta densità di situazioni e di personaggi che hanno necessità e reale consistenza di carattere, psicologia, cultura, struttura politica e base socio-economica. Così è la relazione con la moglie (una Lanciotti molto efficace e capace di comunicare consapevolezza e dignità) che sostiene Loman e resta ferma al posto suo, perché la riuscita economica di marito e figli è obiettivo ben più importante della risoluzione delle sue amarezze.

ph © rosellina garbo

Così è il rapporto con Charley (Nicolino), l’amico e vicino di casa che gli tende la mano e che, pietosamente, lo richiama inascoltato al principio di realtà. Così il rapporto con il fratello Ben che del capitalismo gli propone una versione più nobile e avventurosa, tale da poter alleggerire il peso della violenza che sembra annientarlo. Così il rapporto col proprietario di quell’azienda (Giovanni Arezzo) per cui Loman continua a lavorare ormai vecchio, sottopagato e deluso (un rapporto che scopre esser basato sul ricatto, sulla forza, sul tradimento di ogni sano principio) e da cui è infine licenziato. Il capitalismo, insomma, anche nella sua fase nascente e rampante è questa roba qui e non può dismettere la sua naturale tendenza allo sfruttamento. Così infine sono i rapporti di Loman coi figli Biff e Happy (rispettivamente Michele De Paola e Giovanni Cannata), rapporti che sono fallimentari perché sono il necessario – e appunto necessariamente fallimentare – prodotto di una società che si avvia ad organizzarsi integralmente intorno al culto del successo economico, unico metro della felicità e della realizzazione. Ecco il gancio per il pubblico contemporaneo: la disumana ferocia del capitalismo schiaccia inevitabilmente chi non si piega alla sua logica, chi non l’accetta, chi non se ne fa latore nemmeno nella basica posizione di consumatore. Non è poco perché si tratta di un gancio d’interesse, di reale inquietudine, di crescente sollecitazione morale e politica che sembra trovare nella catastrofe finale un culmine autoevidente di attualità e consapevolezza. È da notare infine che tutto questo insieme di senso e di pensiero, è espresso dinamicamente e visivamente anche dalla scenografia (firmata da Anna Varaldo), seppure non convincano i grandi parallelepipedi (forse troppo grandi) che, sovrastandola, allargano e restringono simbolicamente l’ampiezza della scena, per dire dell’ampiezza del mondo, assai spesso miserabile e doloroso, di Willy Loman e di ciascun spettatore. Visto martedì 21 aprile 2026 sulla scena del Teatro Stabile di Catania.

 

Teatro Stabile di Catania, Teatro Verga: Morte di un commesso viaggiatore di Arthur Miller, dal 21 al 30 aprile 2026. Traduzione di Masolino D’Amico, regia di Carlo Sciaccaluga con Luca Lazzareschi, Pia LanciottiSergio Basile, Andrea Nicolini, e con in ordine alfabetico Giovanni Arezzo, Silvia Biancalana, Domenico Bravo, Giovanni Cannata, Michele De Paola, Eletta Del Castillo, Riccardo Livermore, Chiara Sarcona. Scene di Anna Varaldo, costumi di Anna Verde, musiche di Andrea Nicolini e Leonardo Nicolini. Produzione del Teatro Biondo Palermo. Crediti fotografici di Rosellina Garbo.

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