Teatro

E’ il tempo della “Primavera dei Teatri”

Dal 26 al 31 maggio a Castrovillari l’attesa rassegna allestita da Saverio La Ruina e Dario De Luca. Da ventisei anni è una delle più importanti vetrine della scena contemporanea. Grande attenzione ai nuovi talenti, spazio a residenze e prime nazionali

24 Maggio 2026

CASTROVILLARI _ Abita al Sud, in Calabria, il teatrar di maggio. In una rassegna che già nel titolo simbolicamente allude alla rinascita e alla continua rigenerazione della scena. Quella “Primavera dei Teatri” che ogni edizione serba sorprese e nuove scoperte. Quasi un marchio di fabbrica per questo festival ideato e diretto da Dario De Luca e Saverio La Ruina che nella sua storia (quella in programma dal 26 al 31 maggio è la numero ventisei e prevede ben trentacinque eventi tra incontri e spettacoli) ha sempre ricercato di aprire alle nuove tendenze e ricerche del contemporaneo, facendo convivere protagonisti affermati accanto a giovani talentuosi alle prime esperienze. Una formula inseguita con ostinazione e coraggio, grazie alla passione degli organizzatori, essi stessi teatranti -e che teatranti!- che hanno trasformato questa cittadina in uno dei pochi fondamentali luoghi della scena nazionale. Attenti a quello che in questi giorni qui verrà mostrato perché di sicuro ci saranno spettacoli in grado di conquistare e commuovere, offrendo materia per riflettere. E, soprattutto, disveleranno nuove energie: quelle che contribuiranno a far crescere il futuro del nostro teatro: anche questa una caratteristica a denominazione controllata della “Primavera dei Teatri”, una rassegna sempre attenta a quanto accade nella realtà contemporanea e alla sua traduzione in atti espressivi e poetici. L’edizione di questo anno è dedicata a Laura Palmieri, Giancarlo Cauteruccio e Goffredo Fofi, tre diverse figure che in modo diverso hanno intrecciato il loro cammino con la “Primavera” condividendone nel tempo “visione, tensione etica e responsabilità culturale”.

A ricordare la “filosofia” di questa rassegna di forte temperamento sono le parole dei due direttori De Luca e La Ruina che nel presentare il palinsesto di Castrovillari non dimenticano la cornice di tempo e di conflitti dentro la quale si svolge. “… guerre, tifoserie da stadio su aspetti fondamentali della nostra vita, capi di stato che sovvertono le regole del vivere civile e fanno carta straccia del diritto internazionale, davanti all’inerzia di tutti. Regole che in un passato hanno arginato i più forti e salvaguardato i più deboli. Insomma, tempi in cui ti chiedi che valore e che senso abbiano il tuo lavoro, la tua azione, il tuo impegno nella cultura, in questa cosa immateriale che sembra così distante dalla concretezza del reale”. Ci sarebbe da farsi cadere le braccia come uomini di buona volontà, eppure i due teatranti non mancano di ricordare come “…i teatri rimasti aperti durante i grandi conflitti siano stati luoghi di resistenza culturale, coesione sociale e di salutare evasione”. A quel punto si realizza che “le arti sono ancora più vitali quando il mondo non sta bene”.

Una scena ripresa dal film documentario girato dal regista e Saverio La Ruina “Italianesi”, girato in terra d’Albania, dove molti italiani sono rimasti alla fine della guerra vivendo sotto la dittatura di Enver Hoxha

Citazione d’obbligo del film “Italianesi” che fotografa quegli italiani rimasti intrappolati in Albania dopo la seconda guerra e costretti a vivere sotto la dittatura di Enver Hoxha. Questi ricordano come in quei decenni fosse diventata assai popolare la musica italiana. Cantare per esprimere la voglia di libertà. Uno dei protagonisti di quel film realizzato da Saverio La Ruina così testimoniava: “Visto che era tutto chiuso, è stata una brezza di aria fresca nella nostra vita. E vista la dittatura che abbiamo vissuto è stata una finestra straordinaria che ci ha mantenuti vivi spiritualmente”. La lezione sta quindi nel fatto che anche oggi “in questo mondo che non sta bene, bisogna continuare a coltivare lo spirito”. Questa è la chiave per leggere il programma di questa edizione che dietro gli spettacoli vede la dimensione progettuale del lavoro teatrale fatto di residenze, restituzioni, anteprime, scritture sceniche “espongono nel momento esatto in cui ancora non sono definitive. Una geografia teatrale che attraversa spazi diversi della città e li trasforma in luoghi di ascolto e di produzione di senso”.

Nella prima giornata attenzione a tre diversi nuclei di ricerca. “Nervo Vago”, regia e drammaturgia di Rita Frongia vede insieme Isadora Angelini, Gianluca Balducci, Silvia Lodi e Giuseppe Semeraro in un allestimento ispirato da “Dimensioni” racconto di Alice Munro. La storia inizia quando la tragedia è già accaduta. La protagonista cambia vita, nome e città. “Lavora in un motel, attraversa spazi anonimi, aspetta. Il suo corpo è sospeso: le gambe ferme, l’attesa come condizione…” (Teatro Sybaris). Al Teatro Vittoria c’è invece la restituzione della residenza coreografica di Aurelio Di Virgilio con “Scented Panther”: indagine nei territori del corpo, tra esposizione e costruzione di immaginario. La figura della pantera è simbolo della poesia incarnata: “esprime potere, dolcezza e ferocia allo stesso tempo, e raramente si mostra allo sguardo umano”. Performer: Elena Sgarbossa.

Chiude al Teatro San Girolamo, in anteprima nazionale, la coreografa Luna Cenere con “Agape” ; lessico coreografico che interroga la prossimità, la relazione e la tensione tra gesto e comunità, inscrivendo la danza dentro una dimensione politica dello stare insieme. In scena: Ilaria Quaglia e Davide Tagliavini. Musica dal vivo di Renato Grieco.

Un momento di “Agape” della coreografa Luna Cenere in anteprima nazionale al festival di Castrovillari. In scena: Ilaria Quaglia e Davide Tagliavini (Fotografia di Andrea Macchia)

27 Maggio. La giornata si apre al mattino nel giardino Emy’s Bakery con “Cemento armato” mostra fotografica di Angelo Maggio sul Non Finito Calabro: “un prisma di sguardi gettati su una realtà oscura e inconcepibile, eppure figlia di un mondo civile”.

Nello stesso spazio (ore 11,30) per il ciclo di incontri “Rotte di terra” approfondimento di temi come “under 35” e parità di genere con le giovani compagnie presenti nel festival. Ospiti: Maria Chiara Pederzini, Aurelio Di Virgilio, Rossella Pugliese e Giulia Carrara.

Per il cartellone spettacolare il via al Castello Aragonese con “Carmen”, restituzione artistica di Maria Chiara Pederzini. In scena Giulia Ballentani e Anna Biscaro. In questo caso la coreografa si misura con il mito e le sue diverse stratificazioni simboliche e corporee. La creazione è stata guidata all’inizio da “Non Lasciarmi”, romanzo di Ishiguro. Il lavoro di residenza è diviso in due parti: “Hailsham”, gioco performativo del silenzio e “Carmen”, appendice che “raccoglie i diari di bordo e può essere presentato in lecture performance o affissa sui muri come un manifesto scolastico”.

Al Teatro Sybaris si prosegue con “PapàVeri sempre in piedi”, di e con Rossella Pugliese, coreografia di Aurelio Di Virgilio. Un monologo tragicomico che chiude una trilogia sui rapporti parentali. “Lo spettacolo indaga il peso delle aspettative e il bisogno di essere riconosciuti, il tentativo di diventare ciò che non si è, l’impossibilità di aderire ai desideri altrui, la difficoltà di esistere fuori dallo sguardo di un padre”.

Maiali rosa volanti” di e con Giulia di Carrara, supervisione di Andrea Cosentino, “attraversa il quotidiano come dispositivo di deviazione e slittamento. Un grido di dolore in chiave comica e monologante dentro quattro mura” (Teatro Vittoria).

“PapàVeri sempre in piedi” di e con Rossella Pugliese, coreografia di Aurelio Di Virgilio, è un monologo tragicomico sui rapporti parentali (Fotografia di Salvatore Pastore)

Al Teatro San Girolamo prima nazionale di “Untitled 22-Landscape for disappearing angels” del collettivo Olka Dots. Le fotografie dell’artista americana Francesca Woodman -iniziò a fotografarsi a 13 anni fino a 22, quando decise di togliersi la vita- sono il punto di partenza per una esplorazione di quell’universo biografico e artistico. Come le foto di Woodman” lo spettacolo mette al centro “un corpo che si fa linguaggio”, “il corpo come eccesso che lotta nella sua resistenza alla norma” (A.Kohan) che disturba, perturba, che resiste ai tentativi di addomesticarlo, di neutralizzarlo”.

Alle 23 nel Giardino Emi’s Bakery, Filippo Andreatta in “Frankstein reading session”affronta un classico della letteratura occidentale. “ Il romanzo di Shelley diventa “materiale da esaminare, sezionare, ricucire, corpo disponibile per esperimenti diversi: uno spettacolo teatrale, una readingsession, un’installazione e infine un libro sono stati generati come parti della stessa operazione che avanza orizzontalmente nella storia per indagarne le sue molteplici ramificazioni”.

28 Maggio. “Rotte di terra” al Giardino Emi’s Bakery. Incontro con Giuseppe Provinzano, Cristiana Vaccaro e Filippo Andreatta. (ore 10,30).

Allo Spazio Agorà (ore 13 2 21,30) repliche di “Noi siamo un minestrone” del Teatro delle Ariette.

Prima nazionale al Teatro San Girolamo di “Bambole da collezione” di Erika Fusini con Alessia Debandi, Erica Fusini, Sara Morassut, Miriam Nicolosi, Marta Porfiri. Regia di Cristiana Vaccaro. Il testo, scritto da Erica Fusini con la supervisione e la regia di Cristiana Vaccaro, nasce da “una serie di testimonianze reali raccolte attorno al tema della verginità: un concetto ancora carico di significati simbolici in una società che continua a giudicare il corpo femminile, educandolo all’attesa ma non al desiderio”.

“Maiali rosa volanti” è il monologo scritto e interpretato da Giulia di Carrara (con la supervisione di Andrea Cosentino) che mette al centro i problemi del quotidiano (Foto Adesso Arti Creative)

Ancora una prima nazionale al Teatro Vittoria per “Sutta Scupa” di Giuseppe Massa diretto e interpretato da Massa stesso e Giuseppe Provinzano. Lo spettacolo racconta di Giovanni e Vito e le loro esistenze rimaste ai margini di una società che “negli ultimi discapiti delle promesse di progresso ha prodotto solo stallo, nonostante una delle regole imposte sia quella di non guardarsi indietro, loro ricordano. Ricordano per istinto, per necessità, forse per sopravvivere”.

Al Teatro Sybaris Filippo Andreatta in “Nuvolario-Elena” con Maria Isidora Vicentelli evoca Elena di Sparta “come una meteora, una figura evanescente che sfida ogni classificazione e riflette sulla sottile violenza insita in ogni tentativo di ridurre o rappresentare la realtà”

29 Maggio. Per “Rotte di Terra” incontro con Giambattista Iazzeolla, presidente di Rac, Dario De Luca, Saverio La Ruina, Roberto Rustioni e Mario Perrotta.

Al Teatro Vittoria prima nazionale di “Qualcuno, nessuno centomila. Pirandello in loop”, regia di Mario Perrotta con Paola Roscioli e Dalila Cozzolino. Il nuovo lavoro di Mario Perrotta si configura “come un’indagine teatrale intensa e attuale sul tema dell’identità”. Non solamente una lettura in chiave contemporanea dell’opera del drammaturgo siciliano ma uno spettacolo che si costruisce piuttosto su “uno slittamento continuo tra piani diversi: tra teatro e vita, tra finzione e realtà, tra i personaggi pirandelliani e le nostre esperienze quotidiane”.

Il dramma dei migranti e della separazione al centro di “KR70M16-Naufrago senza nome” di Scena Verticale scritto, diretto e interpretato da Saverio La Ruina con Cecilia Foti e Dario De Luca (Foto di Tommaso Le Pera)

Al Teatro San Girolamo, prodotto da Scena Verticale approda “KR70M16-Naufrago senza nome”, scritto, diretto e interpretato da Saverio La Ruina con Cecilia Foti e Dario De Luca, In questo caso si tratta di una nuova scrittura che “continua il lavoro di scavo dentro le ferite aperte della Storia, sul fronte reale, concreto, delle differenze là dove il Mediterraneo restituisce corpi senza vita, nomi cancellati, storie spezzate”. In una dimensione surreale, dove l’autore come tradizione non viene meno al ricorso dell’ironia, si racconta l’incontro in un cimitero tra una vittima della Shoah e un immigrante clandestino”. Scrive l’autore che “dietro ogni naufragio c’è un nome che non verrà mai inciso su una lapide e senza un corpo su cui piangere non ci può essere l’elaborazione del lutto, come ci insegna la struggente supplica di Priamo, re di Troia, quando chiede ad Achille la restituzione del corpo del figlio Ettore. L’insulto finale è la cancellazione dell’identità, quella appunto che reclama KR70M16”.

Chiude la giornata al Teatro Sybaris un’altra prima nazionale: “Nada del amor me produce envidia”, testo inedito in Italia di Santiago Loza, regia di Roberto Rustioni con Silvia D’Amico. Dramaturg e sound design Gabriele Gerets Albanese. Nada del amor me produce envidia” è una “leggenda metropolitana, una favola dark che sfiora un pezzo di storia argentina del’900, e che, attraverso la scrittura poetica e leggera di Santiago Loza, prende un respiro universale. La protagonista è una sarta di quartiere dalle mani di fata che crea abiti unici. È la storia di una donna umile che scopriamo nella sua assoluta solitudine, una voce che narra e canta, ma una voce di solito abituata a tacere…”.

Una scena da “Nada del Amor me produce envidia”, testo inedito in Italia di Santiago Loza, allestito con la regia di Roberto Rustioni, drammaturgia di Gabriele Gerets Albanese con Silvia D’Amico.

30 Maggio. Nell’incontro “Amleto va alla Kalsa” Matteo Bavera (10,30) al Giardino Emi’s Bakery racconta le vicissitudini del Teatro Garibaldi di Palermo rilanciato alcuni anni fa grazie all’opera dell’indimenticabile Carlo Cecchi.

Stessa location per “Rotte di terra” (ore 11) che propone un incontro con Ivonne Capece e Quotidiana.com. Alle 17, ricordo del regista Giancarlo Cauteruccio con i direttori artistici del festival, Anna Giusy Lufrano, moglie del regista recentemente scomparso, critici e artisti.

Al Teatro San Girolamo Scena Verticale presenta in prima nazionale “Le Tre Cicoriane” liberamente tratto dalla fiaba calabrese “Le tre raccoglitrici di cicoria”. Testo, interpretazione, spazio scenico e regia di Dario De Luca che, dopo “Re Pipuzzu fattu a manu” e “I 4 desideri di Santu Martinu”,  chiude la trilogia dedicata alla fiaba calabra ispirata dalla raccolta di Letterio di Francia. Al centro Mariuccia, “eroina impavida della tradizione orale, figura arcaica e potente che guida e supera i coprotagonisti maschili”.

Altra prima nazionale quella a seguire, di scena al Teatro Vittoria: “Vorrei morire ma non so come fare” di Roberto Scappin e Paola Vannoni. In questo lavoro i Quotidiana.com“sviluppano una scrittura scenica di forte rigore formale, capace di rovesciare le attese e di aprire prospettive inattese su una materia che riguarda in modo radicale l’esperienza umana, trattata con uno sguardo lucido e spiazzante, attraversando la soglia tra vita e rappresentazione con una tensione insieme analitica e disincantata”.

Al Teatro Sybaris Ivonne Capece propone per regia e scene una lettura di “Casa di bambola” di Henrik Ibsen con Maria Laura Palmieri, Massimo di Michele e Stefano Braschi. In una “Casa di bambola” che sembra il suo sequel, “lo sguardo si ribalta: al centro non c’è più la donna che fugge, ma l’uomo che resta. Torvald Helmer è solo, intrappolato nella prima notte dopo l’abbandono, mentre tenta disperatamente di ricostruire un’identità che non esiste più”.

Torna “Casa di Bambola” di Henrik Ibsen proposto in lettura originale dalla regia e le scene di Yvonne Capece con Maria Laura Palmieri, Massimo di Michele e Stefano Braschi (Fotografia di Marcella Foccardi)

31 Maggio. Alle 10 al Giardino Emi’s Bakery, la studiosa Silvana de Vidovich parla del suo libro frutto di una lunga ricerca, “Aleksandr De Vidovich”, dedicato a uno dei più importanti registi teatrali del Novecento, per il quale il teatro è innanzitutto arte dell’attore. A seguire il regista teatrale Dino Lopardo presenta “Affogo” il testo dell’omonimo e sorprendente suo spettacolo d’esordio (ore 11)

Alle 12 “Pavese &Tenco” è l’incontro tra i racconti di Domenico Dara e le canzoni di Sasà Calabrese.

Per il teatro si parte (ore 16,30) dalla Sala Varcasia per assistere alla restituzione della residenza di Cecilia Foti con “La Questione dell’imbuto” . L’autrice anche responsabile della regia è sul palco assieme a Nunzia Lo Presti per raccontare due figure femminili, vicine di letto in un ospedale. “Il tempo si ferma, il mondo è fuori. Condivisione di esperienze vissute, riflessioni su paradossi e incongruenze che vive chi ha bisogno di cure. Continue le decisioni da prendere su quesiti e ripetuti imbarazzi, soprattutto se la “questione” è femminile, intima, qualcosa che però pervade la quotidianità e invade i rapporti interpersonali, l’amore”.

Un’ora dopo nella stessa sala è previsto un omaggio a Laura Palmieri, indimenticabile intellettuale e critica teatrale. Si apre con l’ascolto della poesia che Mariangela Gualtieri le ha dedicato. Interverranno i direttori artistici della “Primavera dei teatri” Di Luca e La Ruina e la figlia di Laura, Bianca.

“La questione dell’imbuto” è la restituzione di Cecilia Foti sul palco assieme a Nunzia Lo Presti racconta storie due storie di intimità al femminile. (Fotografia di Michele Tornaiuoli)

Al Teatro San Girolamo è di scena “Armande sono io!” un progetto che intreccia “drammaturgia, regia e interpretazione in una dimensione autoriale condivisa, a partire da un testo di Carla Lonzi sul femminismo, che indaga le relazioni tra il movimento delle Preziose del XVII secolo e l’opera di Molière – con ideazione e regia di Fiorenza Menni (in scena con Luce Sant’Ambrogio) lavorando sulla costruzione dell’identità come spazio plurale”.

Al Teatro Vittoria anteprima di “Rigetto”, regia, drammaturgia e luci di Dino Lopardo con le attrici Angela Ciaburri e Claudia A. Marsicano. Dopo “Affogo” questo spettacolo è il secondo capitolo della trilogia dedicata all’odio curata da Lopardo. Al centro della vicenda, due sorellastre, Anna e Clara, “intrappolate in un vuoto emotivo ed esistenziale che si manifesta attraverso il rapporto con il cibo e con il corpo. Il contrasto tra le due protagoniste e la loro continua lotta interiore danno vita a una tragicommedia che esplora l’infelicità nascosta dietro il cibo e il corpo”.

Il duo formato da Niccolò Fettarappa e Lorenzo Guerrieri presenta in anteprima al Teatro Sybaris lo spettacolo “Scemi del villaggio”, progetto che intende “riscoprire la città come per la prima volta con uno sguardo satirico e beffardo”. Dicono i due autori-registi e interpreti che “nell’attuale contesto sociale siamo più insoddisfatti e ossessionati dalla fuga e dal viaggio, ormai ridotto a routine consumistica. In quadri comico-picareschi raccontiamo questa nevrosi che ci rende goffi e disadattati, tra ansie urbane e processi di gentrificazione sempre più diffusi…”.

Una scena da “Rigetto” secondo capitolo, dopo “Affogo”, della trilogia curata da Dino Lopardo, autore anche della regia con Angela Ciaburri e Claudia A. Marsicano
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