Se la natura è circolare perché l’economia continua a essere lineare?

30 novembre 2018

Di cosa parliamo quando parliamo di circular economy? Perché oggi è un modello economico così importante per le imprese e così centrale per il futuro dell’Italia e delle nostre città che devono diventare sempre più sostenibili? Il concetto di economia circolare risponde al desiderio di crescita sostenibile, nel quadro della pressione crescente a cui produzione e consumi sottopongono le risorse mondiali e l’ambiente. Finora l’economia ha funzionato con un modello “produzione-consumo-smaltimento”, modello lineare dove ogni prodotto è inesorabilmente destinato ad arrivare a “fine vita”. Per produrre il cibo, costruire le case e le infrastrutture, fabbricare beni di consumo o fornire l’energia si usano materiali pregiati. Quando sono stati sfruttati del tutto o non sono più necessari, questi prodotti sono smaltiti come rifiuti.

«Di cosa parliamo quando parliamo di circular economy? Non di sostenibilità né di green economy, che sono utili e meritorie ma non più sufficienti. Circular economy significa ripensare completamente la relazione con gli oggetti – privilegiando ove possibile la condivisione temporanea di un servizio al posto del possesso di un bene sottoutilizzato –, prevedere una produzione slegata dallo sfruttamento delle risorse naturali e, infine, una rigenerazione degli oggetti stessi o delle loro componenti», ha spiegato Massimiano Tellini, Global Head of Circular Economy di Intesa Sanpaolo Innovation Center, intervenuto ieri al Brains Day 2018, l’evento annuale dedicato alla comunità di autori e lettori di Stati Generali. «Il modello economico lineare, basato su un approccio Take-Make-Dispose, ha un impatto negativo sull’ambiente e sull’uso efficiente delle risorse. La circular economy consente modelli di business che sono convenienti per i produttori e sostenibili per l’ambiente e la società civile, attraverso un nuovo paradigma di sviluppo rigenerativo per progettazione. Le città, generatrici dell’85% del Pil globale e del 75% del consumo di risorse, possono essere le catalizzatrici del cambiamento».

I territori, i comuni soprattutto, oggi investono in progetti e politiche di economia circolare ma emerge sempre un certo gap tra locale e nazionale. Si può fare molto ma le politiche funzionano maggiormente a livello locale piuttosto che nazionale. Chi governa deve fare i conti con gli elettori, oltre che con il mercato. «L’economia circolare – ha spiegato l’assessore all’Urbanistica del Comune di Milano Pierfrancesco Maran  è ancora una speranza, nonostante gli interventi si facciano a Milano e a livello territoriale in questa direzione, non è ancora una realtà politica efficace». Inoltre, la legalità, le politiche ambientali devono essere condivise con i cittadini, inclusive, e quindi quella dell’economia circolare «è una battaglia oltre che politica, anche culturale». Spesso, sui progetti rivolti alla cittadinanza e agli spazi condivisi, qualcuno finisce sempre con il sentirsi escluso. La direzione da prendere è quindi quella di non farsi tentare dal paternalismo, sollecitando però comportamenti virtuosi della cittadinanza. A tal proposito, Tellini ha evidenziato, proprio con riferimento al capoluogo lombardo, che « aMilano sempre più persone preferiscono avere accesso a un servizio condiviso affidabile e regolare rispetto a possedere un bene costoso come l’auto privata, che in media rimane inutilizzata per il 92% del tempo. La città di Milano ha adottato da tempo alcune buone pratiche della circular economy, non solo nella smart mobility, ed Expo 2015 ha accelerato questo percorso, basti pensare alla Food Policy 2015-2020 e ai progetti di rigenerazione urbana». Sempre a Milano, poi, sostenuto dalla Fondazione Cariplo e da Intesa Sanpaolo, è nato il Circular Economy Lab, con l’obiettivo di supportare e accompagnare la trasformazione del sistema economico italiano e diffondere nuovi modelli di creazione del valore nell’interesse collettivo.

Il concetto di circular declinato alle città, per Luca Meini, responsabile economia circolare di Enel Holding, impone percorsi di inclusione e ascolto dei territori, dei cittadini. Meini ha spiegato che «le città rappresentano oggi il contesto più problematico, dove sono maggiori le criticità in termini di competitività, qualità della vita, sostenibilità ambientale e inclusione sociale. La visione della circular city sta emergendo perché rappresenta la sola prospettiva per vincere queste sfide, ponendo le nuove tecnologie al servizio di un diverso modello di sviluppo, in un’ottica partecipata ed inclusiva». Enel sta contribuendo alla produzione di energia da fonti rinnovabili e alla crescita dell’efficienza energetica e sviluppa anche servizi integrati a valore aggiunto per la mobilità elettrica e infrastrutture intelligenti (smart grids, smart lighting, fibra ottica).

Le imprese, le start-up devono essere accompagnate ad adottare un modello sempre più circolare e che abbandoni quello tradizionale. Qualche esempio virtuoso esiste, come Alisea di Susanna Martucci, unico operatore che fa del riuso e del riciclo una forma di identità d’impresa dal 1994, e Ve-Nice, azienda nata come spinoff dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e presieduta dalla professoressa Michela Signoretto, che si occupa della ricerca e sviluppo di specialità chimiche e processi formulativi indirizzati, in particolare, al settore cosmetico, a connotazione “green”.

Se parliamo di inclusione nei processi che riguardano l’adozione di politiche e comportamenti circular, non possiamo non pensare alle cittadine, e a tutti quei soggetti che oggi  restano tagliati fuori dai processi economici, diventando uno “scarto” per usare un termine che ricorre spesso nelle parole di Papa Francesco. Claudia Segre, fondatrice e presidente di Global Thinking Foundation, nel suo speech del primo pomeriggio dedicato alla convergenza fra le strategie di economia e l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, ha spiegato che l’alfabetizzazione finanziaria può essere il motore dello sviluppo economico sostenibile: «L’agenda 2030 è uno spunto fondamentale per creare un futuro sperato e agito da ognuno di noi». I progetti che segue la fondazione sono rivolti essenzialmente a soggetti indigenti e fasce deboli. Nell’ambito dei 17 obiettivi per uno sviluppo sostenibile definiti dalle Nazioni Unite, Global Thinking Foundation supporta l’istruzione di qualità, con borse di studio e premi a studenti meritevoli e meno abbienti, l’uguaglianza di genere, il lavoro dignitoso e progetti volti all’inclusione sociale ed economico-finanziaria di tutti i cittadini.

Infine, Marco Alverà, amministratore di Snam, ha illustrato “Snamtec”, progetto appena lanciato che punta a  delineare l’azienda energetica del futuro: rinnovabile, tecnologica, digitale e aperta a legami e connessioni con imprese e territori. «Gas verde e mobilità sostenibile sono esempi di economia circolare, ma dobbiamo continuare a investire moltissimo in innovazione e ricerca per trovare le soluzioni migliori per il futuro», ha detto Alverà. «Inoltre, Snam investe 1 miliardo all’anno in Italia mettendo a disposizione formazione, esperienza, risorse». Per Alverà il tema dell’inclusione e della partecipazione civica ai progetti infrastrutturali è fondamentale: informare e fornire le dovute garanzie ai cittadini è un momento prioritario perché le infrastrutture possano essere percepite come socialmente vantaggiose, accettate e poi realizzate in tempi rapidi.

Non ci può essere economia circolare se non c’è però anche un cambiamento di comportamento delle persone e non c’è cosa più complessa su cui lavorare,  ha concluso Davide Corritore, presidente di MM Spa. La Centrale dell’Acqua, il luogo che ha ospitato il Brains Day 2018, è uno spazio aperto a tutti e ha l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini, in primis i ragazzi delle scuole dell’obbligo, su quanto sia importante utilizzare le risorse in modo consapevole, adottando modelli di comportamento sostenibili e circolari.

TAG: brains day, brains day 2018, Centrale dell'Acqua, città sostenibili, Economia circolare, milano
CAT: economia circolare

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