Diritti
Rapporto Amnesty 2026: In Italia diritti sotto pressione tra carceri, migranti e libertà civili
Dalle condizioni di detenzione alla libertà di stampa, passando per migrazione e clima: il quadro critico tracciato da Amnesty International
Per tutto il 2025, voraci predatori hanno braccato i nostri beni comuni globali, come mostruosi cacciatori che fanno razzia di trofei d’ingiustizia. Leader politici come Trump, Putin e Netanyahu, tra molti altri, hanno portato avanti le loro conquiste per un dominio economico e politico attraverso distruzione, repressione e violenza su larga scala. E molti governi si sono resi complici, silenziosi. A fotografare la situazione dei diritti umani nel mondo e nel nostro paese è Amnesty International che ha pubblicato, puntuale, il Rapporto 2026, analizzando ben 144 paesi.
Come stanno i diritti umani in Italia
Nel nostro paese la situazione dei diritti umani continua a destare preoccupazione su più fronti. Le condizioni di detenzione, sia nelle carceri sia nei centri per migranti, hanno sollevato dubbi sul possibile ricorso a tortura e maltrattamenti. Allo stesso tempo, la violenza contro donne e ragazze si è mantenuta su livelli elevati, mentre nuove misure legislative hanno inciso negativamente sulla libertà di riunione pacifica.
Persistono inoltre criticità per quanto riguarda la libertà di stampa, con giornalisti esposti a minacce, attacchi e attività di sorveglianza. Restano ostacoli nell’accesso all’aborto e non si arrestano le controversie sulle politiche migratorie, tra cui i tentativi – poi bloccati dai tribunali – di esternalizzare l’esame delle richieste di asilo in Albania. Prosegue la cooperazione con Libia e Tunisia nonostante le evidenze di gravi violazioni dei diritti umani. Sul piano economico e sociale, quasi sei milioni di persone vivono in condizioni di povertà, mentre l’impatto dei cambiamenti climatici ha contribuito a migliaia di decessi.
Tortura e maltrattamenti
Il sistema detentivo italiano continua a essere segnato da sovraffollamento e condizioni al di sotto degli standard, con un numero ancora elevato di morti in custodia. Nei centri di rimpatrio per migranti, le persone risultano trattenute in celle spoglie e prive di attività significative.
A luglio, la Corte costituzionale ha stabilito che la detenzione dei migranti viola i principi costituzionali, evidenziando la mancanza di un adeguato quadro normativo. Proseguono inoltre le indagini su presunti casi di tortura e maltrattamento ai danni di 33 minori detenuti in un carcere di Milano tra il 2021 e il 2024: ad agosto risultavano indagate 42 persone, inclusi dirigenti e personale sanitario.
Sempre sul fronte giudiziario, a giugno la Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia per violazione del divieto di trattamenti inumani o degradanti in relazione a un caso del 2001, sottolineando l’inadeguatezza delle indagini. Nonostante l’incriminazione di 31 agenti, molti procedimenti sono caduti in prescrizione.
Violenza contro donne e ragazze
La violenza di genere resta un problema strutturale. Nel corso dell’anno, 85 donne sono state uccise in ambito domestico, di cui 62 da partner o ex partner. A novembre, il parlamento non ha approvato una proposta di legge che avrebbe introdotto una definizione di stupro basata sul consenso.
Libertà di riunione pacifica
Una legge approvata a giugno ha introdotto nuovi reati e pene più severe, limitando in modo sproporzionato forme di protesta e disobbedienza civile, inclusa la cosiddetta “resistenza passiva” nei luoghi di detenzione. Esperti delle Nazioni Unite hanno criticato il governo per aver aggirato le procedure parlamentari, evitando un adeguato controllo su norme ritenute non conformi al diritto internazionale.
Continuano anche le segnalazioni di uso eccessivo della forza da parte delle forze dell’ordine durante manifestazioni pacifiche. Le autorità hanno inoltre fatto ricorso a restrizioni amministrative della libertà di movimento per colpire i manifestanti. A ottobre, a Udine, alcuni partecipanti a una protesta contro il genocidio a Gaza sono stati colpiti da divieti di accesso alla città per periodi prolungati.
Libertà d’espressione
Il lavoro dei giornalisti resta esposto a rischi. Minacce, intimidazioni e attacchi si sono ripetuti durante l’anno; a ottobre, un ordigno è esploso sotto l’auto di un giornalista senza causare vittime, con indagini ancora in corso a fine anno. Preoccupano anche le cosiddette querele temerarie, spesso promosse da esponenti politici e istituzionali, mentre la diffamazione continua a essere considerata reato penale.
Emergono inoltre casi di sorveglianza illegale: lo spyware Graphite, prodotto da Paragon, è stato utilizzato contro difensori dei diritti umani e almeno due giornalisti. Una commissione parlamentare ha confermato l’uso dello strumento da parte dei servizi segreti per ragioni di sicurezza nazionale, ma il governo non ha chiarito le accuse di spionaggio illegale ai danni della stampa.
Diritti sessuali e riproduttivi
L’accesso all’aborto legale rimane limitato. Le autorità non sono riuscite a garantire servizi adeguati, anche a causa dell’elevato numero di operatori sanitari obiettori di coscienza.
Diritti delle persone rifugiate e migranti
La rotta del Mediterraneo centrale si conferma tra le più pericolose: almeno 1.195 persone hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere l’Italia. Diversi naufragi sono avvenuti vicino alle acque territoriali italiane, mentre le Ong denunciano ritardi nei soccorsi da parte delle autorità.
A luglio, sei membri delle forze dell’ordine sono stati incriminati per non aver evitato il naufragio di Cutro del febbraio 2023, in cui morirono almeno 94 persone. A marzo, la Corte di cassazione ha stabilito che il governo deve risarcire i migranti trattenuti illegalmente sulla nave Diciotti nel 2018.
Le politiche governative hanno inoltre ostacolato le operazioni delle Ong, attraverso l’assegnazione di porti lontani e il sequestro di mezzi di soccorso, aumentando i rischi per chi tenta la traversata. A ottobre, sei attivisti della Ong Mediterranea Saving Humans sono stati processati per favoreggiamento dell’immigrazione irregolare in relazione a un salvataggio del 2020.
Cooperazione con l’Albania
L’Italia ha ampliato l’utilizzo dei centri di detenzione in Albania, includendo anche persone già detenute sul territorio nazionale. Tuttavia, il sistema continua a essere contestato in sede giudiziaria. Ad agosto, la Corte di giustizia dell’Unione europea ha ribadito la necessità di un controllo giurisdizionale sul concetto di “paese sicuro”.
Nello stesso mese, un tribunale di Roma ha ordinato il rilascio di un detenuto per violazione del diritto alla salute. Critiche sono arrivate anche da osservatori istituzionali per le condizioni nei centri, tra cui accesso insufficiente a sanità e assistenza legale. Amnesty International non ha potuto accedere alle strutture per motivi di sicurezza indicati dal ministero dell’Interno.
Cooperazione con Libia e Tunisia
Prosegue la collaborazione con la Libia, nonostante le prove di gravi abusi sui migranti. Il memorandum d’intesa è stato rinnovato a novembre. In due episodi tra agosto e settembre, la guardia costiera libica ha aperto il fuoco contro navi di Ong in acque internazionali. Analogamente, l’Italia ha continuato a collaborare con la Tunisia per intercettare migranti, nonostante i rischi di violazioni dei diritti umani.
Diritto a verità, giustizia e riparazione
A gennaio, l’Italia non ha consegnato alla Corte penale internazionale il cittadino libico Osama Elmasry Njeem, accusato di crimini di guerra e contro l’umanità. Nonostante l’arresto iniziale, è stato rimpatriato. A ottobre, la Corte ha dichiarato l’Italia inadempiente agli obblighi previsti dallo Statuto di Roma. Il Consiglio ONU per i diritti umani ha inoltre criticato l’assenza di un’istituzione nazionale indipendente per i diritti umani, nonostante gli impegni presi in passato.
Diritti economici, sociali e culturali
Secondo i dati Istat pubblicati a ottobre, nel 2024 circa 5,7 milioni di persone vivevano in povertà assoluta. La percentuale supera il 30% tra le famiglie con almeno un componente straniero.
Diritto a un ambiente salubre
Il cambiamento climatico ha avuto un impatto diretto sulla mortalità: tra giugno e agosto, 4.597 decessi legati al caldo sono stati attribuiti al riscaldamento globale da uno studio britannico. L’Italia è scesa al 46° posto nel Climate Change Performance Index, a causa di un piano energetico considerato poco ambizioso e non coerente con gli impegni europei e internazionali.
Trasferimenti irresponsabili di armi
Il paese ha continuato a esportare armi verso Israele sulla base di licenze precedenti al 7 ottobre 2023. Inoltre, non è riuscito a impedire il transito sul proprio territorio di forniture militari destinate allo stesso paese, tra cui un carico di esplosivi partito dal porto di Ravenna a giugno.
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