Agroalimentare
Enoturismo, leva strategica per il vino italiano: oltre 3 miliardi di valore nel 2025
Tra export in calo e nuovi modelli di consumo, le cantine italiane puntano sull’enoturismo come leva di crescita e diversificazione
L’enoturismo si conferma uno degli asset più rilevanti per la competitività del settore vitivinicolo italiano, in un contesto segnato da incertezze geopolitiche e trasformazioni nei consumi. È quanto emerge dal primo report dedicato al turismo del vino presentato da UniCredit e Nomisma Wine Monitor, realizzato in collaborazione con Vinitaly e l’Associazione Nazionale Città del Vino.
Lo studio, basato su un campione di 300 aziende vinicole e 13 Consorzi di Tutela distribuiti sul territorio nazionale, evidenzia come nel 2025 l’enoturismo abbia generato oltre 3 miliardi di euro di valore, contribuendo mediamente al 21 per cento del fatturato delle cantine. Un dato che certifica il ruolo crescente di questa componente, non più accessoria ma sempre più integrata nei modelli di business delle imprese del vino.
Il trend appare in consolidamento, con flussi turistici e ricavi in aumento, trainati soprattutto dalle aziende più strutturate. Queste realtà si dimostrano maggiormente capaci di intercettare una domanda orientata verso esperienze di qualità, sempre più personalizzate e immersive, che vanno oltre la tradizionale visita in cantina e degustazione.
Il pubblico resta prevalentemente domestico, con una quota pari al 58 per cento, composto in larga parte da coppie e famiglie (51 per cento) e da consumatori non esperti (58 per cento). Tuttavia, la componente internazionale è in progressiva crescita, segnalando un potenziale ulteriore di sviluppo per il comparto.
Nonostante la diffusione ormai ampia delle attività enoturistiche tra le cantine italiane, permangono alcuni ostacoli strutturali. Infrastrutture territoriali non sempre adeguate, complessità burocratiche, carenza di incentivi e difficoltà nel reperimento di personale qualificato rappresentano ancora fattori che limitano una piena valorizzazione del fenomeno.
In questo scenario, l’enoturismo assume una funzione strategica anche come leva di resilienza. Le imprese vinicole, infatti, si trovano a fronteggiare un contesto complesso, segnato da tensioni geopolitiche, dinamiche protezionistiche e cambiamenti nei comportamenti di consumo, elementi che incidono sia sull’export sia sul mercato interno.
A confermare la centralità del settore è Remo Taricani, deputy head of Italy di UniCredit, che sottolinea: «Il settore vitivinicolo e il turismo rappresentano un pilastro fondamentale per la competitività del Paese, soprattutto in una fase segnata da sfide climatiche e geopolitiche che richiedono visione strategica e interventi mirati». Taricani evidenzia inoltre il ruolo del sistema bancario nel supportare la filiera: «Con la nostra struttura di Agribusiness e l’offerta rinnovata “One4Wine”, UniCredit sostiene le imprese del comparto attraverso soluzioni dedicate a investimenti, innovazione e sostenibilità. Nel 2025 abbiamo erogato oltre 300 milioni di euro di nuovi crediti alla filiera, in crescita di oltre il 35% rispetto all’anno precedente, confermandoci come Partner affidabile per produttori e territori. Guardiamo con particolare attenzione anche allo sviluppo dell’enoturismo, una leva di valore e identità capace di generare crescita diffusa e rafforzare il legame tra imprese e comunità locali».
Sulla stessa linea Denis Pantini, responsabile Agrifood e Wine Monitor di Nomisma, che rimarca la portata strategica del fenomeno: «L’enoturismo non rappresenta un “piano B”, ma una strategia competitiva dai molteplici vantaggi, sia per le aziende vinicole che per i territori: disintermedia le vendite garantendo una maggior redditività alle imprese; trasforma ogni visitatore – che non compra più solo una bottiglia di vino, ma un’esperienza – in un ambasciatore del brand nel mondo; ma, soprattutto, tutela il paesaggio e garantisce un futuro alle comunità rurali, rendendo l’impresa vinicola il perno di un ecosistema turistico più ampio». Pantini sottolinea inoltre come «il turismo non è più percepito solo come un’attività accessoria di promozione del vino, ma una leva di valorizzazione territoriale strettamente connessa all’identità della denominazione».
Il report si inserisce nel quadro più ampio delineato dal quarto “Rapporto sulla competitività delle regioni del vino”, che evidenzia un rallentamento dell’export nel 2025 (-3,6 per cento a valore), influenzato da fattori quali tensioni geopolitiche, dazi e svalutazione del dollaro. Anche il mercato interno mostra segnali di debolezza, con una contrazione delle vendite nella grande distribuzione e consumi fuori casa ancora contenuti.
A livello produttivo, l’Italia mantiene comunque una posizione di stabilità, con 44,4 milioni di ettolitri (+0,7 per cento), mentre emergono dinamiche differenziate tra territori e tipologie di prodotto. In particolare, cresce il peso degli spumanti e dei vini bianchi, in linea con l’evoluzione della domanda, mentre si riduce l’incidenza dei vini rossi in molte regioni.
Parallelamente, prosegue il percorso verso la sostenibilità: il 19 per cento della superficie vitata nazionale è oggi coltivata a biologico, con punte superiori al 45 per cento in alcune regioni. Un dato che riflette una crescente attenzione del settore verso pratiche produttive più sostenibili e una maggiore sensibilità del mercato.
In un contesto caratterizzato da cambiamenti strutturali e pressioni esterne, l’enoturismo si configura dunque come una leva strategica non solo per diversificare i ricavi, ma anche per rafforzare il legame tra imprese, territorio e consumatori, contribuendo alla tenuta e allo sviluppo dell’intero comparto vitivinicolo italiano.
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