Pietro Labriola, amministratore delegato di TIM

telecomunicazioni

TIM incassa un miliardo: è il rimborso del canone del 1998 che non era dovuto

L’importo incassato da TIM include il canone originario, pari a oltre 500 milioni di euro, più la rivalutazione monetaria e gli interessi maturati

11 Giugno 2026

Dopo quasi trent’anni  TIM è finalmente riuscita a riavere indietro il canone concessionario indebitamente preteso  dallo  Stato per l’anno 1998. La società ha infatti comunicato oggi  di aver incassato il rimborsodi tale canone, pari a un importo di poco superiore a 1 miliardo di euro.

Il pagamento fa seguito alla sentenza della Corte di Cassazione che, lo scorso dicembre, ha confermato in via definitiva la restituzione, chiudendo così un contenzioso durato oltre 20 anni.

L’importo incassato include il canone originario, pari a oltre 500 milioni di euro, più la rivalutazione monetaria e gli interessi maturati.

Come già comunicato al mercato in occasione della pubblicazione dei risultati preconsuntivi al 31 dicembre 2025, il relativo provento, di natura non ricorrente, è stato interamente contabilizzato nel 2025. L’incasso determina invece un effetto netto positivo sulla posizione finanziaria dell’esercizio in corso, già incluso nella guidance finanziaria per il 2026, di poco inferiore a 1 miliardo di euro.

Il rimborso avviene in seguito alla sentenza della Cassazione che aveva rigettato il ricorso presentato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e confermato in via definitiva la decisione della Corte d’Appello di Roma dell’aprile 2024. Sulla questione era intervenuta in più occasioni anche la Corte di Giustizia dell’Unione europea, sottolineando il contrasto tra la direttiva sulla liberalizzazione del mercato delle telecomunicazioni e le norme nazionali che avevano prorogato per il 1998 l’obbligo di pagamento del canone a carico dei concessionari di settore. In particolare, nel 2020 la magistratura europea aveva stabilito che il sistema normativo comunitario non permetteva alle normative italiane di prorogare per l’esercizio 1998 l’obbligo imposto a un’impresa di telecomunicazioni, precedentemente concessionaria (come Tim), di versare un canone calcolato in funzione del fatturato, ma permetteva solo la richiesta di pagamento dei costi amministrativi connessi al rilascio, alla gestione, al controllo e all’attuazione del regime di autorizzazioni generali e di licenze individuali.

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