Economia civile
Holding Partecipate e comuni tra Programmazione e resilienza. Brescia sulla “via alta dello sviluppo”
Holding partecipate e comuni tra programmazione virtuosa del futuro e modernizzazione. Città metropolitane come gamba locale della politica industriale globale. Brescia e le Vie Alte dello Sviluppo nel cuore del Nord
Comuni e razionamento delle risorse: quali traiettorie di una crescita condivisa?
I comuni italiani segnalano da anni diffusi razionamenti di risorse che ne limitano i servizi essenziali per il benessere dei cittadini. Nei comuni medio-grandi (Brescia tra questi) che operano in contesti di città metropolitane e/o di territori estesi da integrare con infrastrutture efficienti e che detengono il controllo di varie aziende partecipate che sono quelle dei servizi di rete alla popolazione residente (trasporti, sport, mense scolastiche, arte-cultura, energia, rifiuti, casa e sistema abitativo, sicurezza, servizi ad anziani e bambini, et al), evidenziano l’urgenza della loro riorganizzazione in Holding per l’ibridazione tra questi diversi servizi di rete. In particolare, di fronte a sfide epocali come il climate change, la salute, l’istruzione, l’interoperabilità dei trasporti di area vasta, la formazione professionale e superiore, la sicurezza, la cultura, il bisogno abitativo, supporti a start-up giovanili, ecc.. Traiettoria organizzativa e di governance che potrebbe favorire un risparmio di risorse gestionali anche attorno al 30-40% a seconda dei contesti, favorendo incrementi di efficienza (costi di gestione, acquisti, personale, energia) e di programmazione (governance integrata e coordinamento) di medio-lungo periodo. L’ integrazione in una holding di controllo delle partecipate (ad esclusione di quelle quotate che necessitano di indipendenza strategica e gestionale) va pensata come processo di razionalizzazione delle risorse all’interno di una vision comune di sviluppo e crescita della città metropolitana che vede sinergie strategiche e gestionali tra queste diverse “divisioni in rete” che necessitano di ibridarsi anche per una migliore evoluzione managerialista, di competenze integrate e di dynamic capabilities e – inoltre – per una convergenza della mission di trasformazione e modernizzazione della città verso superiore adattamento alle sfide epocali emergenti e divenire resiliente per l’innovazione dell’ecosistema urbano/extra-urbano. Evoluzione che dovrebbe guardare a trasformazioni interfunzionali e – inoltre – transdisciplinari utili a processi di innovazione e governance integrate della salute, dei trasporti, dell’istruzione, della cultura-arte, di sicurezza e dell’ambiente in contesti urbani e peri-urbani evoluti. Dunque, una holding per esplorare una diversa soglia di equilibrio dinamico tra razionalizzazione, innovazione e crescita con sviluppo per città metropolitane inclusive e responsabili come nel caso di Brescia, anche per attrarre (e trattenere) investitori, talenti, residenti, lavoratori e ora anche turisti. Leve per diventare più attrattiva e competitiva in logiche di rete intraregionali e multiregionali.
La scala territoriale delle sinergie dello sviluppo locale
Questo approccio permette di portare a convergenza virtuosa quattro traiettorie evolutive su scala territoriale ampia: A – Sinergie Operative: La gestione coordinata può ridurre i costi operativi attraverso economie di scala, migliorando l’efficienza nei processi di acquisto e gestione del personale. B – Pianificazione Strategica: Una governance integrata favorisce una visione comune e una programmazione più efficace, allineando gli obiettivi delle diverse aziende partecipate per divisionalizzazione integrata e per focalizzazione. C – Innovazione e Sostenibilità: La riorganizzazione potrebbe facilitare l’implementazione di pratiche sostenibili e innovative, essenziali per affrontare le sfide urbane contemporanee, come la salute pubblica, l’ambiente e l’interoperabilità della rete trasportistica, la sicurezza. D – Attrattività per Investimenti: Una gestione efficiente e integrata rende la città più attrattiva per investitori e residenti, talenti, lavoratori e turisti contribuendo a uno sviluppo urbano più sostenibile e partecipato. Tuttavia, è fondamentale considerare le sfide legate a tale riorganizzazione, come la necessità di un cambio culturale all’interno delle organizzazioni e delle potenziali resistenze da parte degli stakeholders all’ibridazione tra competizione e cooperazione. La chiave del successo sarà allora la capacità di integrare le diverse realtà aziendali in modo coerente lungo linee di divisionalizzazione avanzata, mantenendo la flessibilità necessaria per rispondere alle esigenze locali e alle sfide globali (glocalità). È noto che le sinergie operative nella PA locale come in un’azienda privata offrono diversi vantaggi, tra cui: 1 – Riduzione dei Costi: L’integrazione delle funzioni e dei processi permette di ottenere economie di scala e/o di scopo, riducendo i costi di produzione e operativi. 2 – Miglioramento dell’Efficienza: L’ottimizzazione dei processi consente di ridurre i tempi di lavorazione e migliorare la produttività focalizzandola all’ibridazione tra funzioni favorite dalla digitalizzazione, migliorando il rapporto con il pubblico e i cittadini. 3 – Condivisione delle Risorse: Le sinergie consentono di utilizzare risorse comuni (come personale, tecnologie e infrastrutture, informazioni), evitando duplicazioni e sprechi anche con il supporto di uso appropriato dell’AI. 4 – Innovazione e creatività: La collaborazione interfunzionale tra diverse aree aziendali stimola la creatività e l’innovazione, portando a soluzioni più efficaci in senso transdisciplinare (per es. salute, trasporti e ambiente, istruzione, rifiuti). 5 – Miglioramento della Qualità: L’integrazione di processi e competenze diverse può portare a un prodotto o servizio finale di qualità superiore e riconoscibile. 6 – Flessibilità e Adattamento: Le organizzazioni sinergiche possono adattarsi più facilmente ai cambiamenti dei bisogni e dei mercati grazie a una migliore comunicazione e collaborazione interna soprattutto nell’economia della conoscenza (o cognitiva). 7 – Maggiore Competitività: Una gestione sinergica permette di rispondere più rapidamente alle sfide del mercato, migliorando la posizione competitiva dell’organizzazione creando valore condiviso dall’innovazione dei processi (pensiamo a ticket integrati per molteplici funzioni pubbliche) e al consolidamento di un capitale reputazionale e sociale. 8 – Soddisfazione del cittadino-utente: La sinergia tra diverse funzioni per ibridazione transdisciplinare può portare a un’esperienza dell’utente più coerente e soddisfacente a costi inferiori, accrescendone la partecipazione alle attività pubbliche e dunque rinforzando la coesione sociale stimolando una cittadinanza attiva. In sintesi, le sinergie operative contribuiscono a creare un ambiente più coeso e reattivo, potenziando le capacità strategiche dinamiche complessive del network divisionale-funzionale potenziandone la resilienza per via transdisciplinare lungo scambio e contaminazione di competenze guidate da virtù costruttive di una visione condivisa e sostenibile per la governance di un sistema complesso e integrato quale è la città metropolitana. Da tradizionali approcci meccanico-lineari erogati dalla PA transitiamo verso approcci circolari tra attività primarie, secondarie e laterali-trasversali. Migliorando così le qualità congiunte di capitale umano, sociale e semantico per riconoscibilità e sostenibilità verso la resilienza anche per alleanze pubblico-privato più solide e stabili nella sussidiarietà per città laboratorio e sperimentali di innovazione sociale dalla città-prodotto alla città-funzione fino alla città-rete (e alla rete di città): da macchina a bio-ecosistema.
Città estese “laboratorio” e programmazione per le sfide globali
Una bio-città come motore di una emergente divisione cognitiva del lavoro intelligente di cui la Holding-partecipate è un braccio operativo interconnesso con i poteri metropolitani e degli organi di governance politica e che vadano oltre il limite del voto amministrativo oltre la “via bassa dello sviluppo” che dal 1992 blocca crescita e produttività inseguendo bassi costi del lavoro e bassi salari, precarietà con contratti nazionali sbriciolati e senza regole e bonus a pioggia compresi sconti a singhiozzo sul cuneo fiscale e sull’energia (non rinnovabile). Una traiettoria che non ha reso le nostre imprese più competitive ma ha portato a tagli di spesa (spesso orizzontali) e degli investimenti pubblici che certo ci ha aiutato a contenere effetti distorsivi di svalutazione esterna e inflazione interna e conti con l’estero quasi in pareggio, ma al prezzo di un blocco della crescita con razionamento delle risorse per l’innovazione abbattendo anche gli investimenti privati. Nonostante l’occupazione sia aumentata ma nella fragilità (e per bassi salari fermi dal 2008) e non tra giovani e donne, nostro tallone d’Achille, vedi 100mila giovani che migrano verso l’estero per non “remigrare mai”. Risultato che abbatte ogni propaganda ideologica: la produttività reale per occupato (vero misuratore della crescita / “non crescita”) oggi è al 99,3 , fatto 100 il 1995. Una tragedia umana prima che economica e sociale.
Allora, “città estese” come strumento di programmazione “oltre” la frammentazione di bonus, incentivi e sconti fiscali per contribuire a creare e regolare i mercati traguardando al futuro con selettività con una domanda pubblica stabile, appalti orientati alla qualità, favorire piani industriali di filiera, infrastrutture e politiche commerciali sostenibili e integrate (Trasporti, ticket temporizzati e fattore di interoperabilità, consumi agganciati a entertainment e cultura e mobilità). Tornando ad una Programmazione tra mobilità, salute, ambiente, forme sociali dell’abitare, istruzione primaria e secondaria supporti a quella superiore/studentati e affitti per coabitazione anche intergenerazionale, volontariato sociale e inserimento mercati lavoro per giovani e donne. Politiche non per il consenso di breve ma per un benessere e produttività futuri ma già operanti nel presente in uno Stato che non può limitarsi a tassare e spendere senza selettività della spesa ma bilanciando gli investimenti in equità, giustizia e sviluppo e trascinando con coraggio quelli privati con più fiducia. Quindi città per una programmazione e crescita locali e uno sviluppo globale scegliendo dunque la “via alta dello sviluppo”.
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