Energia
Gas, domanda mondiale record nel 2025. Snam e IGU chiedono più investimenti in GNL e stoccaggi
Nel 2025 la domanda globale di gas tocca il record di 4.202 miliardi di metri cubi. Snam e IGU: decisivi GNL, stoccaggi e diversificazione.
La domanda mondiale di gas naturale ha raggiunto nel 2025 il nuovo massimo storico di 4.202 miliardi di metri cubi, con un aumento di 69 miliardi e dell’1,7% rispetto all’anno precedente. È quanto emerge dal Global Gas Report 2026, realizzato da Snam e International Gas Union, che individua nella diversificazione degli approvvigionamenti, nello sviluppo del GNL e negli stoccaggi i principali fattori di tenuta del sistema energetico. La crescita ha interessato tutte le regioni, con l’eccezione dell’Oceania. L’aumento più consistente dei consumi, pari a 32 miliardi di metri cubi, è arrivato dal comparto residenziale e commerciale. Seguono l’industria, con 20 miliardi, e la generazione elettrica, con 17 miliardi. Quest’ultima resta la principale destinazione finale del gas, con il 34% della domanda mondiale. Sul piano geografico, l’Asia ha registrato l’incremento maggiore, pari a 25 miliardi di metri cubi, davanti a Medio Oriente ed Europa, cresciuti rispettivamente di 18 e 10 miliardi. La produzione globale ha raggiunto a sua volta il record di 4.147 miliardi di metri cubi. Il Nord America ha fornito 54 miliardi di nuova offerta, più di tutte le altre regioni in crescita considerate insieme.
Gli Stati Uniti hanno inoltre superato la Russia come primo esportatore netto mondiale, con 167 miliardi di metri cubi nel 2025. Il GNL statunitense ha coperto oltre la metà delle importazioni europee di gas naturale liquefatto. Se le tendenze attuali proseguissero, secondo il rapporto i consumi globali potrebbero salire entro il 2030 a una quota compresa tra 4.516 e 4.575 miliardi di metri cubi. Il documento mette alla prova questa maggiore solidità con la crisi dello Stretto di Hormuz del 2026, che avrebbe limitato circa il 20% delle forniture mondiali di GNL, equivalenti al 3% dell’offerta globale di gas. Nonostante lo shock, le quotazioni europee sono rimaste molto lontane dai massimi del 2022: il prezzo al TTF ha superato i 60 euro per megawattora, contro i 227 euro raggiunti quattro anni prima.
Per il 2026 il rapporto prevede una lieve flessione sia della produzione, in calo di 4 miliardi di metri cubi, sia della domanda, attesa in diminuzione di 7 miliardi. Sarebbe il primo arretramento dal 2022. Gli investimenti realizzati negli ultimi anni in capacità di liquefazione e rigassificazione, scorte e flessibilità degli acquisti avrebbero però consentito al mercato di assorbire più efficacemente l’interruzione.
«Il Global Gas Report 2026 evidenzia un aspetto fondamentale del sistema energetico: la resilienza non è un risultato casuale. È il frutto di investimenti, diversificazione, flessibilità e capacità di adattamento. Nel 2026 il sistema globale del gas ha dovuto affrontare un significativo shock geopolitico e ha reagito in modo più efficace rispetto a quattro anni fa perché il mondo aveva investito in GNL, stoccaggi, infrastrutture e fonti di approvvigionamento più diversificate», ha dichiarato il segretario generale dell’International Gas Union, Menelaos “Mel” Ydreos. «La resilienza, tuttavia, non può essere considerata un punto di arrivo. Con l’aumento della domanda di elettricità, la crescita dell’intelligenza artificiale e dei data center, l’impatto crescente degli eventi climatici estremi e il proseguimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni, è necessario riflettere attentamente sul sistema energetico che stiamo costruendo per il futuro. La questione non riguarda più soltanto quanta energia sarà necessaria, ma se saremo in grado di disporre di fonti affidabili, accessibili e sempre più a basse emissioni nel momento e nel luogo in cui servirà».
Tra i principali fattori di incertezza figura proprio lo sviluppo dei data center. Alla fine del 2025 la loro capacità mondiale aveva raggiunto 141 gigawatt, distribuiti fra quasi 7 mila strutture e più che raddoppiati in cinque anni. I progetti in programma potrebbero superare i 500 gigawatt entro il 2030, con circa il 64% della capacità destinato all’intelligenza artificiale. Tempi di realizzazione compresi fra uno e tre anni si confrontano però con quelli delle infrastrutture di rete, che richiedono generalmente da cinque a quindici anni.
«La sicurezza energetica non può essere data per scontata. Negli ultimi quattro anni il sistema ha dimostrato una notevole capacità di tenuta non per caso, ma grazie alla flessibilità e alla diversificazione costruite attraverso anni di investimenti. In questo contesto, il gas naturale continua a svolgere un ruolo fondamentale, contribuendo all’equilibrio del sistema quando le fonti rinnovabili non sono disponibili, garantendo l’adeguatezza delle forniture e rafforzando la sicurezza energetica. Continuare a investire in infrastrutture gas resilienti e flessibili consente di assorbire shock inattesi preservando al contempo competitività ed efficienza del sistema», ha commentato l’amministratore delegato di Snam, Agostino Scornajenchi.
Il rapporto segnala anche l’espansione delle tecnologie digitali e delle soluzioni per la decarbonizzazione. Nel 2025 la spesa dell’industria upstream in intelligenza artificiale e strumenti digitali ha raggiunto circa 25 miliardi di dollari. La capacità globale di produzione di biometano è aumentata del 15%, arrivando a 16,5 miliardi di metri cubi, mentre quella operativa per la cattura della CO₂ è salita di 8 milioni di tonnellate annue, il maggiore incremento dal 2020, raggiungendo complessivamente 74 milioni.
«Il sistema energetico del futuro dovrà essere sempre più integrato. È giunto il momento di passare dal concetto di transizione energetica, intesa come sostituzione progressiva di diverse fonti, a quello di integrazione energetica, in cui molecole ed elettroni collaborano per realizzare il sistema energetico più affidabile, sostenibile ed efficiente dal punto di vista dei costi. In vista del prossimo inverno, confidiamo che i Paesi europei accelerino il processo di riempimento delle scorte di gas, un presupposto essenziale per rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti, contenere la volatilità dei mercati e mettere famiglie e imprese al riparo da ulteriori tensioni sui prezzi. Perché la sicurezza energetica non si costruisce nell’emergenza: si prepara nel tempo, con investimenti, infrastrutture e scelte lungimiranti», ha aggiunto Scornajenchi.
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