Macroeconomia
Verso una nuova infrastruttura europea dei pagamenti: integrare politica monetaria e politica fiscale
L’articolo approfondisce la proposta dell’European Youth Think Tank, promossa dal Presidente Luigi Capoani, di introdurre la European Public Payment Contribution (EPPC), una nuova infrastruttura europea dei pagamenti al servizio dell’euro digitale e dei beni pubblici.
1. Introduzione
La digitalizzazione dell’economia sta modificando profondamente il funzionamento dei sistemi monetari, dei mercati finanziari e delle infrastrutture di pagamento. Negli ultimi due decenni, la progressiva diffusione dei pagamenti elettronici, dei sistemi di regolamento istantaneo, dell’open banking e delle nuove tecnologie digitali ha trasformato il modo in cui cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni effettuano e ricevono pagamenti. Parallelamente, numerose banche centrali hanno avviato progetti per l’introduzione di valute digitali pubbliche (Central Bank Digital Currencies – CBDC), mentre l’Unione europea sta sviluppando il progetto dell’euro digitale, destinato a rappresentare una delle innovazioni istituzionali più significative dalla nascita della moneta unica.
Questi cambiamenti non costituiscono una semplice evoluzione tecnologica. Essi modificano infatti l’architettura stessa del sistema monetario, aprendo nuove possibilità nella progettazione delle politiche economiche. Se, fino a pochi anni fa, il sistema dei pagamenti rappresentava esclusivamente un’infrastruttura tecnica finalizzata al trasferimento di denaro tra operatori economici, oggi esso può essere concepito come una piattaforma capace di integrare funzioni monetarie, fiscali e amministrative, riducendo drasticamente i costi di gestione delle transazioni e ampliando le possibilità di intervento delle istituzioni pubbliche.
Parallelamente, l’Unione europea si trova ad affrontare una fase storica caratterizzata da esigenze di investimento senza precedenti. La transizione ecologica, la digitalizzazione, la sicurezza economica, la difesa comune, la competitività industriale e il rafforzamento dell’autonomia strategica richiedono ingenti risorse finanziarie, mentre la crescente mobilità dei capitali e delle basi imponibili rende sempre più complessa la raccolta delle entrate pubbliche attraverso gli strumenti tradizionali.
I sistemi tributari europei hanno dimostrato nel tempo una notevole capacità di adattamento. L’introduzione dell’imposta sul valore aggiunto ha rappresentato una delle innovazioni fiscali più importanti del Novecento, consentendo di distribuire il prelievo lungo l’intera filiera produttiva e riducendo significativamente le possibilità di evasione fiscale. Tuttavia, anche l’IVA è il prodotto di un contesto economico caratterizzato dalla prevalenza del contante, da limitate capacità di monitoraggio delle transazioni e da costi amministrativi elevati nella riscossione delle imposte.
L’economia digitale presenta caratteristiche profondamente differenti. Ogni giorno miliardi di transazioni vengono elaborate automaticamente da infrastrutture digitali in grado di registrare, verificare e regolare pagamenti in tempo reale. La progressiva riduzione dell’utilizzo del contante e l’evoluzione delle infrastrutture di pagamento consentono oggi di immaginare strumenti di politica economica che, fino a pochi anni fa, risultavano tecnicamente irrealizzabili.
In questo contesto emerge una domanda di ricerca ancora poco esplorata dalla letteratura economica: può il sistema dei pagamenti diventare esso stesso una nuova infrastruttura di politica economica?
Il presente lavoro sostiene che la risposta possa essere positiva. Piuttosto che considerare il sistema dei pagamenti come una semplice infrastruttura tecnologica al servizio delle transazioni, esso può essere interpretato come una componente dell’architettura economica europea, capace di integrare politica monetaria, finanza pubblica e gestione delle transazioni all’interno di un unico ecosistema digitale.
Da questa intuizione nasce la proposta della European Public Payment Contribution (EPPC), un meccanismo che prevede l’applicazione automatica di un contributo pubblico estremamente ridotto su ciascuna transazione digitale effettuata attraverso un’infrastruttura europea dei pagamenti. A differenza delle tradizionali imposte indirette, la proposta non si fonda sull’applicazione di aliquote elevate su basi imponibili limitate, bensì sull’utilizzo di un’aliquota quasi impercettibile applicata a un numero estremamente elevato di transazioni. Il principio economico sottostante consiste nello sfruttare l’ampiezza della base imponibile piuttosto che l’intensità del prelievo.
La proposta non deve tuttavia essere interpretata come una semplice riforma tributaria. Essa rappresenta piuttosto un possibile sviluppo dell’architettura economica europea nell’era digitale. Integrata con un futuro circuito pubblico dei pagamenti, la graduale eliminazione del denaro contante e con l’euro digitale, la European Public Payment Contribution potrebbe contribuire al finanziamento dei beni pubblici europei, ridurre i costi amministrativi della riscossione fiscale, limitare le opportunità di evasione e fornire alle istituzioni europee un nuovo strumento di intervento macroeconomico.
Sotto questo profilo, il lavoro si colloca all’intersezione tra economia monetaria, finanza pubblica ed economia delle infrastrutture digitali. L’obiettivo non è individuare una forma di tassazione “perfetta” – obiettivo irrealistico, poiché ogni sistema tributario presenta inevitabilmente vantaggi e limiti – ma esplorare come la trasformazione digitale del sistema monetario possa rendere possibile una nuova categoria di strumenti pubblici, complementari ai meccanismi fiscali esistenti.
Il resto dell’articolo è organizzato come segue. La sezione successiva ricostruisce le principali tradizioni teoriche relative alla progettazione della moneta, alla tassazione delle transazioni e alle infrastrutture di pagamento, evidenziando il vuoto presente nella letteratura. Successivamente viene illustrata la struttura della European Public Payment Contribution, discutendone i fondamenti teorici, il funzionamento operativo e le possibili implicazioni macroeconomiche nel contesto dell’euro digitale e dell’integrazione europea.
2. Le radici teoriche della European Public Payment Contribution
La proposta della European Public Payment Contribution (EPPC) si colloca all’intersezione di quattro principali filoni della letteratura economica che, pur essendosi sviluppati in maniera relativamente indipendente, condividono un medesimo interrogativo di fondo: in che modo la progettazione delle istituzioni monetarie e finanziarie può influenzare il funzionamento dell’economia reale? Da un lato, la teoria monetaria ha progressivamente riconosciuto che la moneta non rappresenta un semplice mezzo di scambio neutrale, ma una vera e propria istituzione capace di modificare gli incentivi degli operatori economici. Dall’altro, la letteratura sulla tassazione delle transazioni ha evidenziato come anche prelievi estremamente contenuti possano influenzare il comportamento dei mercati e generare significative entrate pubbliche. Più recentemente, il dibattito sull’euro digitale e sulle Central Bank Digital Currencies ha aperto una nuova prospettiva, nella quale le infrastrutture di pagamento diventano esse stesse uno strumento di politica economica.
La presente proposta nasce proprio dall’integrazione di questi quattro filoni teorici.
2.1 La moneta come istituzione economica
Per lungo tempo la teoria economica ha considerato la moneta prevalentemente come un mezzo di scambio e un’unità di conto. Tuttavia, già all’inizio del Novecento numerosi economisti misero in discussione questa impostazione, sostenendo che il modo in cui la moneta viene progettata influenza direttamente il comportamento degli operatori economici.
Tra i contributi più originali si distingue quello di Silvio Gesell, il quale osservò come il denaro costituisca probabilmente l’unico bene economico che può essere detenuto senza sostenere costi significativi. Gli immobili richiedono manutenzione, i macchinari si deteriorano, le merci deperiscono e persino le materie prime comportano costi di stoccaggio. La moneta, invece, mantiene il proprio valore nominale anche quando viene semplicemente accumulata.
Secondo Gesell, questa caratteristica favorisce la tesaurizzazione della liquidità durante le fasi di incertezza economica, rallentando la velocità di circolazione della moneta e aggravando le fasi recessive. Per questo motivo egli propose il sistema della Freigeld, una moneta soggetta a una lieve perdita di valore nel tempo (demurrage), con l’obiettivo di incentivarne la circolazione piuttosto che l’accumulazione. L’intento non era principalmente fiscale, bensì macroeconomico: aumentare gli scambi, sostenere la domanda e favorire gli investimenti.
Pur non essendo mai stata adottata su larga scala, tale intuizione esercitò un’influenza significativa sul dibattito economico successivo. John Maynard Keynes, nella Teoria Generale, riconobbe a Gesell il merito di aver individuato un problema reale delle economie monetarie: la preferenza per la liquidità può rappresentare un freno alla crescita economica quando induce famiglie e imprese a rinviare consumi e investimenti.
Nello stesso periodo, il Chicago Plan, elaborato da Irving Fisher e da altri economisti dell’Università di Chicago, perseguiva un obiettivo differente ma riconducibile alla medesima logica: la progettazione delle istituzioni monetarie influenza la stabilità del sistema economico. La proposta di separare la creazione della moneta dall’attività creditizia delle banche commerciali mirava infatti ad attribuire un maggiore controllo pubblico sull’offerta di moneta e a ridurre l’instabilità finanziaria.
Sebbene profondamente differenti, questi contributi condividono un principio fondamentale: la moneta non è un elemento neutrale, ma un’istituzione la cui progettazione produce effetti economici rilevanti.
2.2 La tassazione delle transazioni
Un secondo filone della letteratura ha invece concentrato l’attenzione non sulla moneta, bensì sulle transazioni.
L’esempio più noto è rappresentato dalla Tobin Tax, proposta da James Tobin nel 1972 con l’obiettivo di limitare la speculazione sui mercati valutari. L’idea consisteva nell’applicare un’imposta estremamente contenuta agli scambi di valuta, così da aumentare marginalmente il costo delle operazioni speculative di brevissimo periodo senza compromettere gli investimenti produttivi.
A partire da questa intuizione si è sviluppata un’ampia letteratura sulle Financial Transaction Taxes (FTT), analizzandone gli effetti sulla volatilità dei mercati, sulla liquidità, sull’efficienza allocativa e sul gettito fiscale. Sebbene i risultati empirici siano eterogenei, tale letteratura ha evidenziato come anche costi di transazione estremamente contenuti possano modificare significativamente il comportamento degli operatori economici.
Un diverso filone di ricerca è stato sviluppato da Edgar L. Feige, il quale ha proposto la Automated Payment Transaction Tax (APT Tax). Diversamente dalle Financial Transaction Taxes, la APT Tax prevede l’applicazione di un micro-prelievo sull’insieme delle transazioni effettuate attraverso il sistema bancario, sostenendo che l’ampiezza della base imponibile consentirebbe di sostituire gran parte delle imposte tradizionali con aliquote estremamente contenute. La proposta di Feige rappresenta uno dei primi tentativi di ripensare il sistema tributario sfruttando l’automazione dei pagamenti e la crescente digitalizzazione dell’economia.
Sebbene la proposta della European Public Payment Contribution condivida con la APT Tax il principio di una micro-contribuzione applicata a un numero molto elevato di transazioni, essa se ne differenzia sotto diversi aspetti fondamentali. In primo luogo, la EPPC è concepita come parte integrante di un’infrastruttura pubblica europea dei pagamenti, potenzialmente integrata con il futuro euro digitale. In secondo luogo, il contributo non viene interpretato esclusivamente come uno strumento di semplificazione fiscale, ma come una componente dell’architettura economica europea, capace di rafforzare l’autonomia strategica dell’Unione, finanziare beni pubblici comuni e offrire un ulteriore strumento di regolazione macroeconomica attraverso il sistema dei pagamenti.
Questa prospettiva assume un significato ancora più rilevante se confrontata con l’imposta sul valore aggiunto (IVA), una delle principali innovazioni fiscali del Novecento. L’IVA è stata progettata per un’economia caratterizzata dalla prevalenza del contante e da limitate capacità di monitoraggio delle transazioni. Il suo funzionamento si basa sulla tassazione del valore aggiunto generato in ciascuna fase della produzione e della distribuzione: ogni impresa versa allo Stato la differenza tra l’IVA riscossa sulle vendite e quella pagata sugli acquisti, mentre l’onere economico finale ricade sul consumatore. Tale meccanismo, oltre a garantire il gettito, è stato concepito per creare un sistema di controlli incrociati tra gli operatori economici, riducendo le possibilità di evasione in un contesto nel quale l’amministrazione fiscale non era in grado di osservare direttamente tutte le transazioni.
La European Public Payment Contribution si fonda su una logica radicalmente diversa. Invece di tassare il valore aggiunto, essa applica un contributo uniforme e di entità estremamente ridotta direttamente all’esecuzione della transazione digitale, eliminando la necessità di ricostruire l’intera filiera produttiva e di gestire il complesso sistema di detrazioni e compensazioni che caratterizza l’IVA. La riscossione avverrebbe automaticamente attraverso l’infrastruttura pubblica dei pagamenti, con costi amministrativi significativamente inferiori e con possibilità di evasione fortemente ridotte.
Una simile soluzione non sarebbe stata realizzabile nell’economia del secolo scorso. La prevalenza del contante, l’assenza di sistemi di pagamento digitali integrati e gli elevati costi di elaborazione delle informazioni rendevano impossibile applicare un micro-prelievo automatico a ogni transazione. Oggi, invece, la diffusione dei pagamenti elettronici, dei sistemi di regolamento istantaneo, dell’open banking e, in prospettiva, dell’euro digitale rende tecnicamente possibile un meccanismo di questo tipo.
In questa prospettiva, la European Public Payment Contribution potrebbe rappresentare, almeno sul piano teorico, un’evoluzione dell’imposizione indiretta tale da sostituire progressivamente l’IVA. Mentre quest’ultima era la risposta ottimale ai vincoli tecnologici e informativi dell’economia analogica, la EPPC è concepita per un’economia interamente digitale, nella quale la riscossione del prelievo può essere incorporata direttamente nell’infrastruttura dei pagamenti. La combinazione tra una base imponibile estremamente ampia e un’aliquota minima consentirebbe di distribuire il prelievo sull’insieme delle transazioni economiche, semplificando il sistema tributario, riducendo gli oneri amministrativi e limitando in misura significativa le opportunità di evasione fiscale.
2.3 Le infrastrutture di pagamento come beni pubblici
Negli ultimi anni il dibattito economico si è progressivamente spostato verso un nuovo tema: il ruolo strategico delle infrastrutture di pagamento.
Tradizionalmente i sistemi di pagamento sono stati considerati semplici strumenti tecnici destinati a facilitare gli scambi tra operatori economici. Oggi, tuttavia, essi rappresentano una componente essenziale della sovranità economica degli Stati e delle unioni monetarie.
L’introduzione dell’euro ha consentito all’Europa di dotarsi di una politica monetaria comune, ma il sistema dei pagamenti continua a dipendere in misura significativa da operatori privati, spesso extraeuropei. La crescente attenzione verso l’autonomia strategica dell’Unione europea, lo sviluppo del progetto dell’euro digitale e il rafforzamento delle infrastrutture pubbliche di regolamento stanno modificando questa prospettiva.
In tale contesto, il sistema dei pagamenti non rappresenta più esclusivamente un’infrastruttura tecnica, bensì una possibile infrastruttura pubblica sulla quale costruire nuove funzioni economiche e istituzionali. In un’economia nella quale il contante tende progressivamente a ridursi e i pagamenti digitali diventano il principale mezzo di scambio, l’accesso all’infrastruttura dei pagamenti assume caratteristiche assimilabili a un servizio pubblico essenziale. Da questa prospettiva, il trasferimento della moneta rappresenta una funzione di interesse collettivo che, almeno nella sua componente infrastrutturale di base, dovrebbe essere garantita da un circuito pubblico o comunque soggetto a un forte controllo pubblico. In tale scenario, le commissioni di circuito non dovrebbero costituire una rendita privata derivante da una posizione infrastrutturale dominante, ma potrebbero essere ripensate come un contributo minimo destinato al finanziamento di beni pubblici europei e al mantenimento della stessa infrastruttura comune.
2.4 Il vuoto presente nella letteratura
L’analisi della letteratura evidenzia come ciascuno dei filoni descritti abbia affrontato separatamente aspetti differenti del rapporto tra moneta, transazioni e istituzioni economiche.
La teoria monetaria ha studiato la progettazione della moneta; la letteratura sulle Financial Transaction Taxes ha analizzato gli effetti della tassazione delle operazioni finanziarie; gli studi più recenti sulle CBDC e sull’euro digitale si sono concentrati sulle infrastrutture di pagamento e sulla sovranità monetaria.
Manca tuttavia un quadro teorico capace di integrare queste prospettive in un unico strumento di politica economica.
In particolare, la letteratura non ha ancora esplorato in modo sistematico la possibilità che un’infrastruttura pubblica europea dei pagamenti possa diventare simultaneamente:
- uno strumento di raccolta automatica delle entrate pubbliche;
- un elemento di rafforzamento dell’integrazione europea;
- un supporto al finanziamento dei beni pubblici comuni;
- un nuovo meccanismo di regolazione della velocità di circolazione della moneta.
È proprio all’interno di questo vuoto teorico che si colloca la European Public Payment Contribution. Diversamente dalle tradizionali imposte sulle transazioni, essa non nasce come semplice strumento tributario, ma come componente di una più ampia architettura istituzionale nella quale sistema dei pagamenti, politica monetaria e finanza pubblica convergono all’interno di un unico ecosistema digitale europeo.
3. La European Public Payment Contribution: una nuova infrastruttura economica
3.1 Oltre il concetto tradizionale di imposta
La European Public Payment Contribution (EPPC) non può essere interpretata come una tradizionale imposta sulle transazioni, né come una semplice evoluzione delle Financial Transaction Taxes proposte in letteratura. La sua logica economica è differente.
Le imposte tradizionali sono generalmente progettate per tassare un determinato evento economico – il reddito, il consumo, il patrimonio o specifiche operazioni finanziarie – con l’obiettivo di finanziare la spesa pubblica attraverso un prelievo applicato a una base imponibile relativamente circoscritta.
La EPPC segue invece un principio opposto. Il gettito non deriva dall’applicazione di aliquote elevate, bensì dall’utilizzo di una base imponibile estremamente ampia, costituita dall’insieme delle transazioni economiche digitali. L’assenza di denaro contante rende applicabile a ogni transazione economica la proposta. La dimensione minima del contributo rende il prelievo pressoché impercettibile per il singolo operatore economico, mentre l’elevato numero di operazioni effettuate quotidianamente consente di generare risorse pubbliche significative.
Il principio economico è analogo a quello che caratterizza molte infrastrutture digitali contemporanee: micro-contributi applicati a un numero enorme di interazioni producono risultati economici rilevanti senza alterare significativamente il comportamento del singolo utente.
In questa prospettiva la EPPC rappresenta meno una nuova imposta e più una componente strutturale dell’infrastruttura europea dei pagamenti.
3.2 Il sistema dei pagamenti come infrastruttura pubblica
L’idea centrale della proposta consiste nel superare la tradizionale separazione tra sistema dei pagamenti e finanza pubblica.
Ogni pagamento elettronico comporta già oggi un costo. Le commissioni di interscambio, i costi di elaborazione e le remunerazioni dei circuiti di pagamento rappresentano elementi ordinari del funzionamento dei mercati digitali. Tali flussi economici, tuttavia, sono prevalentemente destinati agli intermediari privati che gestiscono le infrastrutture di pagamento.
La proposta qui avanzata introduce un principio differente: una quota estremamente ridotta del valore generato dalla rete dei pagamenti potrebbe essere destinata direttamente al finanziamento dei beni pubblici europei.
In altri termini, il sistema dei pagamenti cesserebbe di essere esclusivamente un’infrastruttura tecnica per diventare anche un’infrastruttura fiscale europea.
Questa prospettiva appare particolarmente coerente con il progetto dell’euro digitale. Se la futura valuta digitale europea verrà accompagnata da un’infrastruttura pubblica dei pagamenti, quest’ultima potrebbe integrare funzioni oggi completamente separate: trasferimento della moneta, regolamento delle transazioni, riscossione automatica di un micro-contributo pubblico e produzione di statistiche economiche aggregate nel pieno rispetto della normativa europea sulla protezione dei dati.
3.3 Un nuovo strumento di politica monetaria
L’aspetto probabilmente più innovativo della proposta riguarda il rapporto tra la EPPC e la politica monetaria.
Tradizionalmente le banche centrali influenzano l’attività economica principalmente attraverso il tasso di interesse, cioè modificando il costo del denaro nel tempo. L’aumento dei tassi tende a ridurre consumi e investimenti, mentre la loro diminuzione favorisce l’espansione della domanda aggregata.
La European Public Payment Contribution introduce una logica differente. Essa non modifica il prezzo del denaro nel tempo, bensì il costo marginale della sua circolazione.
Si tratta di una distinzione concettualmente rilevante.
Il tasso di interesse rappresenta il prezzo della rinuncia al consumo presente. La EPPC introduce invece quello che potrebbe essere definito il prezzo della circolazione della moneta. Ogni utilizzo del denaro comporta un contributo minimo, la cui entità può essere modulata dalle istituzioni pubbliche in funzione delle condizioni macroeconomiche.
In periodi caratterizzati da un eccesso di domanda o da pressioni inflazionistiche, un lieve incremento della contribuzione potrebbe contribuire a rallentare marginalmente la velocità di circolazione della moneta. Viceversa, nelle fasi recessive una riduzione del contributo favorirebbe gli scambi, incentivando consumi e investimenti.
Naturalmente tale strumento non sostituirebbe la politica monetaria tradizionale, ma potrebbe costituire un meccanismo complementare, particolarmente efficace in un contesto caratterizzato da pagamenti interamente digitali.
3.4 I vantaggi della proposta
La European Public Payment Contribution presenta numerosi potenziali vantaggi teorici.
In primo luogo, l’automatizzazione del prelievo ridurrebbe drasticamente i costi amministrativi sia per le amministrazioni pubbliche sia per i contribuenti. La riscossione avverrebbe contestualmente alla transazione, eliminando gran parte degli adempimenti burocratici oggi necessari.
In secondo luogo, l’estrema ampiezza della base imponibile consentirebbe di mantenere aliquote estremamente contenute. Il contributo sarebbe quasi impercettibile per il singolo cittadino, ma il numero elevatissimo di transazioni quotidiane garantirebbe un gettito stabile e prevedibile.
Un ulteriore vantaggio riguarda il contrasto all’evasione fiscale. Essendo integrato direttamente nell’infrastruttura dei pagamenti, il contributo risulterebbe significativamente più difficile da eludere rispetto alle tradizionali imposte indirette.
Dal punto di vista europeo, la proposta contribuirebbe inoltre a rafforzare l’autonomia strategica dell’Unione, valorizzando un’infrastruttura pubblica dei pagamenti e riducendo la dipendenza da circuiti privati internazionali.
Infine, la disponibilità di dati aggregati sulle transazioni potrebbe migliorare la capacità delle istituzioni europee di monitorare l’andamento dell’economia in tempo quasi reale, aumentando l’efficacia delle politiche economiche senza compromettere la tutela della privacy individuale.
3.5 Limiti e sviluppi futuri
Come ogni proposta di riforma istituzionale, anche la European Public Payment Contribution presenta importanti questioni aperte.
La sua implementazione richiederebbe innanzitutto un elevato grado di coordinamento europeo e una definizione chiara della governance dell’infrastruttura di pagamento. Dovrebbero inoltre essere attentamente valutati gli effetti redistributivi della misura, l’interazione con il sistema tributario esistente e il livello ottimale del contributo.
Ulteriori approfondimenti sarebbero necessari per analizzare le possibili implicazioni sulla domanda di moneta, sulla velocità di circolazione, sulla trasmissione della politica monetaria e sull’integrazione con il futuro euro digitale.
Il presente lavoro rappresenta pertanto un primo contributo teorico volto ad aprire un nuovo filone di ricerca. L’obiettivo non è fornire un modello definitivo, ma mostrare come la digitalizzazione dell’economia renda oggi possibile ripensare il rapporto tra infrastrutture di pagamento, politica monetaria e finanza pubblica.
4. Conclusioni
La trasformazione digitale sta modificando non soltanto gli strumenti attraverso cui vengono effettuati i pagamenti, ma anche le possibilità di progettazione delle istituzioni economiche. L’introduzione dell’euro digitale e la crescente attenzione verso l’autonomia strategica europea aprono uno spazio inedito per ripensare il ruolo delle infrastrutture di pagamento all’interno dell’architettura economica dell’Unione.
La European Public Payment Contribution si inserisce in questa prospettiva proponendo una visione nella quale il sistema dei pagamenti non costituisce più una semplice infrastruttura tecnica, ma diventa una componente attiva della politica economica europea.
Il contributo teorico del lavoro consiste nell’integrare quattro filoni della letteratura – teoria monetaria, tassazione delle transazioni, infrastrutture dei pagamenti e integrazione europea – all’interno di un unico quadro concettuale.
Più che proporre una nuova imposta, questo lavoro suggerisce una diversa concezione del sistema dei pagamenti: non soltanto uno strumento per trasferire denaro, ma una infrastruttura pubblica capace di sostenere contemporaneamente la politica monetaria, la finanza pubblica e il processo di integrazione economica europea.
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