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Distretti industriali, nel 2025 export in crescita e avanzo commerciale vicino ai massimi storici

Il 18° Rapporto Intesa Sanpaolo sui distretti industriali evidenzia export in crescita, avanzo commerciale a 97,4 miliardi e imprese più solide nonostante le incertezze internazionali

26 Giugno 2026

I distretti industriali italiani confermano la loro capacità di tenuta in uno scenario economico internazionale sempre più complesso. È quanto emerge dal 18° Rapporto “Economia e finanza dei distretti industriali” realizzato dal Research Department di Intesa Sanpaolo, che fotografa un sistema produttivo ancora competitivo grazie alla solidità patrimoniale delle imprese, alla capacità di diversificare i mercati esteri e agli investimenti in innovazione.

L’analisi, condotta sui bilanci di circa 22.600 imprese distrettuali con un fatturato complessivo di 343 miliardi di euro nel 2024, evidenzia come, dopo il forte incremento registrato nel biennio 2021-2022, il fatturato abbia rallentato nel biennio successivo. Nonostante ciò, la redditività è rimasta elevata, con un EBITDA margin pari all’8 per cento nel 2024, mentre le prime stime per il 2025 indicano una sostanziale tenuta dei risultati economici.

Distretti industriali 2025

Uno degli elementi più significativi riguarda il commercio estero. Nel 2025, al netto dell’effetto straordinario legato al distretto orafo di Arezzo, l’export dei distretti è cresciuto dello 0,9 per cento, mentre l’avanzo commerciale ha raggiunto 97,4 miliardi di euro, pari a circa l’85 per cento dell’intero surplus del manifatturiero italiano. Si tratta di un livello tra i più elevati mai registrati, confermato anche dai dati del primo trimestre del 2026, quando il surplus si è attestato intorno ai 24 miliardi di euro.

La crescita dell’export è stata ottenuta nonostante il rallentamento delle vendite verso gli Stati Uniti, compensate dalla maggiore presenza in nuovi mercati come Emirati Arabi Uniti, Polonia e Spagna. Secondo il rapporto, la capacità delle imprese di rivedere rapidamente la geografia delle esportazioni ha contribuito a limitare gli effetti delle tensioni commerciali internazionali. La diversificazione dei nostri mercati di sbocco potrà trarre beneficio dai nuovi accordi commerciali tra Unione Europea e Mercosur, India, Australia e Messico.

«I distretti industriali italiani – spiega Gregorio De Felice, chief economist e responsabile del Research Department di Intesa Sanpaolo – confermano una notevole capacità di adattamento, nonostante il livello di incertezza che caratterizza lo scenario internazionale. Il fatturato resta ampiamente superiore ai livelli pre-pandemia, la redditività si mantiene elevata e l’avanzo commerciale continua a collocarsi su valori storicamente molto alti, raggiungendo nel 2025 i 97,4 miliardi di euro, pari a circa l’85 per cento del surplus del manifatturiero italiano. Le imprese distrettuali stanno inoltre ripensando le proprie strategie di internazionalizzazione, diversificando i mercati di sbocco e rafforzando il presidio di nuove aree geografiche, come Emirati Arabi Uniti, Polonia e Spagna. In uno scenario globale sempre più competitivo, segnato anche dall’intensificarsi della concorrenza cinese, i punti di forza dei distretti – qualità delle filiere, capacità innovativa, presenza di imprese leader e forte radicamento territoriale – continuano a rappresentare un fattore distintivo per la competitività del sistema produttivo italiano».

Sul fronte finanziario prosegue il rafforzamento delle imprese. Nel 2024 il patrimonio netto è salito al 36,6 per cento del passivo, mentre la liquidità è rimasta su livelli storicamente elevati, consentendo alle aziende di affrontare con maggiore solidità le incertezze dello scenario economico e di continuare a finanziare gli investimenti.

Distretti industriali 2025

Il rapporto evidenzia inoltre una progressiva evoluzione del modello distrettuale. Negli ultimi anni è aumentato il peso delle imprese di medie e grandi dimensioni, che rappresentano oltre l’80 per cento del fatturato complessivo, pur mantenendo un tessuto produttivo composto da numerose piccole e micro imprese integrate nelle filiere locali. Tra le realtà più dinamiche sono state individuate 1.295 imprese “champion”, pari a circa il 7 per cento del totale, caratterizzate da una maggiore propensione all’innovazione, all’internazionalizzazione e alla crescita occupazionale. Le aziende con le migliori performance risultano inoltre più orientate all’adozione di brevetti, marchi, certificazioni ambientali e investimenti nelle energie rinnovabili.

La presenza di giovani nei consigli di amministrazione, inoltre, si associa a percorsi di crescita più dinamici e a una maggiore propensione a investire in qualità, sostenibilità e asset immateriali. Il quadro che emerge è quello di un sistema produttivo in cui il passaggio generazionale può rappresentare un driver di competitività. Il Rapporto offre evidenza dei vantaggi competitivi offerti dai distretti agli imprenditori under 35. Per le imprese giovanili operare nei distretti si associa a migliori aspettative di crescita, a una maggiore propensione all’export e agli investimenti green, a minori difficoltà di approvvigionamento e a un più agevole accesso a risorse professionali e competenze. 

Il documento dedica spazio anche alle prospettive del 2026, condizionate dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Il conflitto tra Israele e Iran e le criticità lungo le catene di approvvigionamento potrebbero incidere sugli investimenti e sui margini delle imprese, spingendole ad accelerare la diversificazione sia dei mercati di sbocco sia delle forniture. Tra le priorità individuate figurano anche gli investimenti in autoproduzione di energia, intelligenza artificiale, cybersecurity e sostenibilità.

La classifica dei migliori distretti elaborata nel rapporto premia il distretto dei Dolci di Alba e Cuneo, seguito dal Legno e arredamento dell’Alto Adige e dall’Oreficeria di Valenza. Nei primi venti posti trovano spazio tutte le principali aree geografiche del Paese, con una particolare concentrazione di distretti del Nord-Est e del comparto agroalimentare.

Distretti industriali 2025

Cresce anche il ruolo crescente dei cinque poli aerospaziali italiani di Lombardia, Piemonte, Lazio, Campania e Puglia, che concentrano oltre il 92 per cento dell’export nazionale del settore e quasi il 90 per cento degli addetti, confermando come il modello basato su filiere territoriali integrate continui a rappresentare un fattore di competitività anche nei comparti ad alta tecnologia.

«I distretti – afferma Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo – sono uno degli elementi che conferiscono al sistema economico italiano una competitività specifica, che non si trova altrove in Europa. Hanno una capacità di fare specifica e distinta e questo genera economie di varietà contrapposte a quelle di scala. Se quest’ultima è composta da tanti pezzi tutti uguali, la prima permette di fare cose diverse. La competizione si basa a livello mondiale su diverse strategie. Ad esempio, gli Stati Uniti e la Cina hanno la strategia dell’economia di scala. Si inserisce qui il discorso del mercato europeo, che potrebbe consentire di avere le economie di scala se non fosse ancora frazionato come è e non completamente unificato».

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