America
Senato USA. Louisiana: la sconfitta di Bill Cassidy. Ovvero, chi non è con Trump va a casa
Non sono cambiate molte cose dalla mia ultima previsione. In sintesi, la situazione complessiva è questa.
Considerando i seggi non oggetto di riconferma (65) e le competizioni di novembre che tutte le previsioni definiscono SAFE per l’uno o l’altro partito si parte da
GOP 45 – DEM 42
A questi seggi quasi sicuramente si aggiungeranno
- Per i DEM Illinois e Minnesota, arrivando a 44
- Per il GOP Florida e Montana, arrivando a 47
Con 9 Stati in cui si giocherà il controllo del Senato (a quelli elencati nella previsione precedente aggiungo il Texas per le ragioni che ho esposto)
Aggiornerò periodicamente queste previsioni nei prossimi articoli. Nel frattempo, mentre il quadro delle primarie va delineandosi (al momento solo in 7 stati su 35 il processo di selezione dei candidati si è chiuso) approfondirò la situazione nei singoli stati.
A cominciare dalla sorpresa dell’ultima settimana.
L’eliminazione di Sen. Bill Cassidy (2014) nelle primarie repubblicane della Louisiana rappresenta uno degli eventi politicamente più significativi dell’intero ciclo elettorale 2026 negli Stati Uniti.
Non tanto perché metta realmente a rischio il controllo repubblicano del seggio. La Louisiana è oggi uno degli Stati più solidamente repubblicani d’America, anche se fino agli anni ’90 era ancora competitiva e spesso governata dai democratici del Sud tradizionale.
La trasformazione è avvenuta con la progressiva radicalizzazione conservatrice dell’elettorato rurale, evangelico e legato all’industria energetica, sempre più ostile al Partito Democratico nazionale.
Donald Trump ha stabilmente superato il 58-60% dei voti nelle ultime tre presidenziali e il GOP controlla ormai quasi tutte le principali cariche dello Stato: governatore, legislatura, entrambi i Senatori e gran parte della delegazione alla Camera. I democratici restano competitivi quasi solo a New Orleans e nei distretti afroamericani.
In questo contesto la vera partita politica non è più tra democratici e repubblicani, ma dentro il GOP stesso, tra establishment conservatore tradizionale e trumpismo populista-identitario. Ed è precisamente questa dinamica interna che ha portato alla caduta di Sen. Bill Cassidy, fotografando con straordinaria chiarezza la trasformazione interna del GOP e il nuovo equilibrio di potere costruito attorno alla figura di Donald Trump.
Sen. Bill Cassidy, medico epatologo ed esponente storico del conservatorismo tradizionale del Sud, non era infatti un moderato liberal-republican né un oppositore sistemico del trumpismo. Non lo si può certo chiamare RINO (repubblican in name only), accusa spesso lanciata dal Presidente verso i suoi oppositori.
E’ stato nei suoi due mandati un Senatore pro-life, favorevole alla deregolazione e ai tagli fiscali, allineato al GOP su tutti i principali dossier e, soprattutto, molto vicino all’elettorato evangelico e business-oriented della Louisiana. Il classico conservatore istituzionale: competente, pragmatico, rispettato al Senato, molto attivo sui temi sanitari e capace di costruire relazioni bipartisan senza assumere posture ideologiche radicali. Lo si vede anche in foto direi.
Un “incumbent” di questo tenore e spessore le primarie le vince a mani basse. Ma a lui non è bastato.
La sua carriera politica è stata sostanzialmente travolta da un singolo passaggio: il voto del 2021 a favore della condanna di Donald Trump nel secondo impeachment seguito all’assalto del 6 gennaio a Capitol Hill. Quel voto è rimasto per anni una ferita aperta nella base trumpiana della Louisiana e, più in generale, nel nuovo elettorato repubblicano radicalizzato attorno alla fedeltà personale a Trump.
E le primarie della scorsa settimana sono state il momento della “resa dei conti”.
Come sono andate le cose? Il primo è un passaggio apparentemente tecnico.
La legislazione della Louisiana ha, da sempre, previsto le c.d. “jungle primary”
Un sistema elettorale in cui tutti i candidati — democratici, repubblicani e indipendenti — correvano insieme nello stesso primo turno, senza primarie separate di partito. Gli elettori potevano votare liberamente qualsiasi candidato indipendentemente dall’appartenenza politica. Se un candidato superava il 50% vinceva subito; altrimenti i due più votati andavano al ballottaggio. Questo modello favoriva spesso candidati moderati o trasversali, capaci di attrarre indipendenti e voti dell’altro partito. Proprio come Sen. Bill Cassidy.
Nel 2024, il nuovo Governatore GOP Jeff Landry sostenuto da una supermaggioranza GOP della legislatura statale, appena entrato in carica ha fatto della riforma elettorale la priorità immediata, sostenendo che fossero i partiti — e non gli elettori indipendenti — a dover scegliere i propri candidati. La legge venne approvata durante una sessione speciale nel gennaio 2024 e introdusse primarie chiuse per Senato USA, Camera federale e alcune altre cariche statali.
Era il passo necessario per favorire il trumpismo duro e penalizzare figure più trasversali come Sen. Bill Cassidy, che infatti si oppose pubblicamente al cambiamento definendo il vecchio sistema più aperto e rappresentativo.
E così si è arrivati al 16 maggio. Il rgiorno fissato per una vera e propria “esecuzione politica” di un senatore colpevole non tanto di moderatismo, quanto di slealtà percepita verso il leader del movimento MAGA.
Contro Sen. Bill Cassidy (che ha ottenuto il 25% dei voti) sono scesi in campo addirittura due candidati (a sinistra e a destra nella foto): Julia Letlow che è arrivata prima con circa il 45%, sostenuta direttamente da Trump e dall’apparato nazionale MAGA e John Fleming secondo con circa il 28%, trumpiano ancora più ideologico e aggressivo, ex membro della House Freedom Caucus e già dirigente del Dipartimento Salute durante la prima amministrazione Trump.
Si “giocheranno il seggio” nel ballottaggio del 27 giugno.
La vicenda ha un significato che va ben oltre la Louisiana. E’ un messaggio molto chiaro inviato all’intero gruppo senatoriale repubblicano: “anche un incumbent conservatore, ben finanziato, radicato localmente e perfettamente allineato sul piano ideologico può essere distrutto se viene percepito come sleale verso Trump”.
Ed è proprio questo il punto politicamente più rilevante.
Nel GOP contemporaneo la fedeltà personale a Trump tende ormai a contare più della tradizionale ortodossia conservatrice. Sen. Bill Cassidy non è stato sconfitto perché troppo moderato su tasse, aborto o immigrazione. È stato sconfitto perché il suo voto sull’impeachment è diventato il simbolo di una rottura identitaria con la base MAGA.
Ed è molto significativo perché riguarda una figura che non aveva mai scelto una postura apertamente anti-trumpiana.
Inevitabilmente rafforzerà il clima di autocensura e disciplina interna nel caucus GOP del Senato accelera la trasformazione del GOP da coalizione conservatrice pluralista a partito fortemente personalizzato attorno a Trump.
Paradossalmente, tuttavia, questa radicalizzazione può creare anche problemi strategici per i repubblicani. Negli Stati profondamente conservatori come la Louisiana la selezione di candidati totalmente allineati al trumpismo non comporta grandi rischi elettorali. Ma negli swing states il fenomeno potrebbe diventare più problematico alienando il voto moderato, gli elettori indipendenti, il mondo del business.
La Louisiana, dunque, non apre realmente una contendibilità democratica del seggio senatoriale.
Del candidato DEM non ci ricorderemo nemmeno il nome e il vincitore del ballottaggio GOP andrà sicuramente in Senato Ma la vicenda ha un peso politico nazionale enorme:
segna probabilmente uno dei momenti più chiari della definitiva trasformazione del Partito Repubblicano contemporaneo, dove la lealtà al trumpismo è ormai diventata il principale criterio di sopravvivenza politica interna.
Molti senatori GOP oggi comprendono perfettamente il rischio: criticare Trump, votare compromessi bipartisan, assumere posizioni indipendenti su temi identitari, può significare esporsi a una primaria devastante.
La situazione più delicata dentro il GOP oggi è probabilmente quella di Sen, John Cornyn in Texas. Cornyn rappresenta perfettamente il vecchio establishment repubblicano senatoriale: conservatore tradizionale, vicino al mondo business, grande esperto parlamentare, per anni uomo della leadership di Sen. Mitch McConnell. Ma proprio questo profilo oggi lo rende vulnerabile in un Texas dove il trumpismo domina sempre più le primarie repubblicane.
Il suo sfidante, Ken Paxton, procuratore generale del Texas, è invece uno dei simboli del trumpismo combattivo e anti-establishment. L’endorsement di Trump a Paxton ha trasformato la corsa in un referendum nazionale sul controllo ideologico del GOP senatoriale. Se Cornyn dovesse perdere, l’effetto politico sarebbe persino più forte della caduta di Cassidy, perché colpirebbe direttamente uno dei pilastri storici della leadership repubblicana a Washington.
In prima fila tra i “nemici” da eliminare per il Presidente c’è sicuramente Sen. Susan Collins (ME,1996). Anche se è considerata dal mondo MAGA una RINO è protetta dal fatto che il Maine è uno Stato politicamente moderato e competitivo, non un deep red state come la Louisiana .
In uno Stato così, una primaria troppo radicale rischierebbe addirittura di consegnare il seggio ai democratici ancor più di quanto potrebbe accadere in Texas.
Per questo il GOP locale e nazionale tende a proteggerla, anche se ideologicamente è molto meno conservatrice di Sen. Bill Cassidy o Sen. John Cornyn. Paradossalmente Sen. Susie Collins è difesa proprio dalla debolezza strutturale del Partito Repubblicano nel Maine: i repubblicani sanno che senza una figura moderata come lei il seggio potrebbe facilmente andare perso.
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