America
Novembre: 35 corse ad un seggio in Senato. Le previsioni ad oggi
Le previsioni sull’esito delle elezioni di mid term del prossimo novembre. Gli esiti attesi a 4 mesi dal voto.
Mancano ancora più di quattro mesi alle elezioni americane di mid term (3 novembre).
Certo, si rinnoverà come ogni due anni l’intera Camera Bassa e ben 36 Governatori su 50.
Ma il cuore della politica USA passa per il controllo del Senato.
E, come sapete, solo di questo mi occupo.
35 seggi sono oggetto di rinnovo a novembre.
Manca ancora molto tempo e molto può ancora accadere.
Il clima generale può cambiare e spingere in modo più forte uno o due partiti, facendo la differenza soprattutto in quegli Stati in cui i candidati sono particolarmente vicini.
In ben 31 Stati non è ancora completamente definito il quadro dei candidati: le elezioni primarie (diversamente che da noi disciplinate da specifiche leggi, diverse da Stato a Stato) non si sono ancora tenute (prossime scadenze in maggio: Idaho, Kentucky, Louisiana, Nebraska, Ohio, Oregon, Texas, West Virginia.
Per le alte bisogna aspettare più a lungo. Per Delaware, Massachussetts, New Hampshire e Rhode Island addirittura sino a settembre.
Vediamo quali esiti ci possiamo e dobbiamo attendere sulla base della situazione ad oggi.
La situazione di partenza.
Le elezioni di novembre 2024 hanno consegnato al GOP un controllo netto del Senato: 53-47.
I due anni trascorsi hanno mostrato che, nonostante la presenza di Senatori GOP in dissenso con la leadership e con il Presidente, la maggioranza ha sostanzialmente tenuto con poche (anche se significative) eccezioni.
Pochi sono, infatti, i Senatori dotati di un effettivo potere di condizionamento dell’assemblea.
Il gruppetto dei moderati GOP rappresentato da Sen. Susan Collins (ME,1996), Sen. Lisa Murkowski (AK, 2002) e Sen Thom Tillis (NC, 2014), sull’altro lato i conservatori più duri e classici e i c.d. “falchi fiscali” come Sen Rand Paul (KE, 2010) e Sen Ron Johnson (WI, 2010) e, infine, l’opposizione più istituzionale di Sen. Mitch McConnell (KE,1984) e in misura minore di Sen. John Curtis (UT, 2024) non si sono mai coalizzati tra loro per sommare i 4 voti necessari a ribaltare la maggioranza.
Solo in un caso, la “motion to proceed” per il dibattito sulla “One Big Beautiful Bill Act” del luglio 2025, conclusasi 50-50, ha richiesto il voto decisivo del Vicepresidente.
In ogni caso la leadership GOP ha dovuto lavorare frequentemente a negoziare il voto e la maggioranza con il gruppetto dei “dissezienti”.
Il primo dato politico lo abbiamo già evidenziato qui: Sen. Mitch McConnell (KE,1984) e Sen Thom Tillis (NC, 2014) usciranno sicuramente di scena e Sen. Susan Collins (ME,1996) è tutt’altro che sicura di ottenere un nuovo mandato, con primarie molto competitive e elezioni generali in uno Stato diventato “sempre più blù” a livello federale.
Un caucus GOP più vicino a Trump è, dunque, un esito abbastanza probabile.
Il conteggio dei seggi. Gli Stati “sicuri”.
Ma vediamo cosa ci dobbiamo aspettare sulla composizione del Senato che uscirà a novembre.
I seggi non oggetto di elezione (il Senato si rinnova per un terzo dei suoi componenti ogni due anni) sono così ripartiti: GOP 31 – DEM 34.
Il GOP difende 22 seggi con l’asticella per la conferma della maggioranza a 20 seggi.
I DEM difendono 13 seggi con l’obbligo di conquistare 17 seggi per ribaltare la maggioranza.
In realtà la situazione è molto più semplice di così.
L’esito della competizione elettorale è sostanzialmente scontato in 22 Stati con:
- 14 seggi sicuri per il GOP (Alabama, Arkansas, Idaho, Kansas, Kentucky, Louisiana, Mississippi, Nebraska, Oklahoma, South Carolina, South Dakota, Tennessee, West Virginia, Wyoming)
- 8 seggi sicuri per i DEM (Colorado, Delaware, Massachusetts, New Jersey, Nex Mexico, Oregon, Rhode Island, Virginia)
con una composizione “di partenza” dell’assemblea GOP 45 – DEM 42
Vediamo cosa potrà accadere dividendo le 13 competizioni residue in due gruppi.
Il conteggio dei seggi. Gli Stati “probabili”
Iniziamo considerando 7 Stati in cui GOP e DEM dovrebbero, anche se con qualche difficoltà in più, comunque riuscire a difendere i seggi detenuti, 4 GOP e 3 DEM.
Per i DEM si tratta di 3 seggi “open” dopo il ritiro del Senatore uscente: Illinois, Minnesota e New Hampshire. Ne abbiamo già parlato.
Per quanto concerne Minnesota e New Hampshire, stati considerati entrambi “blu” nelle elezioni federali, molto dipenderà dai candidati (DEM e GOP) che usciranno dalle primarie rispettivamente fissate per agosto e settembre.
Il quadro elettorale è invece già chiaro in Illinois, dove le primarie DEM hanno selezionato Juliana Stratton che è data in vantaggio nella sfida col vincitore delle primarie GOP, Don Tracy.
E’ la sfida tra:
- una candidata DEM dichiaratamente progressista, anche se non radicale, molto integrata nel sistema di potere DEM dello Stato, con forte enfasi sui temi dei diritti civili e della parità razziale, fortemente radicata nel distretto (decisivo) di Chicago e nell’elettorato femminile e afroamericano;
- un conservatore tradizionale, che punta ad accrescere i consensi GOP nell’elettorato moderato, fortemente caratterizzato dal suo essere “pro-business”, anti-establishment, impegnato sui temi della sicurezza e del contrasto alle politiche DEM a Chicago e nello Stato.
Per il GOP, invece, si tratta di 2 seggi “open” (Iowa e Montana) di cui abbiamo già parlato.
Le sorprese negative per il GOP potrebbero arrivare solo dalla vittoria alle primarie (fissate per inizio giugno) di un candidato troppo polarizzato e divisivo in presenza di un candidato DEM, invece, capace di mettere in campo una sfida e una coalizione elettorale credibile.
Il terzo Stato in cui il GOP conserva un vantaggio ancorché al momento non decisivo e la Florida
Tecnicamente non è uno stato “open” in quanto il Senatore in carica (Sen. Ashley Moody, 2025) si ricandida, ma nei fatti è come se lo fosse. Si tratta, infatti, di una “special election” per confermare il seggio (in scadenza nel 2028) al quale la Sen. Ashley Moody è stata nominata dal Governatore nel 2025 per ricoprire il seggio lasciato vacante da Sen. Marco Rubio, chiamato da Donald Trump a ricoprire il ruolo di Segretario di Stato.
Le primarie saranno il prossimo 18/8. Vedremo i candidati e i primi sondaggi per, eventualmente, modificare la previsione.
Lo Stato che non dovrebbe per nessuna ragione stare in questo elenco è il Texas, tradizionalmente facile appannaggio del GOP.
Due sono le ragioni di fondo.
In primo luogo, elezioni primarie molto divisive per il GOP. L’incumbent Sen. John Cornyn (2002), un conservatore molto pragmatico e istituzionale, per molti anni parte della leadership GOP guidata da Sen. Mitch McConnell è stato costretto al ballottaggio (fissato per il prossimo 26/5) dal candidato MAGA sostenuto dal Presidente (ed esplicitamente selezionato da Steve Bannon, che guida la campagna) Ken Paxton.
Una eventuale vittoria di Ken Paxton (i sondaggi danno i due candidati sostanzialmente appaiati con una quota rilevante di elettori indecisi) percepito dall’establishment come molto radicale e un GOP indebolito dai forti conflitti interni di questi mesi, potrebbe rendere competitivo il seggio per il vincitore delle primarie DEM, il seminarista presibiteriano 37enne, James Talarico.
Intendiamoci, il Texas non elegge un senatore DEM dal 1988, ma quello di Talarico è il più sofisticato tentativo DEM di ribaltare un risultato apparentemente scontato.
La sua candidatura si è incentrata su una narrazione politica fondata sui valori cristiani (giustizia sociale, equità, welfare) inclusivi e potrebbe contrastare il monopolio GOP nell’elettorato religioso moderato.
A questo si aggiunge una macchina elettorale molto efficiente, una forte mobilitazione dei giovani e una grande capacità di raccolta fondi (oltre 20 milioni di USD).
E’, insomma, l’opposto della tradizione progressista DEM classica capace di ridurre la diffidenza dell’elettorato verso i DEM sul terreno dei valori e dell’identità culturale.
Le due tendenze insieme trasformano il Texas da uno Stato sicuro per il GOP a uno in cui mantiene un vantaggio chiaro, ma che è ancora contendibile, soprattutto se le elezioni (come sperano i DEM) dovessero far emergere un forte clima nazionale contro il Presidente Trump.
Non a caso, infatti, i sondaggi di aprile danno James Talarico leggermente avanti contro entrambi i due candidati GOP
In ogni caso, al momento almeno, credo che tutti e 7 i seggi dovrebbero essere difesi con successo (4 GOP e 3 DEM) portando la composizione dell’assemblea a GOP 49 – DEM 45
Il conteggio dei seggi. Gli Stati “battleground”. Dove si decide il controllo del Senato.
Sono 6 le competizioni elettorali dall’esito completamente aperto al momento:
Alaska, Maine, North Carolina, Ohio (attualmente GOP) e Georgia e Michigan (attualmente DEM).
Il North Carolina è un seggio “open” dopo il ritiro di Sen. Thom Tillis (2014) e ne abbiamo parlato qui.
E’ sicuramente un seggio contendibile per i DEM come lo sono, per ragioni che esamineremo, Alaska e Maine.
L’Ohio, anche se tecnicamente non è uno stato “open” in quanto il Senatore in carica (Sen. John Husted, 2025) si ricandida, nei fatti è come se lo fosse. Si tratta, infatti, di una “special election” per confermare il seggio (in scadenza nel 2028) al quale Sen. John Husted è stato nominato dal Governatore nel 2025 per ricoprire il seggio lasciato vacante da J.D.Vance, attuale Vicepresidente degli stati Uniti.
Un candidato “debole” dunque, quanto meno sotto il profilo della tradizione e della sua storia politica.
Tutto il contrario di quello che con ogni probabilità sarà il suo sfidante (le primarie sono tra pochi giorni, il 5/5) DEM, Sharrod Brown, Senatore dell’Ohio dal 2006 al 2024, quando dopo ben tre competizioni elettorali vinte è stato sconfitto da Sen. Bernie Moreno (OH, 2024).
Il dato politico però è che per ottenere il controllo del Senato i DEM devono vincere in tutti e quattro gli Stati o almeno in tre (se vincessero in Texas) difendendo entrami i seggi detenuti e a rischio di “flip” da parte del GOP: Georgia (primarie il 19/5) e Michigan (primarie il 4/6), a rischio dopo il ritiro di Sen. Gary Peters (2014) , per le ragioni illustrate qui.
Impossibile? No
Difficile? Al momento davvero poco probabile.
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