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Senato USA. Ohio, due senatori per il seggio di JD Vance. Sherrod Brown prova il ritorno
La special election del 3 novembre è una delle corse decisive per il controllo del Senato. Sen. Jon Husted deve difendere il seggio lasciato libero dal vicepresidente. Sherrod Brown, sconfitto appena due anni fa, prova a tornarci. La mia previsione: Flip Democratic.
È una special election. In palio c’è un seggio di classe 3, per il quale si dovrà tornare a votare tra solo 2 anni.
Ma ha qualcosa di singolare: si affrontano due uomini che gli elettori dell’Ohio conoscono già come senatori.
Sen. Jon Husted è il senatore in carica, ma non è mai stato eletto al Senato. Nel gennaio 2025 il governatore repubblicano Mike DeWine lo ha nominato per occupare il seggio lasciato libero da J.D. Vance, dimessosi dopo l’elezione alla vicepresidenza degli Stati Uniti. Il 3 novembre Husted dovrà quindi chiedere per la prima volta agli elettori di confermarlo.
Sen. Sherrod Brown, invece, in Senato ci è rimasto diciotto anni. Eletto nel 2006, rieletto nel 2012 e nel 2018, sconfitto nel novembre 2024 da Sen. Bernie Moreno. Dopo appena due anni prova a tornarci per completare gli ultimi due anni del mandato originariamente conquistato da Vance nel 2022.
Una sfida, dunque, tra un incumbent per nomina e un ex incumbent per elezione.
E già questo rende Ohio una delle corse più strane — e più importanti — delle midterm 2026.
Uno Stato che non è più swing
Per decenni l’Ohio è stato una sorta di America in miniatura.
Industriale e agricolo, grandi città e piccole comunità rurali, sindacati e imprese, Midwest e Appalachi.
Dal 1964 al 2016 il candidato Presidente che ha vinto in Ohio è sempre andato alla Casa Bianca. Poi qualcosa si è rotto.
Donald Trump ha vinto lo Stato tre volte consecutive. Nel 2016 e nel 2020 di circa otto punti. Nel 2024 addirittura di 11 punti, raccogliendo il 55,1% dei voti.
Nel 2022 J.D. Vance aveva conquistato il seggio oggi occupato da Sen. John Husted battendo Tim Ryan con un vantaggio di 6 punti percentuali. Nel 2024 Sen. Bernie Moreno ha sconfitto Brown 50,1%-46,5%.
Tre risultati che raccontano la stessa storia: l’Ohio non è più uno swing state. È diventato uno Stato repubblicano.
Ed è proprio per questo che la corsa del 2026 è interessante.
Perché i sondaggi dicono qualcosa che contraddice apparentemente quella trasformazione, raccontando una situazione dall’esito incerto ma con il candidato DEM in vantaggio.
Come può un democratico essere competitivo in uno Stato che Trump ha appena vinto di undici punti? La risposta si chiama Sherrod Brown.
Nel 2024 Brown ha perso. Ma ha anche dimostrato qualcosa
Il dato più importante delle elezioni del 2024 non è soltanto che Brown abbia perso.
È come ha perso.
Trump ha battuto Kamala Harris di circa undici punti. Moreno ha battuto Brown di appena 3,6 punti.
Brown ha quindi sovraperformato enormemente il ticket democratico candidato alla Casa Bianca. Ha ottenuto circa 120.000 voti più di Harris, mentre Moreno ha raccolto oltre 300.000 voti meno di Trump.
Non è bastato. Ma ha dimostrato che esiste ancora in Ohio una quota significativa di elettori disposta a votare Trump alla Casa Bianca e Sherrod Brown al Senato.
Ed è esattamente su questi elettori che si gioca la special election.
Brown non deve riportare l’Ohio alla coalizione di Obama. Sarebbe impossibile in pochi mesi. Deve convincere una parte sufficientemente grande dell’Ohio trumpiano che votare per lui non significa votare per il Partito Democratico nazionale.
L’ultimo democratico della working class?
Brown rappresenta probabilmente uno degli ultimi grandi esponenti della tradizione democratica industriale del Midwest.
Il suo vocabolario politico è rimasto sorprendentemente stabile per quarant’anni: lavoro, salari, sindacati, pensioni, manifattura, commercio internazionale, delocalizzazioni.
È progressista sui diritti civili e sociali. Ma sull’economia è sempre stato molto più vicino alle ragioni del lavoro che al liberalismo della globalizzazione clintoniana.
Ha criticato gli accordi di libero scambio quando buona parte del suo partito li sosteneva. Ha denunciato le delocalizzazioni. Ha difeso una politica industriale americana prima che tornasse di moda con Biden.
E parla di dignity of work, dignità del lavoro, praticamente da sempre.
Non è casuale che questa formula continui a funzionare proprio in Ohio.
Nel 2025 circa 605.000 lavoratori dell’Ohio erano iscritti a un sindacato, pari all’11,6% dei lavoratori dipendenti. La manifattura continua inoltre a occupare oltre 680.000 persone nello Stato.
L’Ohio contemporaneo non è più l’Ohio delle acciaierie e dell’automobile del Novecento. Ma quel mondo non è scomparso dal suo immaginario sociale.
Youngstown, Akron, Toledo, Lorain, Mahoning Valley, Trumbull County sono luoghi nei quali il passaggio di una parte della working class dai Democratici a Trump non è stato soltanto elettorale. È stato culturale.
Brown cerca di dimostrare che non è necessariamente irreversibile.
Husted: il custode del seggio di Vance
Sen. Jon Husted rappresenta quasi l’altra faccia della trasformazione.
Non ha la biografia populista di Vance e neppure il suo carisma.
È un politico professionale dell’Ohio: ex Speaker della Camera statale, Secretary of State, lieutenant governor di DeWine e infine nominato senatore.
La sua forza è precisamente questa: organizzazione, relazioni, macchina politica, establishment repubblicano dello Stato.
Husted non deve inventare una nuova maggioranza.
Deve conservare quella costruita da Trump e Vance: aree rurali, piccole città, evangelici, bianchi senza laurea e quella parte della working class che negli ultimi dieci anni ha abbandonato i Democratici.
In questo senso è qualcosa di più del candidato repubblicano. È il custode del seggio di J.D. Vance.
E Vance sarà inevitabilmente presente nella campagna.
Se Husted vince, il vicepresidente potrà sostenere che la coalizione politica che ha contribuito a costruire in Ohio è ormai strutturale.
Se perde, la lettura sarà molto più problematica: significherebbe che una parte degli elettori che ha consegnato l’Ohio a Trump e Vance è ancora disponibile a votare per un populista economico democratico.
Poi c’è FirstEnergy
Ed è probabilmente il problema più serio per Husted.
Lo scandalo FirstEnergy accompagna la politica dell’Ohio ormai da anni. Al centro c’è un sistema di 60 milioni di dollari di tangenti e dark money collegato al salvataggio da circa un miliardo delle centrali nucleari dell’azienda. L’ex Speaker repubblicano Larry Householder sta scontando vent’anni di carcere.
Husted non è stato accusato di alcun reato. Ma la sua vicinanza politica ad alcuni protagonisti della vicenda è diventata materiale elettorale.
A marzo il senatore ha dovuto testimoniare nel processo contro due ex dirigenti FirstEnergy. Ha confermato di essere stato presente a una cena del 2018 con il Governatore DeWine e gli stessi dirigenti, pur affermando di ricordare poco della conversazione e di non avere avuto conoscenza delle condotte illegali contestate.
Sono inoltre emersi documenti e messaggi nei quali dirigenti FirstEnergy discutevano dei loro rapporti con Husted e di finanziamenti attraverso organizzazioni di dark money. Anche in questo caso, nessuna accusa penale è stata formulata contro di lui e Husted nega di avere partecipato alla costruzione dell’operazione illegale.
Il nuovo processo contro gli ex dirigenti FirstEnergy è previsto a partire dal 28 settembre. L’early voting in Ohio inizia pochi giorni dopo.
Husted potrebbe quindi ritrovarsi nuovamente a testimoniare su FirstEnergy proprio mentre gli elettori cominciano a votare. Per Brown è un’opportunità evidente. Esattamente il tipo di conflitto sul quale ha costruito tutta la propria carriera.
E poi, inevitabilmente, Epstein
Come spesso accade nella politica americana del 2026, anche Jeffrey Epstein è riuscito a entrare nella campagna senatoriale dell’Ohio.
Brown ha aperto la campagna con uno spot che cerca di collegare Husted a figure entrate nell’universo Epstein. La risposta repubblicana è stata quasi immediata: l’Ohio GOP ha cominciato a vendere ironicamente merchandising che richiama a sua volta finanziatori di Brown con presunti collegamenti a Epstein.
Siamo evidentemente sul terreno della guerra per associazioni più che delle responsabilità personali. Ma racconta quanto la campagna sarà dura.
Brown e Husted si conoscono da decenni e rappresentano due tradizioni politiche profondamente radicate nello Stato. Non sarà una competizione gentile.
Una montagna di denaro
La dimensione finanziaria conferma quanto entrambi i partiti considerino Ohio decisivo.
Brown aveva già raccolto circa 26 milioni di dollari entro metà aprile, più del doppio di Husted. Nel secondo trimestre la sua campagna ha aggiunto circa 14,1 milioni di dollari di contributi diretti, oltre a circa 3 milioni raccolti da un PAC collegato.
Ma il vantaggio finanziario individuale di Brown è soltanto metà della storia.
Il Senate Leadership Fund repubblicano ha programmato 79 milioni di dollari per difendere Husted. One Nation, organizzazione collegata alla leadership GOP del Senato, ha prenotato altri 28 milioni di pubblicità televisiva in Ohio.
Sono cifre impressionanti. E dicono forse più dei comunicati stampa.
Se i Repubblicani considerassero davvero Ohio ormai inattaccabile, non avrebbero bisogno di spendere decine di milioni per difenderlo.
Un’economia migliore, ma una ferita sociale ancora aperta
C’è un altro apparente paradosso.
L’economia corrente dell’Ohio non è in recessione. A maggio 2026 la disoccupazione era scesa al 3,7%, contro il 4,3% nazionale.
Ma le elezioni non si combattono soltanto sulla fotografia del mercato del lavoro.
Si combattono sulla memoria economica.
Negli ultimi decenni l’Ohio ha perso decine di migliaia di posti nella manifattura tradizionale. Acciaio, automobile, componentistica e produzioni industriali hanno attraversato ristrutturazioni che hanno modificato intere comunità. Probabilmente è lo Stato maggiormente colpito dalla perdita di occupazione siderurgica e automobilistica.
È proprio dentro questa frattura che Trump ha costruito il proprio successo.
E Brown vuole entrare nella stessa frattura con una risposta opposta.
Trump e Vance sostengono: il vecchio establishment ha sacrificato l’industria americana; America First la sta ricreando.
Brown risponde: sono state le grandi corporations, gli accordi commerciali e le politiche economiche favorevoli al capitale a indebolire il lavoro; serve ricostruire potere contrattuale, sindacati e produzione.
È una competizione fra due populismi.
Ed è questo, più della tradizionale contrapposizione Democratici-Repubblicani, che rende Ohio così interessante.
Brown parte leggermente avanti. Ma…
Arriviamo alla previsione. Il dato grezzo suggerisce prudenza assoluta.
Io però oggi farei un passo ulteriore. La mia previsione è FLIP DEMOCRATIC
A “corto muso” ma secondo me i DEM vinceranno l’Ohio.
Per quattro ragioni.
La prima è la forza personale di Brown. Nel 2024 ha sovraperformato di quasi otto punti la candidata democratica alla presidenza.
La seconda è l’ambiente da midterm. Husted questa volta non avrà Donald Trump scritto sulla stessa scheda elettorale a trascinare alle urne la coalizione repubblicana.
La terza è economica. Inflazione, prezzi e riduzione del potere d’acquisto delle famiglie sono un terreno quasi ideale per il populismo di Brown.
La quarta è Husted stesso: candidato forte e organizzato, ma meno capace di Vance o Trump di mobilitare emotivamente la nuova working class repubblicana. E porta inoltre con sé il rischio FirstEnergy proprio nelle settimane decisive.
Ma c’è un enorme “ma”.
L’Ohio non è più uno swing state.
Nel 2024 Brown è stato un candidato eccellente, ha ottenuto 120.000 voti più di Harris, ha separato il proprio brand da quello nazionale democratico e ha beneficiato di una campagna costosissima. Ma ha perso.
Questo è il fatto che impedisce di trasformare il vantaggio di Brown nei sondaggi in una previsione di facile vittoria.
Per vincere nel 2026 non gli basta ripetere la propria prestazione del 2024.
Deve fare qualcosa di più difficile: prendere una quota ancora maggiore degli elettori che votano repubblicano nelle elezioni federali.
In altre parole, deve dimostrare che esistono elettori di Trump che non sono diventati definitivamente elettori repubblicani.
Molto più di un seggio
Ed è qui che Ohio ritorna a essere, almeno per una notte, il laboratorio politico dell’America.
Se vince Husted, la conclusione sarà abbastanza semplice: la trasformazione dell’Ohio è ormai consolidata. Anche il democratico più adatto possibile allo Stato, con tre mandati senatorî, notorietà quasi universale e una identità working-class costruita in quarant’anni, non riesce più a vincere.
Se vince Brown, invece, il messaggio sarà assai più interessante.
Dimostrerà che il passaggio della working class a Trump non implica necessariamente un’adesione irreversibile al Partito Repubblicano.
E per i Democratici sarebbe una lezione politicamente enorme proprio mentre il partito discute fra il modello progressista di El-Sayed e Flanagan, quello moderato di Roy Cooper e nuove forme di populismo economico.
Sherrod Brown suggerisce una quarta possibilità che in realtà è molto più antica: essere decisamente a sinistra sull’economia e sul lavoro senza fare dell’identità progressista il centro della propria proposta politica.
Ohio dirà se quella strada possiede ancora una maggioranza.
La mia previsione, oggi, è: Flip Democratic. Sherrod Brown torna al Senato con le conseguenze che questo comporta sulla battaglia per il controllo del Senato.
Ma se sbagliassi, il significato della sua sconfitta sarebbe forse persino più importante della vittoria: vorrebbe dire che in Ohio non è più soltanto il Partito Democratico ad avere perso la working class. Avrebbe cominciato a perderla anche il democratico che più a lungo era riuscito a conservarla.
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