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Senato USA. Il paradosso di Trump: conquistare il partito e rischiare di perdere seggi in Senato. Texas
Aver scelto di umiliare Sen. John Cornyn in Texas può costare molto caro al GOP. Il partito è diventato più trumpiano. Ma un seggio sicuro è diventato conquistabile dai DEM.
Come cambia la mappa per il controllo del Senato.
Novembre si avvicina. Solo in 8 Stati si devono ancora svolgere le primarie (più la “primaria speciale” del South Carolina per scegliere il candidato GOP che sostituirà lo scomparso Sen. Lindsey Graham (SC-2002)).
E le previsioni sull’esito finale si aggiornano e cambiano.
Avevo fornito un quadro dei possibili esiti a maggio. E’ il momento di aggiornarlo
Il punto di partenza era GOP 49 – DEM 45 con 6 competizioni elettorali dall’esito completamente aperto: Alaska, Maine, North Carolina, Ohio (attualmente GOP) e Georgia e Michigan (attualmente DEM).
Due sono le previsioni che mi sento di modificare oggi: entrambe a vantaggio dei DEM.
Credo, infatti che il North Carolina sarà vinto dai DEM (primo seggio Flip del 2026) e il Texas ad oggi vada catalogato come stato dall’esito incerto (e non GOP come ritenevo).
La nuova previsione è quindi GOP 48 – DEM 46 con Alaska, Maine, Ohio, Texas (attualmente GOP) e Georgia e Michigan (attualmente DEM) stati “battleground” dall’esito incerto.
L’esito delle primarie GOP
A maggio, anche se non avevo inserito il Texas fra i seggi sicuri repubblicani, ero abbastanza certo che il GOP avrebbe conservato il seggio.
La vittoria di Ken Paxton nelle primarie ha trasformato una vittoria potenzialmente sicura in una competizione reale e completamente aperta.
Per questo oggi la mia previsione è diventata Texas: Toss-up.
E per capire come sia possibile arrivare a questa conclusione in uno Stato che non elegge un democratico a una carica statale dal 1994 e che Donald Trump ha vinto nel 2024 di quasi quattordici punti bisogna tornare alle primarie repubblicane
Cornyn non era abbastanza trumpiano
Sen. John Cornyn (TX-2002) non è mai stato un moderato.
È stato Attorney General del Texas, giudice della Corte Suprema statale, senatore dal 2002 e per anni uno degli uomini più importanti della leadership repubblicana a Washington.
Un conservatore classico, solidamente inserito nell’establishment del partito e perfettamente affidabile sulla grande maggioranza dell’agenda GOP.
Nel 2020 era stato rieletto con quasi dieci punti di vantaggio.
In qualsiasi altra fase della storia recente del Partito repubblicano sarebbe stato difficile spiegare perché un senatore con questo curriculum dovesse essere sostituito.
Nel GOP di Trump la risposta è molto più semplice.
Cornyn era conservatore. Ken Paxton è un trumpiano.
E gli elettori delle primarie hanno scelto Paxton.
Non hanno scelto fra un moderato e un conservatore. Hanno scelto fra due differenti forme di conservatorismo repubblicano: quella istituzionale che per decenni ha governato il Texas e quella populista, conflittuale e personalizzata prodotta dalla rivoluzione MAGA. La seconda ha travolto la prima.
La battaglia che Trump ha vinto
Paxton è uno dei personaggi più rappresentativi del nuovo GOP texano.
Attorney General dal 2015, protagonista delle grandi battaglie giudiziarie conservatrici su immigrazione, aborto, rapporti fra Stato e governo federale, è da anni strettamente alleato con Trump.
Ma porta con sé anche un bagaglio politico e personale che avrebbe distrutto la carriera di molti esponenti del vecchio Partito repubblicano.
Nel 2023 la Camera del Texas, controllata dagli stessi repubblicani, votò il suo impeachment. Il Senato statale lo assolse. A questo si sono aggiunte negli anni controversie giudiziarie, accuse di abuso del proprio ufficio, scontri violentissimi con settori del GOP texano e vicende personali entrate stabilmente nella battaglia politica.
Tutto questo era perfettamente noto agli elettori delle primarie.
Non li ha convinti a scegliere Sen. John Cornyn.
Per una parte della base repubblicana ha probabilmente prodotto l’effetto opposto.
Essere stato combattuto dall’establishment, dai media, dagli avversari giudiziari e persino da altri repubblicani può diventare, nell’universo MAGA, una certificazione di autenticità.
Se il sistema combatte Paxton, significa che Paxton combatte il sistema.
È una delle trasformazioni culturali più profonde introdotte dal trumpismo.
Il problema dell’eleggibilità
Cornyn aveva però insistito durante tutta la campagna su un argomento diverso. Non sosteneva che Paxton fosse troppo poco conservatore. Sosteneva che fosse più difficile da eleggere.
È esattamente il problema che il GOP deve affrontare oggi.
Il Texas non elegge un senatore democratico dal 1988. Non elegge un democratico ad alcuna carica statale dal 1994.
Trump lo ha appena vinto con un margine a doppia cifra.
Con Cornyn candidato, probabilmente staremmo discutendo di quanto sarebbe stata ampia la sua vittoria. Con Paxton stiamo discutendo di chi vincerà.
È difficile immaginare una dimostrazione più chiara del costo elettorale che può accompagnare la conquista trumpiana del partito.
Il candidato che non avrebbe dovuto avere una possibilità
Naturalmente questo sarebbe meno importante se i democratici non avessero trovato James Talarico.
Trentasette anni, deputato statale, seminarista presbiteriano, Talarico ha costruito una candidatura molto diversa da quella del progressismo democratico tradizionale.
Parla di diseguaglianza, sanità, scuola pubblica e potere economico. Ma lo fa utilizzando esplicitamente il linguaggio della fede cristiana, della comunità e della dignità personale.
Non concede ai repubblicani il monopolio del linguaggio religioso e valoriale.
È probabilmente la caratteristica più sofisticata della sua candidatura.
In uno Stato nel quale molti elettori culturalmente conservatori diffidano del Partito democratico prima ancora che delle sue singole proposte, Talarico cerca di ridurre la distanza identitaria prima di quella programmatica.
E soprattutto dispone di una macchina politica e finanziaria ormai sufficientemente grande da rendere credibile il tentativo.
Quando i sondaggi smettono di essere anomalie
Per mesi era ragionevole guardare con scetticismo ai sondaggi che mostravano Talarico competitivo, ma hanno continuato ad arrivare uno dopo l’altro.
Ancora più rilevante è la composizione del consenso perché risulta nettamente avanti fra gli indipendenti e competitivo persino fra gli elettori senza laurea, uno dei gruppi che negli ultimi anni hanno alimentato maggiormente la crescita repubblicana.
Oggi il Texas va sicuramente classificato come competitivo ed incerto.
Il GOP ha cominciato a preoccuparsi
E qualche segnale arriva anche dalla campagna repubblicana.
In questi giorni sono emerse critiche pubbliche, anche nell’universo conservatore, sulla scarsa presenza di Paxton e persino sulla sua decisione di trascorrere alcuni giorni in Europa mentre la corsa entrava nella fase decisiva. Lo stesso Paxton ha reagito assicurando di lavorare intensamente alla campagna e aumentando le apparizioni pubbliche.
Contemporaneamente un Super PAC conservatore ha lanciato una campagna pubblicitaria da 10 milioni di dollari contro Talarico, iniziando dai temi transgender e utilizzando persino immagini generate dall’intelligenza artificiale per rappresentarlo come medico impegnato in un intervento di transizione di genere su una minore. Talarico ha risposto ricordando di essere contrario a questi interventi sui minori.
Al di là del merito della polemica, il dato politico è evidente.
Il GOP sta cominciando a spendere seriamente per definire negativamente un candidato democratico in Texas. Anche questo, pochi mesi fa, era impossibile da prevedere.
Il costo della purezza
Il problema è capire quanto costerà elettoralmente al GOP la maggiore purezza trumpiana.
Paxton mobilita certamente una parte della base che considerava Cornyn troppo istituzionale, troppo vicino alla vecchia leadership di Sen. Mitch McConnell, troppo disponibile al compromesso. Ma quanti elettori aggiuntivi porterà? E, invece, quanti indipendenti, moderati, suburbani e repubblicani tradizionali perderà?
Con Trump sulla scheda, il saldo può essere positivo perché Trump possiede una capacità personale straordinaria di mobilitare elettori popolari e a bassa propensione al voto. Ma nel 2026 sulla scheda cè Ken Paxton con tutte le sue contraddizioni.
Texas: da probabile GOP a Toss-up.
Continuo a considerare impressionante anche solo immaginare un democratico vincente in uno Stato che Trump ha conquistato di quasi quattordici punti appena due anni fa. Il vantaggio strutturale repubblicano esiste ancora.
Ma ben tre rilevazioni consecutive con Talarico avanti e una media dei sondaggi praticamente in parità non possono più essere trattate come rumore statistico.
Con Sen. John Cornyn probabilmente non ci sarebbe stata una vera corsa.
Con Ken Paxton ci sarà.
Donald Trump ha quindi ottenuto esattamente ciò che voleva: il GOP texano ha sostituito uno dei più importanti esponenti del vecchio establishment conservatore con un candidato molto più vicino al presidente e alla sua concezione del partito. Ha conquistato il GOP.
Ora deve sperare che il GOP così trasformato riesca ancora a conquistare il Texas.
Ma vincere una primaria può essere la maniera più efficace per rendere contendibile un’elezione che non avrebbe dovuto esserlo.
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