America
Senato USA. I 9 Stati decisivi/3 Alaska Maine Ohio: può ancora un candidato essere più forte del proprio partito?
Un incumbent GOP da 30 anni in Senato, un ex senatore DEM entrato al Senato nel 2006 e sconfitto nel 2024, una ex rappresentante alla Camera anche lei sconfitta nel 2024. Un solo obiettivo: ottenere più consensi di quelli che sono i fondamentali del proprio partito nel loro Stato
In un articolo precedente abbiamo provato ad aggiornare la mappa del futuro Senato USA.
Nove competizioni decideranno quale partito controllerà il Senato: Alaska, Iowa, Kansas, Maine, Michigan, Minnesota, New Hampshire, Ohio e Texas.
Non sono però nove sfide uguali.
In un primo articolo abbiamo analizzato Iowa, Kansas e Texas: tre Stati orientati al GOP nei quali i DEM provano ad allargare la mappa costringendo il GOP a impiegare risorse e energie per difendere i seggi detenuti.
In un secondo articolo abbiamo analizzato come i DEM tentano di difendere i seggi “open” di Michigan, Minnesota e New Hampshire.
Concludo questa prima analisi dei 9 stati “battleground” con Alaska, Maine e Ohio.
Qui il tema è completamente diverso
C’è stato un tempo, nella politica americana, in cui conoscere il colore di uno Stato non bastava per sapere chi avrebbe eletto al Senato.
Democratici conservatori vincevano nel Sud. Repubblicani liberal nel New England.
Senatori che costruivano nel tempo coalizioni personali capaci di sopravvivere ai cambiamenti della politica nazionale e persino di conquistare elettori che, nello stesso giorno, votavano per il candidato presidenziale dell’altro partito.
Quel mondo è quasi scomparso. La polarizzazione ha progressivamente allineato il voto per il Senato a quello presidenziale.
Il colore politico del candidato pesa sempre di più; la capacità di separarsene, sempre meno.
Ed è proprio per questo che gli ultimi tre dei nove battleground del 2026 sono così interessanti.
Alaska, Maine e Ohio pongono infatti una domanda diversa da quella che abbiamo incontrato negli altri sei Stati: quanto conta ancora il candidato?
Tre candidati contro i fondamentali politici dei propri Stati.
Mary Peltola deve essere più forte del Partito democratico in uno Stato repubblicano. Sen. Susan Collins deve continuare a esserlo del Partito repubblicano in uno Stato che alle presidenziali vota democratico. Sherrod Brown deve provare a esserlo ancora in uno Stato che, mentre lui sedeva al Senato, è progressivamente diventato repubblicano.
E tre avversari — Sen. Dan Sullivan, Troy Jackson e Sen. Jon Husted — che devono invece impedire proprio questo: che il nome scritto sulla scheda continui a contare più del partito che lo candida.
Sono storie che meritano articoli dedicati. Ci torneremo nelle prossime settimane, approfondendo candidati, temi e sviluppi delle campagne.
Qui anticipo le mie previsioni e la ragione politica di ciascuna.
Alaska. Mary Peltola, di pochissimo
Abbiamo già raccontato perché Peltola può rendere contendibile uno Stato repubblicano.
La sua forza è una biografia nella quale comunità native, pesca e interessi dell’Alaska vengono prima dell’appartenenza democratica.
Sen. Dan Sullivan è un avversario radicato e credibile.
Peltola può batterlo se riesce a convincere abbastanza moderati e repubblicani che la sua autonomia da Washington è concreta, anche su petrolio e gas. Il ranked-choice voting rende preziosa la capacità di essere anche la seconda scelta degli elettori.
Qui pesa molto Sen. Lisa Murkowski, l’altro senatore repubblicano dello Stato, a Washington dal 2002 e istituzione dello Stato.
Amica e sostenitrice esplicita nelle campagne alla Camera di Peltola nel 2022 e nel 2024. Oggi si è schierata con Sen. Sullivan, ma l’elettorato indipendente al quale entrambe parlano non segue automaticamente un’indicazione di voto.
L’Alaska non diventerà democratico; può scegliere una democratica percepita prima di tutto come alaskana.
La mia previsione oggi è Alaska DEM: Mary Peltola, di pochissimo.
Maine. Sen. Susan Collins, sul filo di lana
Di Sen. Susan Collins abbiamo raccontato la capacità di sopravvivere politicamente al proprio partito, prima di analizzare la candidatura democratica di Troy Jackson.
Jackson ha una storia di lavoro e sindacato profondamente radicata nel Maine rurale.
Può mettere in difficoltà Sen. Collins su sanità, costo della vita e conseguenze dei voti repubblicani, a partire dall’aborto. Deve convincere gli elettori che separare la senatrice dal suo partito non basta quando è in gioco il controllo del Senato.
Sen. Collins conserva però due risorse che l’avversario, entrato tardi in corsa, non può costruire in poche settimane: trent’anni di rapporto personale con gli elettori e il potere istituzionale necessario a portare risorse nello Stato.
La mia previsione resta Maine GOP: Susan Collins, sul filo di lana.
Credo che saranno ancora abbastanza gli elettori contrari a Trump disposti a fare un’eccezione per lei.
Ohio. Sherrod Brown può ricostruire l’eccezione
Il punto di partenza è la sua sconfitta del 2024: Brown ottenne un risultato nettamente migliore del proprio partito, ma non sufficiente a salvarlo.
Oggi deve recuperare una parte dei lavoratori che hanno scelto Trump senza cancellare il rapporto ventennale costruito con lui su salari, pensioni, manifattura e dignità del lavoro. I
l costo della vita può aiutarlo: il malcontento economico deve ora confrontarsi con la responsabilità di un governo repubblicano.
Sen. Jon Husted dispone della forza del GOP nell’Ohio e di un imponente sostegno finanziario.
Formalmente è l’incumbent: ma è in Senato da soli due anni e alla sua prima elezione, mentre Brown è stato eletto per la prima volta nel 2006 e ha 18 anni di Senato alle spalle,
Brown conserva, inoltre, un consenso personale che rende questa sfida competitiva e trova nei sondaggi di settembre segnali più uniformemente favorevoli rispetto alle altre due corse.
La mia previsione oggi è Ohio DEM: Sherrod Brown. La scommessa è che il suo legame con il mondo del lavoro, in un contesto diverso dal 2024 e, cioè, senza Donald Trump sulla scheda, torni a valere abbastanza da vincere.
Una persona prima del partito.
Eccoci dunque alla fine del primo viaggio nei nove battleground.
Iowa, Kansas e Texas rappresentano la sfida DEM in tre Stati storicamente dominati dal GOP. Candidati democratici con profili molto diversi tra loro, ma unificati dal fatto di essere assolutamente non convenzionali rispetto al partito nazionale hanno reso la competizione reale proponendo una narrazione autonoma e lontana sia dal mainstream DEM che dalla sua variante di sinistra.
In Michigan, Minnesota e New Hampshire i DEM stanno provando a difendere tre seggi democratici rimasti senza incumbent. Il tema centrale diventa quello della ricostruzione della coalizione elettorale capace di vincere la sfida a novembre. Un’operazione politica difficile e resa più complessa dalla peculiarità delle candidature GOP. Il risultato è una situazione con sei candidati che cercano di costruire formule politiche diverse capaci di sostituire equilibri politici consolidati..
Alaska, Maine e Ohio pongono invece la domanda più antica e, nell’America contemporanea, forse la più difficile da affrontare con successo: può ancora un candidato essere più forte del proprio partito?
La nazionalizzazione delle campagne dice agli elettori che un senatore dell’Alaska, del Maine o dell’Ohio è prima di tutto un voto che contribuirà a decidere chi controllerà il Senato Washington. Mary Peltola, Sen. Susan Collins e Sherrod Brown chiedono ai loro elettori invece di invertire l’ordine: guardate prima chi sono, da dove vengo e quale rapporto ho costruito con il nostro Stato.
Il primo dato politicamente rilevante è che tutte e tre le corse sono pienamente competitive.
In un’America nella quale il voto per il Senato tende sempre più a seguire quello presidenziale, tre delle nove elezioni decisive per il controllo della Camera alta dipendono ancora dalla possibilità che una parte significativa degli elettori divida il proprio voto.
Scelga una persona prima di un partito.
Consideri il proprio Stato prima di Washington.
La risposta deciderà il 3 novembre chi controllerà il Senato degli Stati Uniti.
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