Finanza
Il destino di MPS e l’assenza di una sapiente regia di sistema
È noto che l’operazione di integrazione fra il Banco BPM e MPS era nei desiderata del Governo. Avrebbe creato basi solide per un’offerta su Mediobanca, volta a stabilizzare Generali. L’aggregazione fu bloccata dall’OPS di Unicredit. Forse anche per quello, poco prima dell’assemblea di Generali, ci furono due interviste – una di Philippe Donnet, a.d. delle Generali ed una di Fabrizio Palenzona, storico vicepresidente della banca di Piazza Gae Aulenti – che descrivevano Unicredit come il partner ideale per Generali.
Sappiamo come è andata a finire. MPS lancia l’offerta da sola su Mediobanca ed incredibilmente ce la fa. Anche grazie al supporto in assemblea di Orcel, probabilmente abbandonato da Donnet qualche mese prima. Quindi la rottura del fronte anti-Mediobanca e, siamo all’altro ieri, alla lettera d’intenti del Banco BPM a MPS, e l’Opas di Intesa Sanpaolo su quest’ultima.
Il primo dubbio è proprio questo: come fa oggi Carlo Messina, a.d. di Intesa Sanpaolo, a dire che il Banco ha cercato di anticipare Intesa su un’offerta per MPS, se l’operazione tra Banco BPM e MPS era allo studio da anni? Operazione ripresa di recente da più mesi, in modo da essere attuata dopo l’assemblea di rinnovo del cda di MPS e ritardata solo per un malanno di Giuseppe Castagna (a.d. di Banco BPM)?
Messina di recente aveva escluso qualsiasi interesse per accordi con Generali. Negli ambienti finanziari milanesi, dopo il successo di UniCredit su Commerzbank, si era ricominciato a parlare in modo sempre più convinto di un interesse di Messina per Generali. Voce che ha trovato riscontro nella recente offerta di Intesa su MPS.
Secondo dubbio: come fa questa operazione a salvaguardare il risparmio italiano? Può esporre sia Generali che il Banco a rischi, quindi accresce l’instabilità, non la riduce. A meno di elementi ancora non noti, per cui speriamo di essere sorpresi positivamente dagli eventi.
Il Banco BPM aggregato con MPS avrebbe fatto uscire il Credit Agricole dal capitale con sportelli e qualche altro asset, similarmente con quanto accadde ai tempi della fusione Banca Intesa – San Paolo IMI di Torino. Bastava resistere alle richieste dell’Agricole per Anima Sgr (200 miliardi di euro di masse), cosa non troppo difficile. Quindi non si capisce questo pericolo immanente derivante dalla presenza dei francesi nella banca fusa. Ora, invece, il Banco rimarrà senza alternative di fuga e con i francesi con una quota assolutamente rilevante, in attesa di sviluppi per loro politicamente favorevoli. O addirittura Unicredit potrebbe pensare di tornare sulla preda fin qui sfuggita, ora che le problematiche relative al golden power sono state rimosse. Magari proponendo un’operazione ai francesi simile a quella proposta da Intesa a Unipol/BPER per MPS. Non sono scenari promettenti per il risparmio italiano.
L’altra situazione totalmente instabile è quella di Generali. Delfin potrebbe essere spinta verso l’asse Donnet-Unicredit dall’aggressività di Messina? I rapporti non idilliaci tra Intesa e Delfin risalgono proprio ai tentativi di scalata di dieci anni fa con scambi non proprio felici tra Messina e Del Vecchio.
La partecipazione di Delfin assieme a quella di Unicredit ed ai fondi simpatizzanti di Donnet consentono di esercitare un saldo controllo su Generali, cosa che ad Intesa sarebbe preclusa anche acquistando MPS e facendo un accordi con Caltagirone. Quindi speriamo che Messina abbia ragione quando dice “Abbiamo ottimi rapporti con Delfin e con Caltagirone e ritengo che avranno un atteggiamento positivo rispetto a questa operazione, che accoglieranno con favore”
Sarà in grado Messina di assicurare un adeguato presidio del risparmio contenuto in Generali? Speriamo di sì e solo il tempo ce lo dirà. Certamente Intesa costituisce il più forte e stabile presidio italiano per Generali, con cui fu storicamente partner per molti anni.
Molto dipenderà dalle reazioni di Orcel e di Delfin.
I modi, forse, potevano essere diversi. La lezione in queste guerre finanziarie è che spesso conflitti portano ad inattesi rovesciamenti di fronte. Inimicizie profonde vengono istantaneamente dimenticate a fronte di benefici concreti sotto l’egida del detto “il nemico del mio nemico è mio amico”. Così Orcel aiuta MPS nella scalata a Mediobanca Donnet aiuta Lovaglio nella rielezione nell’assemblea MPS, Nagel riappare come consulente (ufficialmente negato) della scalata e futuro manager, Caltagirone forse, abbandonati i partner della scalata a Mediobanca, diventa sostenitore della scalata di Intesa e BPER a MPS. Unipol e BPER, lungamente avversate dai governi di centro-destra per l’acquisizione di MPS, immediatamente diventano una prospettiva desiderabile per la banca senese.
C’è da augurarsi di non assistere a nuovi rovesciamenti di fronte dopo questo di Intesa su MPS, ma certo questi ultimi ed il livello di aggressività e confusione senza precedenti nel sistema finanziario italiano indicano chiaramente l’assenza da ormai più di dieci anni di una sapiente regia di sistema.
ok Speriamo di venire ora sorpresi e di assistere ad una sapiente e coordinata gestione dei rapporti che riporti il sistema finanziario ai più elevati standard visti in passato.
Devi fare login per commentare
Accedi