Legislazione
Repubblica Italiana: nata libera e poi fondata sul lavoro. E se fosse ora di cambiare?
Tanti auguri di ottantesimo compleanno alla nostra Repubblica. In vista del traguardo del secolo, è forse il caso di chiedersi se non sia da cambiare proprio l’Art. 1: quel principio che ha legato la nostra democrazia al culto del lavoro.
Art.1. “L’Italia è una Repubblica, democratica fondata sul lavoro.”
Che ne dite di una Repubblica (democratica) fondata sul «benessere collettivo»? Suona così male alle nostre orecchie? Beh, se è per questo, la Repubblica democratica fondata sul lavoro deve essere sempre suonata molto male alle orecchie delle nostre moltitudini di emigranti, disoccupati e precari.
Se un obiettivo a cui tendere è destinato a restare un sogno per molti, allora è meglio scegliere come obiettivo il sogno più grande e soprattutto più gradevole, vale a dire il raggiungimento del benessere economico, piuttosto che un sogno che può diventare anche un incubo, come il lavoro.
Quanto al «fondare » mi pare anche questo un po’ eccessivo: chi esalta i fondamenti di qualcosa può essere definito «fondamentalista », termine spesso associato a «fanatico», due vocaboli usati quasi sempre con significato negativo.
Fondare una Repubblica sul lavoro non è solo una scelta politica, è una specie di atto di fede. E come tutti gli atti di fede, produce i suoi fondamentalisti: quelli che si ammazzano di lavoro e ne fanno una gloria personale, che giudicano gli altri in base alle ore lavorate, che vedono nel riposo una colpa e nel tempo libero uno spreco. Il lavorismo estremo non è meno ideologico del fanatismo religioso, è semplicemente più accettato socialmente, anzi celebrato. Chiamarlo fondamentalismo non è una provocazione: è una descrizione.
Per non commettere lo stesso errore, la Repubblica riveduta e corretta non si dovrebbe «fondare» sul benessere collettivo, ma, più moderatamente, dovrebbe perseguirlo, che ne dite allora di: «… una Repubblica democratica che persegue il benessere collettivo»?
Testo tratto e adattato dal paragrafo “Mi costituisco” di “Scritti di ALTER EGOnomia“.
Bellissima riflessione, io però non identificherei benessere e benessere economico. Si potrebbe fondare una Repubblica sul benessere collettivo mettendo ben a fuoco che il benessere economico è UNO dei fattori del benessere più generale, che passa per molti altri fattori non economici ma fortemente influenzabili e migliorabili da uno Stato che se ne faccia carico.
Grazie. Alla fine nella proposta di revisione dell’Art.1 ho appunto messo solo “benessere collettivo” (omettendo “economico”). Sostituire una sola parola sacralizzata come “lavoro” con un’espressione di diverse parole avrebbe reso molto meno accettabile la proposta alle orecchie dei più. In realtà, mi aspettavo commenti ironici nella direzione opposta: “Questo ci propone una Repubblica fondata sui centri benessere…una Repubblica fondata sul salutismo…una Repubblica da abitante della ZTL” e così via. Poi ho pensato che “benessere collettivo” potesse comunque circoscrivere questa interpretazione, ma alla fine mi sono anche detto: perché il “benessere psicofisico” dovrebbe essere escluso? “Collettivo” non riporta il concetto al “benessere economico”, fa solo in modo che l’obiettivo non riguardi i singoli individui, ma la collettività nel suo insieme e che non si possa compensare l'”estremo malessere” di alcuni suoi membri, con l'”estremo benessere” di altri.