Legislazione

Repubblica Italiana: nata libera e poi fondata sul lavoro. E se fosse ora di cambiare?

Tanti auguri di ottantesimo compleanno alla nostra Repubblica. In vista del traguardo del secolo, è forse il caso di chiedersi se non sia da cambiare proprio l’Art. 1: quel principio che ha legato la nostra democrazia al culto del lavoro.

2 Giugno 2026

Art.1. “L’Italia è una Repubblica, democratica fondata sul lavoro.”

Che ne dite di una Repubblica (democratica) fondata sul «benessere collettivo»? Suona così male alle nostre orecchie? Beh, se è per questo, la Repubblica democratica fondata sul lavoro deve essere sempre suonata molto male alle orecchie delle nostre moltitudini di emigranti, disoccupati e precari.

Se un obiettivo a cui tendere è destinato a restare un sogno per molti, allora è meglio scegliere come obiettivo il sogno più grande e soprattutto più gradevole, vale a dire il raggiungimento del benessere economico, piuttosto che un sogno che può diventare anche un incubo, come il lavoro.

Quanto al «fondare » mi pare anche questo un po’ eccessivo: chi esalta i fondamenti di qualcosa può essere definito «fondamentalista », termine spesso associato a «fanatico», due vocaboli usati quasi sempre con significato negativo.

Fondare una Repubblica sul lavoro non è solo una scelta politica, è una specie di atto di fede. E come tutti gli atti di fede, produce i suoi fondamentalisti: quelli che si ammazzano di lavoro e ne fanno una gloria personale, che giudicano gli altri in base alle ore lavorate, che vedono nel riposo una colpa e nel tempo libero uno spreco. Il lavorismo estremo non è meno ideologico del fanatismo religioso, è semplicemente più accettato socialmente, anzi celebrato. Chiamarlo fondamentalismo non è una provocazione: è una descrizione.

Per non commettere lo stesso errore, la Repubblica riveduta e corretta non si dovrebbe «fondare» sul benessere collettivo, ma, più moderatamente, dovrebbe perseguirlo, che ne dite allora di: «… una Repubblica democratica che persegue il benessere collettivo»?


Testo tratto e adattato dal paragrafo “Mi costituisco” di “Scritti di ALTER EGOnomia.

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