Comunali 2026

Partiti e politici

Comunali 2026, affluenza in calo. Il centrodestra conquista Venezia e Reggio Calabria

Il centrodestra vince a Venezia e si prende Reggio Calabria, mentre il centrosinistra tiene in Toscana. Pesano però l’astensione e la frammentazione locale, con numerosi capoluoghi rinviati al ballottaggio

26 Maggio 2026

Le elezioni comunali 2026 consegnano un quadro politico frammentato ma sostanzialmente equilibrato tra centrodestra e centrosinistra, in una tornata che ha coinvolto 749 comuni italiani e 18 capoluoghi di provincia. A emergere con forza è soprattutto il calo della partecipazione: l’affluenza definitiva si è fermata intorno al 60 per cento, quasi cinque punti in meno rispetto alla precedente tornata amministrativa. Fra i 18 capoluoghi al voto, questo primo turno, finisce con 5 sindaci di centrosinistra già eletti, mentre la coalizione di centrodestra ne ha ottenuti 3. Altri due sono stati eletti con altre liste. Si partiva da 8 sindaci uscenti di centrosinistra, 5 di centrodestra e 5 civici.

I risultati delle amministrative mostrano una geografia elettorale divisa, con vittorie distribuite tra i due principali schieramenti e diversi comuni destinati al ballottaggio dell’8 e 9 giugno. Tra i risultati politicamente più rilevanti spicca la vittoria del centrodestra a Venezia, dove Simone Venturini, assessore nella giunta del sindaco uscente Luigi Brugnaro, ha conquistato la carica di sindaco evitando il secondo turno e garantendo continuità alla coalizione guidata da Giorgia Meloni. Il risultato veneziano rappresenta un successo importante per il governo, arrivato in una fase considerata delicata per la maggioranza nazionale. Il centrodestra riesce a imporsi anche in realtà considerate storicamente contendibili, come Reggio Calabria con l’elezione di Francesco Cannizzaro, fedelissimo del governatore Roberto Occhiuto. “Anche oggi, il tanto annunciato crollo del centrodestra, lo rimandiamo a domani“, dichiara Giorgia Meloni.

Il centrosinistra, invece, consolida la propria presenza in alcune città simbolo come Prato con Matteo Biffoni e conquista Pistoia con Giovanni Capecchi. A Mantova vince Andrea Murari.  Tra le vittorie più nette si segnala quella di Vincenzo De Luca a Salerno. L’ex governatore campano torna alla guida della città come candidato civico, senza il simbolo del Partito Democratico, imponendosi già al primo turno con un ampio margine sugli avversari. A Enna lo storico dirigente dem Vladimiro Crisafulli ottiene circa il 60 per cento dei voti ma anche lui senza il simbolo del partito.

A Messina viene confermato Federico Basile, candidato di Sud chiama Nord, il movimento di Cateno De Luca.

Il voto amministrativo evidenzia una crescente frammentazione territoriale, con molte liste civiche capaci di incidere in maniera decisiva sugli equilibri locali. In diversi comuni il risultato è stato determinato più dalla forza dei candidati e delle coalizioni territoriali che dai simboli nazionali. Parallelamente, il dato sull’affluenza conferma il progressivo disinteresse verso il voto locale già emerso nelle ultime tornate elettorali. In Lombardia la partecipazione è scesa sensibilmente, così come in Veneto e in molte aree urbane. A Venezia l’affluenza si è fermata al 55,87 per cento, in calo rispetto al 62,23 per cento delle precedenti comunali.

Complessivamente, la tornata amministrativa rappresenta un test politico significativo anche in vista delle future elezioni nazionali. Il centrodestra rivendica la tenuta del consenso nelle grandi città e nei territori strategici, mentre il centrosinistra punta sui successi ottenuti in Toscana e in altri centri urbani tradizionalmente progressisti. La partita, tuttavia, resta aperta: molti capoluoghi dovranno attendere il secondo turno per conoscere il nuovo sindaco, confermando un equilibrio politico che continua a caratterizzare il panorama amministrativo italiano.

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