Partiti e politici
Giorgia Meloni, in fuga da Trump e da se stessa
Giorgia Meloni scappa più veloce che può dal suo recente passato: da Trump, da Orbán, da Netanyahu, da Santanchè. Scommette sulla fine di un ciclo e sulla possibilità di esistere, nel prossimo.
Giorgia Meloni sta scappando, più veloce che può, dall’immagine della leader politica che è stata fino a un mese fa. Il 9 Marzo, a meno di due settimane dal voto referendario, ad attacco israelo-amricano all’Iran appena lanciato, diceva di non avere gli elementi per valutarlo. Come “quasi nessuno, anzi nessuno, in Europa”. Un mese e qualche giorno dopo, si prende il duro attacco di Trump, intervistato in esclusiva dal Corriere, perchè sull’Iran non è stata collaborativa, perchè non ha voluto partecipare alla guerra, perchè non si preoccupa del petrolio che servirebbe al suo paese. Un arringa dura, una requisitoria torrenziale che – dicono i maliziosi – per Giorgia potrebbe perfino suonare come una benedizione. Trump e i suoi atti scellerati erano stati il problema; la sua presa di distanza sarà la soluzione? Vediamo.
Nel mezzo, da quel 9 Marzo, succedono varie cose: Giorgia Meloni perde il referendum, ribalta dal giorno dopo pezzi di governo e maggioranza che aveva sempre difeso, poi il petrolio arriva a 120 euro, poi crescono i timori per una crisi economica insostenibile in vista dell’estate, poi l’Europa dice che non si può sforare sul patto di stabilità, poi perde il suo amico Orbán, poi Trump insulta il Papa e la misura – si diceva un tempo – si fa colma. Così, Meloni difende Papa Leone, annuncia l’interruzione della cooperazione militare con Israele, e Trump la insolentisce sul primo quotidiano italiano. Questo è quel che si vede. Poi c’è quel che si immagina, si intravvede, si dice.
Si dice, ad esempio, che l’isolamento di Trump all’interno delle strutture dello Stato USA sia sempre più marcato. No, non parliamo solo le cose che si leggono sui giornali di mezzomondo, che racconto dei Partito Repubblicano e anche del suo movimento MAGA sempre meno convinti di seguirlo fino alla morte. Parliamo dei servizi segreti, delle strutture burocratiche di alto livello, dei decisori delle policies che restano quando i presidenti passano, delle cinghie di trasmissione con l’alta finanza e il business. Di quel mondo di potere che ha rapporti con le ambasciate di mezzo mondo, che organizza convegni e tesse reti di diplomazia e business. Che forma saperi e poteri, e li trasmette da tempo ormai immemore, da un secolo americano a quello dopo, da un’amministrazione Repubblicana a una Democratica, e ritorno: in Sudamerica, in Medioriente, in mezzo al Mar Mediterraneo, e poi, in là e indietro nel tempo, dove son cadute le bombe atomiche. Una lunga linea di continuità, tra chi sa sporcarsi le mani e chi sa parlare quasi tutte le lingue. Non stinchi di santi, ma realisti spietati. Sono, in fondo, la vera tecnostruttura del potere USA in giro per il mondo, li hanno raccontati le inchieste, i romanzi, i film. Ma esistono, fuor di narrazione.
Ecco, tra le cose che si dicono – o forse si immaginano, chi lo sa – c’è anche questa: che Giorgia Meloni con quel deep state americano, che ha fatto la storia del mondo da che siamo al mondo tutti noi che ci siamo, adesso, ci parli molto. Ultimamente, parla con loro più che con Trump. E che, mentre realizzava che la deriva del presidente USA la stava trascinando nel gorgo, abbia capito che l’allerta e la delusione per le mosse del Presidente erano massime anche lassù – o laggiù, dipende dai punti di vista. Così, scommettendo su un futuro possibile, adesso che in tanto la danno per politicamente morta, ha puntato sull’altra America, quella che di sicuro esisterà dopo che sarà finito Trump, comunque finisca, e quando sarà.
Le questioni sono ovviamente tante, ma ce ne segniamo qualcuna. Basterà l’abbandono del padrone, diventanto padre ignobile, a ricostruire un’immagine che sembrava avviata al declino? Sarà possibile mettere a reddito, nella banca del consenso, questa rottura politica tardiva e un po’ goffa, mentre inflazione e recessione flagellano il potere d’acquisto degli italiani? L’impresa non sembra facile. Giorgia Meloni va all’all in: speriamo, per tutti, che – ferito ossessionato e solo – non lo faccia anche Donald Trump.
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