Partiti e politici
PD: fedeli alla linea, la linea non c’è
L’uscita di Pina Picierno dal PD segnala la perdita di pluralismo di una comunità nata per tenere insieme sensibilità diverse. Senza vocazione inclusiva, il centrosinistra rischia di restringersi a identità militante e perdere credibilità come alternativa.
Molti amici della mia bolla social hanno commentato caustici e soddisfatti la decisione di Pina Picierno di abbandonare il PD. Io non sono d’accordo con questa soddisfazione, anzi la perdita della vicepresidente del Parlamento Europeo mi dispiace.
Non tanto e non solo per la persona, che pure ha fatto battaglie coraggiose e tenuto la linea su questioni fondamentali come il sostegno incondizionato all’Ucraina, quanto per il segnale che questa scelta dà dello stato della comunità politica a cui ho personalmente sempre guardato e a cui, con crescente distacco e scetticismo, continuo a guardare. Una comunità politica che, ne sono sempre più persuaso, o tiene ferma la bandiera dell’inclusione di persone e sensibilità diverse dentro il centrosinistra, o si riduce a qualcosa di molto poco interessante e poco utile.
Sin dalla ‘vocazione maggioritaria’, forse la migliore idea di Veltroni prima che finisse a parlare con i chatbot, il PD ha avuto nella capacità di rappresentare opinioni diverse dentro un comune contenitore di valori e riferimenti condivisi (la Costituzione, la buona amministrazione, la modernizzazione inclusiva del Paese, l’attenzione alle fasce deboli) l’elemento più forte della propria proposta politica, che ne faceva cardine del centro-sinistra, anche perché attorno c’era sinceramente pochino. Tutti i grandi partiti in tutto il mondo lo sono anche e soprattutto perché attraggono persone differenti e riescono a integrarle, non senza tensioni, dentro una cornice comune. Si chiama politica.
La svolta millennial della segreteria Schlein ha lavorato e lavora in direzione contraria a questa inclusione: l’obiettivo è un partito radicale borghese di attivisti, secondo un’idea di politica per cui la compresenza di opinioni diverse, per non parlare delle zone grigie di temi ‘complicati’, è tutt’altro che un valore, anzi. Forse, ma forse, esiste anche un legame tra questa trasformazione della politica operata sotto la gestione di una generazione dolente e impaziente e la diffusa sensazione che la politica sia sempre più noiosa e inutile, e soprattutto che le persone non vi si riconoscano più.
Non è una questione di essere ‘troppo a sinistra’, che è una scemenza, ma di capacità di leggere e interpretare la complessità dei dati sociali ed economici, che le lenti del radicalismo tendono invece a semplificare eccessivamente, come si fa con tutto nell’era dei social, per cui alla fine si raccontano un lavoro e una società in cui persone come chi scrive non riescono più a riconoscersi. Io sono disponibile a sostenere anche tesi molto radicali, ma che fanno i conti con la complessità del mondo, e non siano l’ennesima trasposizione politica dell’infantilismo borghese che vuole tutto, subito e come piace a loro, senza lasciare una briciola a chi la pensa diversamente.
Provo a fare anch’io il millennial, ossia a non guardare alla cornice, ma a capire se effettivamente l’offerta politica del PD corrisponde in toto a quello che sono, penso e voglio. Depurato di Pina Picierno, il PD di Schlein ha acquisito tra i suoi dirigenti nazionali figure di spicco delle sardine, ha mandato a Bruxelles sostenitori di posizioni assai ambigue sull’Ucraina, guarda alle PMI che io difendo con molto meno interesse di quanto ne riservi ai grandi attori economici e continua a coltivare una certa nostalgia per l’IRI. Se non rimanessero figure e storie personali e amministrative solide e credibili, frega meno di niente a quale corrente appartengano, e se ragionassi in termini di gradi di purezza come va di moda oggi, non avrei nessuna ragione per considerarlo elettoralmente.
Probabilmente me ne starei a casa, perché considero parimenti l’offerta esterna al PD una iattura ben peggiore, o guarderei con maggiore attenzione a chi ha qualcosa da dire indipendentemente dalla collocazione, come il giovanissimo neo sindaco di Venezia, un trentenne non depresso, che gira con la stessa verve i circoli esclusivi, le RSA e i quartieri operai, di cui mi hanno parlato gran bene amici non di destra di cui mi fido.
Solo mantenendo viva l’idea di essere un buon minestrone di ingredienti diversi, possibilmente con qualcosa da dire e una storia che non si snodi solo sul tratto dell’Aurelia che va da casa di Zerocalcare a Capalbio, la comunità politica da cui oggi è più cool andarsene che entrarvi potrà tornare ad essere un’alternativa credibile a chi c’è oggi. Buon lavoro, che c’è moltissimo da fare.
Devi fare login per commentare
Accedi