Partiti e politici

La strana coppia

Matteo Renzi e Giuseppe Conte si detestano con una sincerità che in politica è ormai merce rara. Ma non possono fare a meno l’uno dell’altro.

15 Ottobre 2026

Matteo Renzi e Giuseppe Conte si detestano con una sincerità che in politica è ormai merce rara.
Ma non possono fare a meno l’uno dell’altro.

Renzi detesta Conte perché Conte è tutto ciò che Renzi non è mai riuscito a essere. L’avvocato prestato alla politica che senza una sezione, senza correnti, senza nemmeno un partito vero all’inizio, è diventato due volte Presidente del Consiglio.

Conte detesta Renzi perché Renzi è tutto ciò che Conte giura di non voler essere.
Per non parlare del fatto che ha visto il suo governo cadere non per un voto, non per una crisi internazionale, ma per una conferenza stampa di Italia Viva.
E allora perché non possono fare a meno l’uno dell’altro? Perché il Campo Largo è la loro condanna a domicilio.

Senza Renzi, Conte può finalmente fare il leader puro della sinistra antisistema, ma scopre che fuori dal centro non ci sono abbastanza voti per vincere, solo abbastanza per fare testimonianza.

Senza Conte, Renzi può finalmente fare il leader puro del centro riformista, ma scopre che al centro da solo non c’è più nessuno, a parte Calenda (che però non vuole avere a che fare con lui).

Elly Schlein lo ha capito benissimo. Il Campo Largo ha bisogno di entrambi.

Il paradosso è perfetto: Renzi serve a Conte per dimostrare di essere responsabile agli occhi dei moderati (“vedete? io tengo dentro anche lui”). Conte serve a Renzi per dimostrare di essere progressista agli occhi della sinistra (“vedete? anche io sto con lui contro la Meloni”).

Si insultano al mattino nei talk, si contano al pomeriggio nei sondaggi, si cercano alla sera quando serve un voto in una regione chiave.

Sono come due ex che si sono lasciati malissimo ma hanno ancora l’affitto cointestato fino al 2027. Sanno che la casa cadrà a pezzi se uno dei due se ne va, ma restarci insieme è un esercizio quotidiano di sadomasochismo istituzionale. E così continueranno. A detestarsi sinceramente. E ad aver bisogno l’uno dell’altro, sinceramente.

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