Partiti e politici
Mattarella e Meloni: due idee dell’Italia a confronto
Mattarella e Meloni: due interventi sul tema della scuola a distanza di ventiquattr’ore che non potrebbero essere più distanti per contenuti, toni e postura istituzionale.
Ci sono settimane in cui la scuola smette di essere cronaca e torna ad essere ciò che è sempre stata: lo specchio dell’idea di Paese che abbiamo in testa.
È successo in queste ore, con due interventi a distanza di ventiquattr’ore che non potrebbero essere più distanti per contenuti, toni e postura istituzionale.
I contenuti: integrazione contro conteggio.
Da una parte, ad Amatrice, per l’inaugurazione dell’anno scolastico 2026-2027, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ricorda che “la scuola è la più efficace, importante, leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati. La scuola prepara tutti, è aperta a tutti: così dispone l’art. 34 della Costituzione”. E aggiunge: “deve aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, unire e non lacerare”.
Dall’altra, dal palco di Fenix, la festa di Gioventù Nazionale a Roma, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni annuncia un provvedimento che introduce per legge il numero massimo di studenti stranieri per classe, con l’obbligo per i genitori di studenti stranieri con problemi gravi di inserimento scolastico di imparare l’italiano, e introduce il divieto di burqa e hijab a scuola. L’obiettivo dichiarato è evitare che “gli studenti italiani possano trovarsi in minoranza all’interno delle proprie classi”.
Da una parte la Costituzione come orizzonte. Dall’altra il conteggio etnico come programma. Da una parte la scuola che include perché è aperta a tutti. Dall’altra la scuola che seleziona, quota, divide per far tornare i conti di un disagio percepito. Il presidente parla di legami, fiducia, coesione sociale. La premier parla di tetti – quel 30% evocato nel decreto in preparazione – e di divieti sull’abbigliamento.
I toni: la pacatezza contro l’enfasi
Mattarella sceglie Amatrice, città simbolo della ricostruzione, dieci anni dopo il sisma. Parla davanti a studenti, insegnanti, al Ministro. Nessun attacco, nessuna polemica nominale. Il suo è il tono che conosciamo: sereno, assertivo, quasi didattico. Cita l’articolo 34 non come arma, ma come promemoria. Non alza la voce, perché non ne ha bisogno. La forza sta nella norma condivisa.
Meloni sceglie un altro palco e un altro lessico. Fenix, la kermesse giovanile di Fratelli d’Italia. Toni trionfalistici e parecchia enfasi. È il registro del comizio che irrompe nella politica scolastica: frasi brevi, nemici visibili – il velo integrale, la classe “troppo straniera” – soluzioni semplici a problemi complessi. Non parla alla scuola, parla alla sua platea.
La postura: il garante e la leader di parte
E’ qui la differenza più profonda, istituzionale.
Mattarella occupa il ruolo di garante. Non fa appello a una parte, fa appello alla Repubblica. Quando dice “la scuola non alzi barriere” il giorno dopo l’annuncio di Meloni su tetto e burqa, non sta facendo opposizione. Sta ricordando dove finisce la propaganda e inizia il patto costituzionale. La sua postura è quella di chi sa che la scuola è l’unico luogo dove un bambino arrivato ieri e un bambino nato qui diventano compagni di banco, e dunque cittadini uguali.
Meloni occupa il ruolo più alto dell’esecutivo, ma parla con la postura della leader di partito in campagna permanente. Non cita mai la Costituzione. Cita i mal di pancia. La sua proposta non nasce da un dossier pedagogico, ma da un calcolo elettorale chiarissimo: intercettare la paura della minoranza in casa propria, dare una risposta muscolare – il tetto, il divieto – a un fenomeno che invece chiederebbe insegnanti, mediatori, tempo pieno. Agitare il tema “troppi stranieri in classe” non risolve un problema di apprendimento, ma alimenta una richiesta di consenso.
In fondo, è la distinzione tra due idee di autorità.
Chi, come Mattarella, è sereno perché parla a nome di tutti e può permettersi di ricordare che la scuola unisce.
E chi, come Meloni, pur guidando il governo di tutti, sceglie di parlare a una parte sola, trasformando l’aula scolastica in un confine da presidiare.
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