Partiti e politici
Fiumi di parole, tanto a governare si pensa domani
Le feste del PD tra slogan vuoti su ‘neoliberismo’ e ‘disertori’: la retorica sostituisce la proposta. È la doppiezza, senza Togliatti, del centrosinistra, che in assenza di una visione sulle cose importanti, preferisce spararle grosse.
“è tutto cinema, cinema, cinema ah”
Paolo Conte, Lo zio
Sarà certamente un dato generazionale, ma più le cose del mondo si fanno complicate, e francamente paurose, meno sopporto la retorica vuota di chi ha scelto di candidarsi a risolvere quelle cose paurose. Mi danno fastidio i ragionamenti banali e sciatti, e ancora più il giustificazionismo che queste voci dal sen fuggite facciano parte dello show al quale la politica non può sottrarsi. Come dire, sparo minchiate estremiste, ma tanto lo sappiamo che servono ad eccitare le folle che non pensano, poi nelle stanze dei bottoni mi comporterò in modo appropriato.
Questa doppiezza ha contribuito non poco a riempirci di mostri al potere, di qua e di là dell’oceano, e deve essere denunciata per quello che è: una degenerazione delle classi dirigenti, che invece di recuperare responsabilità e contegno di fronte allo sfascio, se ne accomodano, si slacciano la cintura, allentano la cravatta e liberano i miasmi.
Ho avuto questa netta reazione di fastidio di fronte al fiume di parole arrivato dalle feste del PD, a partire dal comizio della Segretaria e dal suo riferimento al “neoliberismo”, fino alla supercazzola sui “disertori” della Segretaria dei Giovani Democratici. Forse, la reazione derivava anche dal troppo pieno (di fregnacce) per aver seguito la gara di socialismo che sta segnando l’inizio della campagna elettorale milanese, ma certamente questo liberi tutti verbale, che parla solo alla propria bolla di attivisti, non è un buon inizio di anno elettorale, e per quanto mi concerne non induce certo a votare chi parla male.
Partiamo dalla testa, dalla Schlein e dal “neoliberismo”: è sempre stata una categoria sciatta, un “ho detto tutto” alla Peppino De Filippo, che doveva sostituire chissà quali analisi, ma oggi è proprio una categoria farlocca, scusabile solo se proferita in un’assemblea di liceo, non certo da chi aspirerebbe a fare il Primo ministro della seconda manifattura d’Europa. Ugualmente, la fesseria sulla diserzione avrà fatto piacere a Mosca, dove chi segue, e turba, la nostra dialettica democratica, nella stanza accanto a dove si mandano i droni a bombardare il suolo europeo, non aspettava altro che infiltrare anche il principale partito della coalizione di opposizione.
Su queste pagine, Marco Di Salvo ha magistralmente, e persino troppo gentilmente, sollevato più che legittimi dubbi sulla compattezza e le intenzioni programmatiche del Campo largo, invitando a fare uno scatto di reni, indicando chi in caso di vittoria presidierà le partite fondamentali di sanità, scuola e lavoro. Temo che il suo appello rimarrà inascoltato.
Invece di dare uno scheletro di serietà alla coalizione, come dovrebbero fare tutti i partiti maggiori, il PD si sta baloccando con il Socialismo dialettico, e il tax and spending pratico. Niente di sbagliato in sé, se non fossimo uno dei paesi in Europa che cresce di meno e con la produttività più bassa: da elettore, anche simpatetico, vorrei capire da dove dovrebbero arrivare quelle risorse che si dovrebbero redistribuire, non avendo sentito una parola, dico una, sullo sviluppo, per quanto sostenibile, o anche rivoluzionario per attenzione alla redistribuzione e guerra alla finanziarizzazione dell’economia globale (ci sarebbe il sistema della piccola impresa, ad esempio, ma bisognerebbe trovare l’economia interessante). Se queste cose di sostanza non le dice il PD, è impensabile che le facciano le altre componenti del Campo largo, che non hanno responsabilità, né visione. E non accetto la solita storia che a tempo debito si parlerà di cose serie, mentre nei comizi si fa il cinema: perché alla fine il tempo debito non arriva mai, e chiuso il cinema si vive alla giornata e ne abbiamo abbastanza di vivere alla giornata.
Questo costante preferire gli slogan al pensiero raggiunge poi la sua ambiguità peggiore nel caso dell’Ucraina: non c’è tempo, la vita è breve, per soffermarsi sulle parole della Segretaria dei Giovani Democratici, ma se non siamo d’accordo che Putin è il nemico e l’Ucraina un baluardo contro la barbarie, allora non abbiamo probabilmente niente da dirci, caro PD. Si può dover pagare la propria quota di filorussismo come una tassa obbligatoria per ogni coalizione in questi tempi pazzi, non si può di nuovo accettare che il perno della coalizione giochi con le parole, e domani con le risorse, mentre a Kiev muoiono.
O forse è tutto molto più semplice: il Campo Largo non è maturo per governare, dunque non ragiona come coalizione di governo, e se lo farà sarà perché gli avversari si suicideranno, come regolarmente accade sin dall’inizio della Seconda Repubblica. Se così sarà, finiremo per avere al posto di questi quelli che non sono questi, ragion per cui dovremmo votarli, ma saranno comunque parolai, superficiali, ondivaghi, prigionieri dei social e della retorica, esattamente come questi. Non è un grande incentivo a votarli.
Meritiamo di meglio.
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