La parolaccia della settimana
Cumgranosalis
Silvia Salis fa molto parlare di sé in questi giorni. Due articoli a lei dedicati (più uno di risposta) su questo giornale negli ultimi giorni. Entrambi a suo favore, perché sulla sua maniera di far politica non sembra ci siano dubbi, almeno per chi è progressista, ma con alcune differenze e scale di valutazione che però, forse, potrebbero falsarne il valore. Si può dire “non c’è due senza tre”? Così, anche per ravvivare la comunicazione tra gli scriventi su questo spazio, che non sembrino monadi autoreferenti.
L’ineffabile Salvini, manco a dirlo, la scambia per l’altra Salis (Ilaria) ma si rende subito conto della gaffe, dopo aver detto che è una ragazza fortunata perché con quello che ha fatto non sarebbe lì. Forse ne è rimasto ossessionato, lui la voleva vedere in galera, crucifige, crucifige. Pur di blaterare il cervello resta spento, grullerello.
C’è chi la vede già come rivale della Giorgia, povera stella, caduta in disgrazia, ripudiata dal ciuffo biondastro usoniano che cancella tutte le sue donne, tranne Melania (la quale però conduce una sua vita spesso lontana dal marito, e la capisco, lei cancellerebbe forse volentieri lui, ma i soldi… poi, adesso che è pure attrice, interpretando sé stessa!, figuriamoci, ha trovato l’oco dalle uova d’oro), dai suoi dintorni. Sono donne che avevano manifestato totale accondiscendenza verso il sultano e pure Giorgia l’ha fatto, eccome! Trump è bello, è bravo e forte e, soprattutto, perché lui guerre non ne fa, merita il Nobel per la pace, che hanno dato a quella squinternata colombiana. Che glielo ha pure regalato, perbacco, anche lei stregata dalla Luna, luogo dov’è finito il senno di tutta ’sta gente. Sembra una commedia di Totò, colle attrici da avanspettacolo che gli fanno da cornice. Splendida cornice (queste ultime, non le varie politiche che sono solamente imbarazzanti).
Considerazioni trumpiane a parte, sono comunque d’obbligo per ricordare a chi ha memoria corta di come la Giorgia abbia fatto la groupie per colui che improvvisa balletti davanti alle telecamere: lo seguiva ovunque, andava pure, unico leader europeo (vantandosene) a Mar-a-Lago accontentandosi di guardarlo da un angolo, sorridendo, pur di apparire; chiusa parentesi, torniamo a Salis, che verrebbe fuori come una figura da contrapporre a colei.
È chiaro che qualsiasi donna con un po’ di sale in zucca appare superiore e lontana anni luce da Giorgia e dai suoi entusiasmi liceali poco proficui visti i risultati (e i pronostici, che facevano prevedere il disastro planetario provocato dall’osannato). Ed è chiaro che una come Silvia Salis, in un deserto di personalità, senza togliere alcunché al suo grande valore, ispira fiducia, ancor più perché è sindaco di una città da sempre importante, e, come primo cittadino, parla giustamente di programmi, si mostra vicina a tutti, proprio a quei cittadini ai quali la politica delle nostre due Camere sembra aver smesso di parlare da molto tempo e quando lo fa lo espone in una lingua babelica incomprensibile, dove un giorno si afferma una cosa, quando non ce la si inventa, e poche ore dopo il suo contrario oppure non si risponde, più facile. Com’è solita fare Giorgia, nonostante abbia preso appunti sul suo famoso quadernetto, di cui si è smesso di parlare.
Salis usa una lingua chiara, finalmente. Per questo ai disillusi come me appare come un modello, scevro dal politichese che, diciamocelo, ci ha stufato. Inoltre, lei ha una laurea in Scienze Politiche e non un diploma linguistico, che, per carità, ha una sua rilevanza, ma almeno Salis sa di che cosa si parla, ha studiato per bene e difficilmente crederebbe a uno come Trump. Si può dire che Trump sia un acchiappacitrulli? Diciamolo.
Appare, nell’articolo di risposta al primo, una Scala Bersani, che, secondo l’autore, almeno per lui, sarebbe il punto di riferimento per un eventuale premierato: più alto è il punteggio, più degno sarebbe il politico di fare il Presidente del Consiglio. Ovviamente in cima alla Scala sta proprio lui, Bersani, che te lo dico a fare, quindi sarà difficile superarlo, secondo questa classifica.
Mi stupisco, un pochettino. E, lo premetto, sono uno snob. Essere esigenti rientra nella categoria snob? Io sono molto esigente, quindi sono snobissimo.
Bersani è notoriamente un galantuomo, all’antica, come ce n’è dalle parti di una Sinistra vera. Però, e questa è la sua eredità, è un po’ datato. Possibile che non si trovi qualcuno più giovane, con un po’ di energie, di visione un po’ più aggiornata sul nostro Paese, sull’Europa, sul mondo, che sia in grado di viaggiare, di parlare diverse lingue, di capire le direzioni dove si sta andando (che non siano le Sardine, però, per favore), di avere uno sguardo un po’ più cosciente sulla società di oggi che è già complicata, molto più complicata degli ultimi anni del secolo scorso? Già il suo lessico, non me ne voglia Bersani, appare inadeguato ai tempi moderni, usando ripetutamente modi di dire arcaici, come “non stiamo qui a pettinare le bambole” o “smacchiamo il giaguaro”, e così via. Repetita stufant, tormentoni stantii, cambio canale quando parla lui. Che ci volete fare, sono snob.
Se proprio dovessimo adottare una Scala di valori io avrei una proposta. Mi direte che è pure più arcaica della Scala Bersani, in quanto l’unità di misura è deceduta da cinquant’anni, perbacco. L’uomo, sì, è deceduto, diciamo assassinato, per la precisione, ma il suo pensiero visionario è più che mai attuale, perché aveva previsto tutto (o quasi, e con una lucidità impressionante) quello che sarebbe successo dagli anni Settanta in avanti. Qualche variante la concediamo all’indovino, nella sfera c’era qualche interferenza, probabilmente.
Si tratta della Scala Pasolini, dove in cima sta lui, inarrivabile, ma al cui pensiero gli aspiranti candidati da contrapporre a Giorgia dovrebbero rifarsi, perché quello ERA veramente un grande pensiero, che dico, un florilegio di pensieri. Guardandosi intorno viene lo sgomento per l’assenza di pensieri veri. Certo, la mia Scala Pasolini è molto più impegnativa della Scala Bersani, ma Bersani è un politico, Pasolini fu un intellettuale profondo, senza nulla togliere a Bersani e alla sua onestà. Pasolini ci ha lasciato saggi, poesie, romanzi, film, interventi su cui riflettere, perbacco. La Repubblica vorrebbe rieditare le Lettere Luterane e gli Scritti Corsari, oltre a romanzi di qualità? Suggeriamo (per scherzo, naturalmente, perché non c’è niente di più lontano del ministro attuale alla pubblica distruzione) dei libri di lettura per gli allievi con riassunto obbligatorio alle superiori e agli istituti professionali? I giovani, e anche i meno giovani inebetiti dalla tv spazzatura, potrebbero giovarne.
Silvia Salis fa il sindaco, e sembra farlo bene. Ma è il modello di persona che ci vorrebbe adesso, ce ne vorrebbero tanti come lei, a Montecitorio, ce ne vorrebbero tanti anche alla guida dei partiti, ce ne vorrebbero nelle amministrazioni locali e regionali.
La Scala Pasolini è molto più ripida di quell’altra, ma credo che bisogna aspirare al meglio, no? Non darò i voti e non dirò quanti punti ha Silvia Salis per aspirare alla vetta, perché non ne ha bisogno.
Sinistre, datevi da fare che siete già in ritardo. Cinque Stelle, ogni tanto fermatevi a riflettere e lasciate stare l’uno vale uno e altre minchiate grillesche, su Giuseppi non so quanto possa valere la Scala Pasolini (o anche Bersani). Pasolini non avrebbe mai governato colla Lega, credo che avrebbe vomitato solo all’idea. No, Giuseppi non potrebbe stare in codesta Scala.
Comunque sì, Salis appare come una persona credibile, a differenza di Giorgia che deve avere preso gli appunti sbagliati, forse le hanno passato appunti presi male, a scuola succedeva ed erano cazzi acidi. Lo sono anche per Giorgia, oggi. La triade Diopatriaeffamiglia fa acqua, chi vuole andare in guerra per la Patria, oggi? Una patria che non ti consente di arrivare a fare la visita medica che ti spetterebbe in tempi non geologici, una patria che disinforma, una patria che ultimamente sfoggia due ministri della cultura da operetta, una ministra del turismo ormai ex che ha dovuto aspettare l’esito del referendum per dimettersi, una patria dove altri politici del ministero della giustizia (ex anche loro) che sembrano da corte dei miracoli, una patria che davanti ai genocidi nel mondo sta a guardare come la mucca che guarda passare il treno (lo sguardo di Tajani davanti alle telecamere lo hanno visto tutti, Crozza non riesce a fare la parodia di chi è già parodia di sé stesso…), e così via.
Su Tajani però, vorrei spezzare una lancetta, ma proprio lancettina, quasi come quella di un orologio da polso. Noi siamo, è doveroso ricordarlo, una democrazia a sovranità limitata dai tempi di Yalta. Sono passati tanti anni ma il ruolo è sempre quello: 120 basi militari americane, maggiori e minori, sul nostro territorio. Tajani, sicuramente, pensa a quello perché lo sa. Però non lo dice, e fa male a non ricordarlo. Sarebbe più simpatico a tutti se lo facesse. Probabilmente il suo sguardo sperduto, perché non era stato avvisato del blitz trumpiano in oriente, viene da quello: e se un giorno quello si sveglia e dice che le basi sono sue e che noi non valiamo niente, nemmeno come decorazione? Terrore dipinto sul volto.
Tornando a Salis: faccia il sindaco, almeno per ora, ma il modello più credibile sembra questo, senza però MAI scordarsi di alcuni premier ex sindaci, quelli che hanno scoperto un Rinascimento millennial in Arabia Saudita. Che non è l’Arabia dei tempi di Pasolini, ancora piuttosto primitiva e forse con un’ingenuità romantica (difficile immaginare un islam romantico, comunque, perché l’idea di una religione così estrema mi fa tremare), ma è un’Arabia, pur sempre islamica, proiettata nel consumismo più sfrenato e distruttivo e con idee bislacche su progetti faraonici che, com’era chiaro (se solo si fosse usata la logica), erano destinati al fallimento, con costi e tempi assai sottostimati: The Line byebye, altro che Rinascimento. Parole, parole, parole. Ricorda un po’ un famoso e agognato Ponte…
Ecco, Salis non cada in queste trappole, anche perché dietro di lei c’è proprio l’ex sindaco di Firenze.
Sinistre, per favore, datevi da fare, il voto si avvicina. Sono un pensionato che non ne può più di questa mediocrità dominante rivolta a un passato remoto di adunate e di accae larentiae. Vorrei votare qualcuno per cui valga la pena dire: questo (o questa) ha un’idea di futuro.
Cum grano salis, con un pizzico di sale in zucca.
Scala Pasolini, eh, lo so, è dura!
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