Memoria e Futuro

La soglia mobile

di Marco Di Salvo 10 Settembre 2026

Nel delirio delle dichiarazioni fatte oggi in prospettiva prossime elezioni, Matteo Salvini ha una proposta per la prossima legge di bilancio: ripensare l’ISEE, che è «figlio del governo Prodi e del governo Monti» — pronunciato con lo stesso tono con cui si direbbe «figlio di un’altra epoca» — e che secondo lui produce due disastri opposti nello stesso momento. Primo: esclude una gran parte della popolazione da qualsiasi contributo. Secondo: i contributi, quando arrivano, vanno «sempre agli stessi» e «raramente sono italiani». Non è chiarissimo come uno stesso strumento possa escludere quasi tutti e premiare sempre le stesse persone, ma è un dettaglio logico che si può archiviare insieme a molti altri, in questi giorni di manovra in gestazione.

I numeri raccontano, come spesso accade da noi, una storia diversa. Nel 2023 la platea coperta dall’ISEE ha toccato il 45,7% della popolazione residente, circa 27 milioni di persone. Non è ancora la maggioranza del paese, ma è la quota più alta mai registrata: la copertura era ferma al 12% negli anni Duemila, superò il 30% nel biennio 2010-11 e crollò al 22% con la riforma del 2015, per poi riprendere a crescere con un’unica battuta d’arresto nel 2024 — mezzo milione di dichiarazioni e quasi due punti percentuali di persone coperte in meno — subito riassorbita nel 2025, quando le domande sono tornate a salire di oltre 600mila unità. Quanto alla seconda accusa, il ministero di cui Salvini fa parte la smentisce da solo: l’82,1% dei nuclei che chiedono l’ISEE è composto esclusivamente da cittadini italiani, e l’88,8% ne comprende almeno uno.

L’indicatore nasce, è vero, nel 1998, primo governo Prodi, per uniformare un sistema di prestazioni sociali affidato fino ad allora quasi per intero all’autocertificazione e al buon cuore degli sportelli comunali. La riforma che Salvini attribuisce a Monti discende in effetti dal decreto Salva Italia del 2011, ma va ricordata per quello che era davvero: una stretta, pensata per pesare anche il patrimonio e non solo il reddito dichiarato, che infatti fece perdere otto punti di copertura in un colpo solo. Se proprio si vuole processare quella stagione, l’accusa giusta sarebbe opposta a quella di oggi: un eccesso di rigore, non di generosità. Da lì la curva ha ripreso a salire sotto ogni governo successivo, compreso quello attuale, avvicinandosi a un traguardo che nessuno aveva previsto quando l’indicatore fu concepito soltanto per misurare le difficoltà di chi stava peggio.

Un meccanismo così diffuso genera inevitabilmente i suoi specialisti: non evasori nel senso classico, ma persone che misurano con cura dove passa la linea tra chi ha diritto e chi no, e si sistemano un millimetro sotto. Chiamiamoli i geometri della soglia. Dal 2026 il loro mestiere è più rischioso: l’INPS incrocia le dichiarazioni con la Piattaforma Digitale Nazionale Dati, che legge conti correnti, immobili e, novità dell’anno, anche cripto-attività e beni di lusso, rendendo più difficile il vecchio trucco della separazione fittizia tra coniugi per abbassare l’indicatore di famiglia. Chi viene scoperto rischia la restituzione di quanto incassato negli ultimi cinque anni e una condanna fino a tre anni di reclusione per truffa ai danni dell’INPS, con controlli che possono arrivare fino a sette anni dopo la dichiarazione. Restano comunque una frazione minuscola rispetto ai 27 milioni di persone che, ISEE alla mano, non stanno affatto barando: stanno chiedendo un asilo nido scontato o una mensa scolastica.

Resta da capire cosa voglia davvero la Lega: se il problema è che l’ISEE esclude troppi, la soluzione sarebbe allargarlo, non restringerlo; se il problema è che ne include troppi — la metà del paese, appunto — la richiesta di tutele per camionisti e agricoltori che accompagna sempre queste uscite suona meno come correttivo tecnico e più come l’ennesima lista di categorie da premiare a prescindere da qualunque soglia. Ma tolti i geometri della soglia, il resto di quella platea, quasi ventisette milioni di persone, non sta chiedendo un favore: sta cercando di arrivare a fine mese, tra asilo, mensa, affitto e bollette. Ed è una platea che, semplicemente, non ha una casa politica: nessuno la rivendica come propria, nessuno ne fa un programma. La destra la tratta come una voce di bilancio da alleggerire, chi dovrebbe difenderla preferisce parlare d’altro.

C’è però un’ultima soglia, di cui in manovra nessuno parla. Il 9 settembre la maggioranza ha fissato al 42% dei voti validi il premio previsto dal nuovo Stabilicum. Ventisette milioni di persone restano più che sufficienti a superarlo, anche togliendo abbondantemente minorenni e chi non ha diritto di voto. Se un giorno gli utilizzatori dell’ISEE decidessero di votare tutti per lo stesso partito, la prossima manovra la scriverebbero loro. E penso che difficilmente farebbero peggio di chi siede in parlamento adesso.

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