Memoria e Futuro

Questione di karma

di Marco Di Salvo 31 Agosto 2026

Il karma è una brutta bestia. Chi avrebbe mai immaginato che Alessandro Di Battista, il grillino della prima ora che da anni ripete come un mantra che uno vale uno, si sarebbe ritrovato a dibattersi tra la vita e la morte proprio a Cuba — ultimo baluardo comunista dei Caraibi — e che il trattamento a lui riservato dal governo italiano di centrodestra sarebbe stato l’esatto opposto del principio su cui ha costruito la sua carriera politica e, ora, giornalistica.

Ricapitoliamo, perché nella commozione bipartisan qualche dettaglio è rimasto ai margini. Di Battista si ammala venerdì 28 agosto a Santa Clara, dove si trovava per un reportage, e viene trasferito d’urgenza all’ospedale Hermanos Ameijeiras dell’Avana; la Farnesina si attiva subito e l’ambasciatrice Simona De Martino va di persona in ospedale a parlare con i medici. Il governo, da Meloni in giù, segue con attenzione gli sviluppi, e Tajani lo sente al telefono trovandolo «combattivo nel tono». Viene messo a disposizione un volo di Stato sanitario, che Di Battista e il M5S poi rifiutano, mentre Conte fa partire per Cuba due medici del Policlinico Gemelli. Ventiquattr’ore, per mettere in moto ambasciata, ministero e un ospedale romano.

Uno vale uno, appunto. Il principio fondativo del Movimento da lui abbandonato al momento della svolta contiana, quello per cui nessun cittadino conta più di un altro e la rete sostituisce le gerarchie, applicato al caso concreto avrebbe voluto dire: un ex parlamentare in reportage a Cuba vale esattamente quanto un pensionato in Thailandia. Non è andata così — e la regola scritta, quella per chi non ha un partito e un giornale alle spalle, lo conferma senza pietà. Non esiste un diritto automatico al volo di Stato gratuito per chi si ammala all’estero, e i rimpatri interamente a carico dell’Erario restano riservati a chi dimostra una comprovata indigenza; per tutti gli altri, prestiti da restituire o spese a proprio carico. Qualche esempio chiarisce meglio.

Lo ha sperimentato Giancarlo Rubini, 75 anni, colpito da infarto in Thailandia, la cui famiglia ha dovuto aprire una raccolta fondi quando il massimale della polizza rischiava di essere superato dai soli costi di terapia intensiva. Lo ha sperimentato la famiglia di un imolese colpito da ictus a Bangkok, a cui la Farnesina ha risposto che non esistono accordi sanitari tra Italia e Thailandia e che ogni spesa resta a suo carico. Lo ha sperimentato, più duramente di tutti, la famiglia di un bambino di sei anni finito in coma a Sharm el-Sheikh, a cui la Prefettura ha spiegato che il caso non rientra nei criteri per un rimpatrio statale perché il piccolo sta già ricevendo cure in loco. Uno vale uno, ma alcuni valgono un po’ di più.

C’è poi la beffa geografica, che è quasi più divertente del resto. A Cuba l’assicurazione sanitaria di viaggio non è un consiglio della Farnesina ma un obbligo di legge dal 2010, condizione stessa per ottenere il visto d’ingresso. Ironia della sorte: l’ultimo regime comunista dell’emisfero occidentale ha capito prima e meglio di Roma che, in assenza di una rete pubblica universale per i turisti stranieri, l’unico modo per non lasciare nessuno indietro è obbligarlo per legge a pagarsi da solo la propria copertura. A Cuba uno vale uno perché lo Stato lo costringe ad assicurarsi. In Italia, uno vale uno finché non conosce (e non si fa conoscere da) qualcuno.

Il karma, appunto. Di Battista, mentre scrivo, non è ancora tornato: è ancora ricoverato a L’Avana, grave ma cosciente, e nessuno sa dire quando potrà essere trasferito. Ma la differenza tra lui e un cittadino qualunque non si misura al rientro, si misura prima: a lui un volo di Stato è già stato offerto — l’ha pure rifiutato — e due medici del Policlinico Gemelli sono già volati a Cuba a valutare di persona le sue condizioni. A un pensionato col cuore fermo in Thailandia, alla famiglia di un ictus a Bangkok, ai genitori di un bambino in coma a Sharm el-Sheikh, non è mai stato offerto niente del genere: solo una colletta online da organizzarsi da soli. Il karma, se esiste, non c’entra nulla: a decidere chi ha un aereo di Stato pronto e chi ha solo un IBAN da condividere su Facebook non è la sorte, è un numero di telefono. Uno vale uno, finché non ti serve che qualcuno lo faccia squillare per te. Massimo Lopez, nello spot della Telecom, ce lo spiegò già più di 30 anni fa.

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