Scuola

Invertire la rotta: il reddito scolastico comunale

Il reddito scolastico visto alla luce dell’economia della conoscenza

17 Settembre 2026

Invertire la rotta: il reddito scolastico comunale

di Luca Michelini

 

La proposta, che ho avuto modo di illustrare in articoli precedenti (l’ultimo dei quali sulla Provincia di Como del 16 settembre, che qui ritocco), è semplice: un contributo annuale per ogni studente delle scuole statali primarie e secondarie di primo grado di Como, senza ricorrere all’ISEE per il beneficio di base: 400 euro il primo anno, 650 il secondo e 900 a regime. Non è un bonus né un intervento assistenziale, ma il riconoscimento della funzione imprescindibile della scuola pubblica.

Gli studenti lavorano. La loro attività non coincide con il lavoro salariato né è assimilabile a un rapporto d’impiego. Eppure, lo studio richiede continuità, disciplina, tempo, fatica, responsabilità, acquisizione di capacità e verifica dei risultati. Lo studente legge, scrive, calcola, interpreta, sperimenta, discute e rielabora, si confronta con gli altri e con sé stesso. Non riceve passivamente un servizio, ma partecipa alla produzione e alla riproduzione della conoscenza.

Lo studio genera un beneficio individuale, certamente; ma il suo prodotto non appartiene soltanto a chi studia. È la caratteristica della conoscenza: è luce che si diffonde, e nel diffondersi si accresce. Una collettività istruita dispone di cittadini consapevoli, lavoratori qualificati, capacità d’innovazione e istituzioni democratiche più solide. Il sapere entra nel patrimonio comune – un economista italiano conservatore, Melchiorre Gioia, usava il termine di “ammassi scientifici” – ed è impiegato nei lavori apparentemente più semplici, nelle professioni, nelle imprese, nella ricerca, nell’amministrazione e nella vita civile. Lo studio è un’attività socialmente produttiva, i cui rendimenti si manifestano nel tempo e non sono interamente riconosciuti dal mercato.

La scuola non produce soltanto competenze destinate al lavoro futuro. Da essa scaturisce un prodotto sociale più vasto: sapere diffuso, capacità critiche, linguaggi comuni e possibilità della cooperazione. Questa è il fondamento di ogni formazione sociale, di sistemi economici differenti: Stati Uniti d’America, Italia, Cina. Il prodotto della scuola non viene venduto e non riceve un riconoscimento economico immediato, ma costituisce una condizione e il fondamento della ricchezza economica, culturale e civile. È un patrimonio collettivo, che viene utilizzate in differenti formazioni economiche, compresa quella che si presenta come “individualista” e che tale, tuttavia, è impossibile che sia.

Non è possibile ricondurre il prodotto della conoscenza a contributi individuali separati. Ogni apprendimento dipende da saperi precedenti, insegnanti, relazioni fra studenti, cura familiare, istituzioni e patrimonio culturale accumulato. Le analisi economiche possono stimare effetti parziali, ma non dissolvere la natura cooperativa dell’educazione. Il prodotto non è la somma di prestazioni indipendenti, bensì il risultato di una cooperazione sociale che precede l’individuo. L’impegno personale diviene produttivo soltanto entro una rete di saperi, relazioni e istituzioni.

Alla base di questa cooperazione si trovano la famiglia e la scuola dell’obbligo. La prima assicura cura, crescita, socializzazione e sostegno materiale; la seconda universalizza l’accesso al sapere e trasforma capacità potenziali in una risorsa collettiva. Insieme costituiscono la base della piramide sulla quale poggiano l’insieme dei lavori, l’istruzione superiore, la ricerca, le professioni, l’amministrazione pubblica e l’intera economia della conoscenza.

Il Reddito Scolastico incarna i principi della Costituzione. Trent’anni di politiche neoliberiste, segnate dalla riduzione della spesa pubblica e dal trasferimento dei costi sulle famiglie, hanno reso inapplicata la gratuità della scuola pubblica. Il Reddito Scolastico restituisce contenuto all’articolo 34 e attua l’articolo 3, che affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano il godimento dei diritti individuali. La scuola pubblica possiede, inoltre, una peculiarità insostituibile. Non è vincolata a un orientamento confessionale o ideologico particolare: è la sola istituzione scolastica chiamata a garantire pienamente la libertà d’insegnamento e un pluralismo effettivo.

In questa prospettiva torna attuale il pensiero di Carlo Cattaneo, al cui pensiero è legata una tradizione di studi dell’industria che sa cogliere le specificità dello sviluppo italiano. Conoscenza, istruzione, progresso tecnico e qualità delle istituzioni concorrono alla prosperità sociale. In termini contemporanei, la scuola può essere considerata uno dei luoghi originari nei quali si forma “l’intelligenza collettiva”.

Riconoscere il lavoro degli studenti non significa trasformare la scuola in un’azienda. L’esatto contrario: sottrae lo studio alla logica per cui avrebbe valore soltanto ciò che genera merci e profitto. Anche la formazione umanistica, il pensiero critico, la conoscenza storica, l’educazione artistica e la capacità di convivere con persone differenti producono ricchezza collettiva.

Il Reddito Scolastico non è un salario né il prezzo dell’apprendimento, ma il riconoscimento della partecipazione a un bene comune, i cui costi non devono ricadere soltanto sulle famiglie. L’universalità è essenziale: il valore sociale dello studio non dipende dal reddito familiare o dal “merito” scolastico. L’ISEE può essere impiegato per interventi aggiuntivi destinati a chi incontra maggiori difficoltà; il merito individuale scolastico ha altre forme di riconoscimento, di cui si occupa la pedagogia. Il Comune avrà cura di sostenere l’iniziativa in base al principio della progressività delle coperture. Si unirebbero così l’eguaglianza del riconoscimento e l’equità nella distribuzione delle risorse.

A Como la scuola deve essere considerata una fondamentale infrastruttura sociale e produttiva. Già oggi circa un quarto del bilancio comunale è destinato alla offerta formativa prescolastica (0-6 anni), sopperendo alle crescenti carenze che lo Stato neoliberista ha manifestato in questa materia. Porla al centro della città significa investire nelle persone, nelle competenze, nella capacità critica e nella coesione sociale.

 

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