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Da dove vengono i Giochi del Mediterraneo
In corso a Taranto fino al 3 settembre, la kermesse sportiva ha una storia che si intreccia con le vicende politiche di questa travagliata area del mondo
Il celebre storico francese Fernand Braudel ha scritto che la particolarità del Mediterraneo consiste nel collegare e al contempo separare i tre continenti che vi si affacciano: Europa, Africa e Asia. Lo spazio mediterraneo è ancora oggi una delle principali aree di crisi del mondo, per ragioni geopolitiche, per motivi religiosi e per lo snodarsi dei flussi migratori, per i quali assume una pregnanza speciale la definizione di Braudel, se solo si pensa al ruolo ambivalente di isole come Creta, Lampedusa e Lesbo, al contempo primo punto di approdo per chi spera di giungere nel Vecchio Continente e centri di confinamento, ed espulsione, per le persone considerate “illegali”.

Unire, e non dividere, è lo scopo dei Giochi del Mediterraneo, la cui ventesima edizione si è aperta ieri a Taranto alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, e che fin dalla loro nascita hanno avuto l’ambizione di favorire il dialogo fra il crogiolo di culture, religioni ed etnie che insistono sul mare nostrum. La genesi della manifestazione è ultra-secolare e affonda le proprie radici in un fallimento. Nel 1923, con il duplice obiettivo di diffondere lo sport nei paesi non occidentali in funzione civilizzatrice e di controllarne lo sviluppo, Pierre de Coubertin propose l’istituzione dei Giochi africani. Nella visione del Comitato internazionale olimpico (CIO), avrebbero dovuto arricchire il novero dei cosiddetti “Giochi regionali”, competizioni polisportive riservate a paesi accomunati dalla prossimità geografica o culturale, ma l’insuperabile opposizione di Gran Bretagna e Francia, che temevano l’insorgere di rivendicazioni nazionalistiche nelle colonie, fece naufragare il progetto [1].
Nel 1940, Mohamed Taher Pacha, membro egiziano del CIO, ventilò l’idea di sostituire agli abortiti Giochi africani i “Giochi del Mediterraneo”. Mirava a fare dell’Egitto una potenza nello scacchiere medio-orientale e aveva intuito che lo sport poteva aumentare la visibilità internazionale del Cairo, perciò Alessandria aveva avanzato – vanamente – la propria candidatura per ospitare le Olimpiadi estive nel 1916, nel 1936 e nel 1940 [2]; d’altra parte, l’idea di Giochi continentali, sul modello dei Giochi asiatici e dei Giochi panamericani, si scontrava in Africa con l’ostacolo all’epoca insormontabile della scarsità di paesi potenzialmente in grado di prendervi parte: a quelli ancora sotto il gioco coloniale, si aggiungevano infatti quelli non in grado di accollarsi un tale sforzo organizzativo.
Durante i Giochi di Londra del 1948, il dirigente egiziano riunì i rappresentanti dei paesi mediterranei e lanciò ufficialmente la proposta. Al termine di un intenso lavorìo diplomatico, il CIO accordò il proprio sostegno e, nell’ottobre del 1951, Alessandria ospitò la prima edizione. Oltre al paese organizzatore, concorsero Francia, Grecia, Jugoslavia, Libano, Malta, Siria, Spagna, Turchia e Italia.
Per quanto in epoca fascista, il dirigente sportivo Bruno Zauli avesse a sua volta caldeggiato la creazione dei “Giochi del Mediterraneo”, indicando persino Roma come sede stabile della competizione [3], l’adesione italiana fu accompagnata da più di una riserva: sul piano sportivo, la manifestazione non appariva sufficientemente prestigiosa da giustificare la convocazione dei migliori atleti; su quello politico, la diplomazia italiana considerava prioritario il pieno reinserimento del paese nello scenario europeo e atlantico, il che relegava il Mediterraneo in una dimensione secondaria [4]. Eppure, proprio l’Italia conquistò il primo posto nel medagliere, un primato che ha mantenuto fino a oggi.

Da che esistono, i Giochi del Mediterraneo non hanno mai smesso di riflettere le tensioni e le fratture della regione. La Jugoslavia disertò l’edizione di Barcellona del 1955 per protesta contro il regime franchista [5]. Nel 1959, Egitto e Siria sfilarono sotto le insegne della Repubblica Araba Unita, mentre Israele e la Palestina non sono mai stati ammessi ai Giochi per le conseguenze del conflitto arabo-israeliano. Anche la partecipazione femminile racconta molto delle società che si affacciano su questo mare, dato che le donne furono accolte nel programma agonistico soltanto nel 1967, a dimostrazione della diffidenza che lo sport femminile incontra su certe sponde del Mediterraneo [6]. Benché molti passi in avanti siano stati compiuti, si tratta a ben vedere di un ritardo che affligge anche lidi meno sospettabili: il Consiglio direttivo dei Giochi di Taranto, per esempio, è composto di soli maschi e nel Comitato organizzatore figura appena una donna su nove membri.
Nonostante la loro dimensione periferica, i Giochi hanno rappresentato un’importante occasione di sviluppo economico e di promozione internazionale. La loro organizzazione ha favorito la costruzione di infrastrutture sportive, l’ammodernamento delle reti di trasporto e l’espansione del settore turistico. Barcellona se ne servì per attenuare il proprio isolamento internazionale, la Jugoslavia di Tito per esibire la propria autonomia rispetto al contrasto Est-Ovest, la Croazia per affermare la propria esistenza sulla scena internazionale dopo la dissoluzione della Jugoslavia [7].
I Giochi del Mediterraneo sono l’ennesima dimostrazione di come lo sport sia una riproduzione miniaturizzata del mondo. Sospesi fra ambizioni universalistiche e sanguinose rivalità particolari, fra dialogo e conflitto, fra visibilità e oblio, da un certo punto di vista sono la metafora perfetta del travagliato destino di questo mare interno: uno spazio che congiunge e allontana, che attrae e respinge, che promette salvezza e infligge sofferenza.
[1] Adami, S., Les Jeux Méditeranéens, in “Confluences Méditerranée”, 2004/3 n. 50
[2] Kilcline, C., The Mediterranean Games: Olympic event, Olympic values?, in “Journal of Olympic History”, Luglio 2008, n. 2
[3] Zauli, B., Roma potrebbe organizzare nel 1941 – XIX i “Giuochi Mediterranei”, in “Atletica”, anno VII, n. 49-50
[4] Sbetti, N., Sport e geopolitica. Il caso dell’Italia nel secondo dopoguerra (1945-1955), in “Geotema”, n. 54, anno XXI, 2017
[5] Adami, S., Ibidem
[6] Corinto, G.L., e Pioletti, A.M., I Giochi del Mediterraneo. Uno strumento per una possibile integrazione sociale e culturale?, in “Altre modernità”, n. 14, 11/2015
[7] Xavier Medina, F., Los Juegos Mediterráneos: diálogo, política internacional y promoción socioeconómica, in “Revista de Dialectología y Tradiciones Populares”, 2006, luglio-dicembre, vol. LXI, n. 2
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