Calcio
L’oltraggio alla memoria di Mazzola segna il rifiuto dell’etica sportiva
Quando il tifo cancella i confini della dignità umana, persino davanti a un grande campione.
21 Settembre 2026
L’aspetto antisportivo della curva juventina, che volta le spalle alla morte di Sandro Mazzola, relega il tifo alla subcultura più becera e lo priva dei fondamentali valori del rispetto umano.
Questo gesto, consumatosi all’Allianz Stadium nel minuto di raccoglimento disposto per onorare la memoria di una leggenda del calcio italiano, dimostra come il fanatismo ultras riesca talvolta a cancellare la pietà di fronte al lutto. Mentre il resto dello stadio si dissociava manifestando il proprio cordoglio con i dovuti applausi, la frangia più estrema della tifoseria ha preferito trasformare un momento di comune commozione nazionale in una sterile rivendicazione di rivalità parrocchiale.
Definire un simile atteggiamento solo stupidità riduce di parecchio il problema, rischiando finanche l’analisi superficiale. In verità ci si trova di fronte a una precisa svalutazione etica dove la sottocultura del tifo organizzato cancella i confini della dignità umana, persino davanti alla memoria di un grande campione. Intonare cori alternativi e voltarsi di spalle non è una legittima espressione di fede calcistica, ma la testimonianza di un analfabetismo emotivo che confonde l’antagonismo sportivo con l’inciviltà. Il silenzio dovuto a campioni che hanno fatto la storia del calcio italiano e della Nazionale dovrebbe essere un terreno neutrale, un istante in cui i colori delle maglie sbiadiscono per lasciare spazio alla dignità del ricordo. La netta e immediata presa di distanza da parte della stessa società bianconera evidenzia quanto tali comportamenti finiscano solo per isolare e danneggiare l’immagine dell’intera comunità sportiva, declassando la passione a puro e ingiustificabile oltraggio.
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