Arcidiocesi di Torino e Intesa Sanpaolo sostengono microimprese e autonomi

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8 Febbraio 2021

L’impatto della pandemia sul tessuto socioeconomico piemontese è drammatico: oltre 33.000 aziende e quasi 100.000 lavoratori interessati dalla Cassa integrazione in deroga a dicembre 2020, con una spesa stimata di circa 182 milioni di euro (dati Ires Piemonte).

Nel solo periodo gennaio-novembre 2020, rispetto allo stesso periodo del 2019, si registrano 174.000 assunzioni in meno. Aumenta il numero di famiglie beneficiarie di misure pubbliche a sostegno del reddito rispetto all’anno precedente. Il Reddito di emergenza è stato richiesto da 15,1 famiglie piemontesi ogni 1.000, valore superiore alle altre regioni del nord, eccetto Liguria (15,5) ed Emilia-Romagna (22,5).

Arcidiocesi di Torino e Intesa Sanpaolo per questo hanno deciso di avviare un’iniziativa congiunta per sostenere le microimprese e i lavoratori autonomi del territorio, particolarmente colpiti dalla pandemia e dall’incertezza economica. L’obiettivo è quello di offrire un servizio di accompagnamento al credito permettendo loro di riprogrammare un futuro lavorativo.

L’iniziativa è stata presentata oggi in live streaming da Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo, Monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, Tom Dealessandri, presidente della Fondazione Don Mario Operti e Teresio Testa, direttore Regionale Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria Intesa Sanpaolo.

«Il lavoro è la prima emergenza sociale. Era un nodo critico già prima dello scoppio violento della pandemia; oggi lo è diventato drammaticamente. E senza le imprese non può esistere lavoro. Per tali ragioni, abbiamo ritenuto opportuno costruire un’iniziativa specifica a sostegno del credito delle microimprese che, come sappiamo, rappresentano la principale filiera produttiva del nostro Paese e del territorio torinese», ha commentato l’arcivescovo di Torino, Monsignor Nosiglia. «Vogliamo mostrare la nostra vicinanza a questa importante realtà sociale, camminando insieme a quei tanti piccoli imprenditori che quotidianamente devono lottare per mantenere viva la propria realtà produttiva», ha concluso.

Il progetto è coordinato dalla Fondazione don Mario Operti Onlus, “braccio operativo” dell’Ufficio diocesano di Pastorale sociale e del lavoro, che rafforzerà così la disponibilità del Fondo So.rri.so, nato per porre argine agli effetti sociali ed economici della pandemia nella vita quotidiana delle persone. All’iniziativa hanno inoltre aderito tutte le Associazioni di categoria delle piccole imprese e Compagnia di San Paolo, che contribuiranno a portarla a conoscenza dei soggetti interessati e a garantirne un’efficace e corretta fruizione.

I territori coinvolti coincidono con il perimetro dell’Arcidiocesi di Torino: 137 Comuni della Città metropolitana, 15 in provincia di Cuneo e 6 in provincia di Asti. La banca metterà a disposizione un numero selezionato di filiali per dar corso immediato agli interventi.

I partecipanti all’iniziativa non solo potranno contare su un supporto professionale per la valutazione dei progetti, ma anche su un sostegno morale per guardare al futuro con più fiducia. I finanziamenti concessi, rimborsabili in massimo 6 anni, beneficiano di un tasso dello 0,4% grazie alla garanzia prestata dalla Fondazione Operti, moltiplicata da Intesa Sanpaolo.

«Siamo grati a Monsignor Nosiglia per aver contribuito con forza e determinazione a tenere alto il livello di attenzione rispetto alla situazione di emergenza e orgogliosi di poter dare subito il via ad un’iniziativa congiunta molto concreta. Essere una Banca d’impatto ci permette infatti di dare ascolto e risposta ad esigenze che vanno oltre alla tradizionale attività creditizia, ma che reputiamo fondamentali per il benessere comune», ha affermato il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro.

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TAG: Arcidiocesi di Torino, intesa sanpaolo, Lavoro
CAT: Torino

Un commento

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  1. andrea-lenzi 4 settimane fa

    Bello, ma perché il vaticano non si mette a pagare le tasse in modo responsabile, di modo che ne beneficerebbe tutta l’Italia?
    Inoltre, perché non fa ritornare all’Italia in beneficenza tutto il miliardo e cento milioni che riceve con 8×1000?
    Inoltre, le Onlus cattoliche stanno nella scheda del 5×1000, quindi prendono altri soldi rispetto al miliardo e cento della scheda 8×1000 citata prima.
    Infine, perché il vaticano impiega le proprie risorse per organizzare e finanziare incivili Family Day contro i gay, e far pressione sui politici affinché si facciano leggi “religiose” (omofobe, contro l’eutanasia, et cetera)?

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