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Posta Prioritaria addio: la “riforma” che svuota le tasche ai cittadini e premia il mercato

In cambio della continuità, il perimetro del “servizio per tutti” si restringe, lasciando fuori i prodotti più utilizzati dai cittadini e dalle piccole imprese

29 Aprile 2026

La posta prioritaria diventa un lusso. Cambiano le regole del gioco in corsa, tanto, alla fine, chi paga è il cittadino (ma questa volta anche le aziende)

Mentre il governo continua a sbandierare la bandiera della digitalizzazione, il “mondo reale”, quello fatto di buste, piccoli pacchi e spedizioni quotidiane, riceve l’ennesima mazzata. Dal prossimo 1° maggio, il Servizio Universale postale, così come lo conoscevamo, subirà una mutilazione profonda. La posta prioritaria esce ufficialmente dal perimetro dei servizi a tariffa calmierata. Tradotto dal burocratese: prezzi liberi e tempi di consegna biblici.

L’eredità della Legge di Bilancio 2026

L’operazione nasce tra le pieghe della Legge di Bilancio 2026, che ha modificato il decreto legislativo 261/1999. Sulla carta, il provvedimento sembra una rassicurazione: la proroga dell’affidamento a Poste Italiane fino al 2036. Ma il diavolo, come sempre, si annida nei dettagli. In cambio della continuità, il perimetro del “servizio per tutti” si restringe, lasciando fuori i prodotti più utilizzati dai cittadini e dalle piccole imprese.

Cosa cambia (in peggio) per gli utenti del servizio postale

Le associazioni dei consumatori (da Adiconsum a Federconsumatori, passando per Codacons e MC) hanno già alzato gli scudi. La lista dei prodotti “esiliati” dal porto sicuro del servizio pubblico è lunga: Posta1 (nazionale e Pro), Postapriority Internazionale e Posta1online.

Fino ad oggi, questi servizi garantivano la consegna in un giorno lavorativo a prezzi accessibili. Dal 1° maggio, addio garanzie. Senza il paracadute del Servizio Universale, le tariffe saranno dettate esclusivamente dalle logiche di mercato. Risultato? Aumenti certi e tempi di consegna che supereranno abbondantemente le 24 ore.

Il colpo di grazia all’e-commerce di prossimità

Non si tratta di una questione che riguarda solo chi scrive ancora lettere (sempre meno, direbbe qualcuno). Il vero dramma si consuma nel comparto dell’e-commerce. Migliaia di piccole aziende e venditori online utilizzano quotidianamente la Posta1 per spedizioni leggere ed economiche, approfittando della tracciabilità e della velocità del servizio. «La novità interesserà non solo chi spedisce, ma anche chi riceve», avvertono le Associazioni dei Consumatori.

Senza più una tariffa calmierata, i costi di spedizione schizzeranno verso l’alto, e – indovinate un po’? – saranno scaricati integralmente sul consumatore finale. In un momento di inflazione galoppante, il governo decide di liberalizzare un servizio essenziale, colpendo al cuore quella piccola imprenditoria che ancora non si è arresa ai giganti della logistica globale.

Un servizio “universale” solo a parole?

L’allarme delle sigle (ACF-Aiace-Sdc, Adoc, Adusbef, Assoutenti, Codici, Ctcu, Lega Consumatori, Mdc, Urtv) è unanime: stiamo assistendo allo smantellamento di un diritto. Se il Servizio Universale nasce per garantire a ogni cittadino, da Lampedusa alle Alpi, le stesse prestazioni a prezzi equi, questa riforma va nella direzione opposta.

Ancora una volta, si sceglie di privilegiare il profitto dell’operatore postale a scapito della funzione sociale. Dal 1° maggio, la velocità diventerà un lusso per pochi, mentre per gli altri resterà solo l’attesa. E, ovviamente, un conto più salato.

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