Criminalità

Comiso(RG): summit tra il clan dei Matriali, “u Puorcu” e un uomo dei Laudani legato ai Cappello-Bonaccorsi.

Secondo una fonte confidenziale, a Comiso si sarebbe tenuto un vertice tra uomini dei Matriali, “u Puorcu” e un esponente dei Laudani legato all’area Cappello-Bonaccorsi. Sullo sfondo una domanda: quale ruolo sta assumendo Comiso nella filiera della cocaina?

1 Settembre 2026

Fuori dalla Sicilia, Comiso è conosciuta soprattutto attraverso due immagini apparentemente lontanissime da ciò che negli ultimi anni comincia ad affiorare dalle cronache giudiziarie: la “città-teatro” di Gesualdo Bufalino, palcoscenico vivo di storia, arte e letteratura, e la città della pace, quella delle grandi mobilitazioni contro i missili Cruise che negli anni Ottanta ne portarono il nome ben oltre i confini dell’isola. Ma ogni teatro ha una scena e un dietro le quinte, ciò che viene illuminato e ciò che rimane fuori dal cono di luce, e proprio dietro l’immagine conosciuta di Comiso sembra muoversi qualcosa di diverso: operazioni antidroga, uomini che arrivano e ripartono, relazioni criminali che attraversano il territorio, fino all’arresto, nell’ottobre del 2025, del latitante Gianfranco Stracquadaini. E adesso la notizia di una riunione che si sarebbe svolta soltanto poche ore fa e che, se confermata, potrebbe restituire alla “città-teatro” di Bufalino un significato completamente diverso: non più soltanto il palcoscenico della sua storia, ma la possibile cerniera di una rete criminale che dal mare risale verso l’interno del Sud Est siciliano.

È proprio da ciò che sarebbe accaduto dietro le quinte di questa città che bisogna partire.

La segnalazione arriva da una fonte confidenziale: a Comiso si sarebbero incontrati uomini riconducibili a “u Puorcu” e ai Matriali di Vittoria, insieme a un esponente del clan Laudani di Catania che la stessa fonte indica come legato all’area dei Cappello-Bonaccorsi. Non sappiamo ancora dove esattamente sia avvenuto l’incontro né quali argomenti siano stati affrontati,  ma la presenza contemporanea degli uomini indicati dalla fonte assume un significato particolare quando viene collocata dentro una sequenza che, dopo Casuzze, continua a riportare verso lo stesso quadrante: Scoglitti, Santa Croce Camerina, Comiso e Vittoria.

La chiave di lettura non è quella di gruppi che abbiano perso la propria autonomia per confluire in un’unica organizzazione, ma di gruppi criminali distinti, con uomini, gerarchie e relazioni proprie, capaci di muoversi dentro la stessa rete e lungo la medesima filiera della cocaina.

Non è soltanto un modello astratto. L’operazione Abisso della Direzione distrettuale antimafia di Catania ha già mostrato, in un diverso contesto investigativo, come soggetti e gruppi differenti possano entrare nella medesima filiera criminale.

Le indagini del Gico della Guardia di Finanza hanno ricostruito un’associazione finalizzata al traffico transnazionale di stupefacenti composta da soggetti ritenuti vicini al clan Cappello-Bonaccorsi e da altri partecipi, operativa tra la provincia di Catania e Malta. Secondo l’accusa, quella rete acquistava, trasportava, rivendeva droga e riforniva il clan Santa Panagia, attivo nella zona nord di Siracusa e ricondotto alle famiglie Nardo-Aparo-Trigila, sviluppando inoltre collegamenti capaci di raggiungere la Calabria. Tra gli episodi ricostruiti dagli investigatori compare anche il tentativo di recuperare in mare, al largo delle coste catanesi, circa due tonnellate di cocaina, con il coinvolgimento di due uomini originari di Locri e Siderno che avrebbero dovuto individuare il carico e trasferirlo successivamente in Calabria.

Abisso racconta dunque qualcosa che va oltre i singoli arresti.

La cocaina non ha bisogno di cancellare le identità dei gruppi criminali che incontra lungo il percorso, ha bisogno di collegarle.

È dentro questo modello che la riunione segnalata a Comiso assume un peso diverso.

Sul versante siciliano, le informazioni raccolte portano a “u Puorcu”, ai Matriali di Vittoria e adesso a un uomo dei Laudani che la fonte indica come legato ai Cappello-Bonaccorsi; sul versante albanese torna invece Daiu Lorenc, che secondo una fonte dell’inchiesta sarebbe diventato in questa fase uno dei punti di riferimento del gruppo riconducibile a Luzim Ndreu e Denny Lalollari. Sempre secondo la stessa fonte, Lorenc sarebbe stato chiamato a contribuire alla riorganizzazione, tra Santa Croce Camerina e Comiso, della logistica collegata all’arrivo e alla successiva movimentazione della cocaina.

Non ci sono elementi per affermare che Lorenc fosse presente alla riunione di Comiso. Il suo nome emerge da una diversa serie di informazioni, ma è quando le due sequenze vengono osservate sulla stessa mappa che la geografia comincia a restringersi.

Ed è qui che bisogna tornare a Casuzze, a quel giorno in cui il motoscafo partito da Malta rimase in avaria davanti alla costa della borgata marinara, con centinaia di migliaia di euro a bordo e poi gettati in mare. È da quel momento che questa inchiesta ha smesso di guardare soltanto il mare e ha spostato lo sguardo sulla terraferma, verso Santa Croce Camerina, Scoglitti, Comiso e Vittoria.

Pochi giorni più tardi, secondo una delle fonti consultate, Daiu Lorenc sarebbe arrivato da Santa Croce Camerina a bordo di una Panda bianca e sul lungomare Kamarina di Scoglitti avrebbe effettuato un cambio di automobile con un uomo indicato come appartenente ai Matriali. Un movimento che, isolato dal resto, non dimostra un trasporto di droga e non permette di stabilire quale fosse la ragione dell’incontro, ma che oggi acquista un significato nuovo proprio perché i Matriali ricompaiono nella segnalazione arrivata da Comiso, questa volta insieme a “u Puorcu” e a un esponente dei Laudani che la fonte colloca nell’area dei Cappello-Bonaccorsi.

È il punto nel quale ciò che è stato accertato dalle indagini giudiziarie e ciò che emerge dalle fonti di questa inchiesta devono essere tenuti rigorosamente distinti, ma possono essere messi a confronto.

Ed è proprio dal confronto tra questi due piani che nasce la domanda: quel modello si sta estendendo verso il Ragusano attraverso una rete nella quale gruppi locali e componente albanese mantengono la propria autonomia ma partecipano alla stessa filiera?

La componente albanese e quella siciliana, a questo punto, smettono di apparire necessariamente come due mondi separati: da una parte la capacità di muoversi lungo le direttrici internazionali dell’approvvigionamento e della logistica, dall’altra la conoscenza del territorio, le relazioni e la capacità di occultare, movimentare e distribuire la droga una volta arrivata sulla terraferma. Non necessariamente una fusione tra clan o un’unica catena di comando, ma organizzazioni autonome che possono diventare complementari quando la cocaina comincia a muoversi.

Ed è soprattutto Comiso a cambiare posizione sulla mappa.

Se le informazioni raccolte troveranno ulteriori conferme, Comiso non sarà più soltanto uno dei luoghi attraversati dagli uomini che sto seguendo, né semplicemente una possibile retrovia della costa, ma potrebbe essere diventata una cerniera tra mondi criminali differenti, il luogo nel quale la capacità di fare arrivare la cocaina può saldarsi con quella di nasconderla, movimentarla e distribuirla.

E allora la “città-teatro” di Bufalino finirebbe per offrirci involontariamente anche la metafora di ciò che stiamo cercando di capire oggi: quello che accade sotto la luce e quello che continua a muoversi dietro le quinte.

A Casuzze il sipario si era aperto per caso, quando un motoscafo si era fermato davanti alla costa con centinaia di migliaia di euro a bordo. Adesso, dietro le quinte di Comiso, cominciano a intravedersi gli uomini e le relazioni.

Casuzze ci aveva mostrato una rotta. Comiso potrebbe cominciare a mostrarci la rete che la fa funzionare.

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