Criminalità
Follow the Algorithm: la nuova frontiera dell’antiriciclaggio tra strutture societarie e algoritmi
Il riciclaggio di denaro, nella sua essenza più moderna, non è più un semplice trasferimento di valigette da un punto all’altro, ma un sofisticato processo di “legittimizzazione” attraverso l’economia reale
C’era una volta il “follow the money” di falconiana memoria. Un mantra investigativo che ha guidato generazioni di magistrati e forze dell’ordine nella lotta alla criminalità organizzata, un filo d’Arianna che dal territorio risaliva fino ai conti correnti, ai bonifici, ai depositi in Svizzera. Oggi, quel filo si è spezzato. O meglio, si è moltiplicato in una miriade di frammenti digitali, nascosto dietro strati di algoritmi, strutture societarie labirintiche e codici informatici che operano in microsecondi. La sfida principale per le autorità di regolamentazione finanziaria internazionale, a partire dalla Financial Action Task Force (FATF), non è più soltanto individuare il “denaro sporco”, ma decodificare le complesse architetture che lo rendono indistinguibile dai flussi finanziari legittimi. Non basta più cercare il denaro; bisogna comprendere e smontare l’infrastruttura che lo muove. Follow the algorithm, come suggerisce un recente studio dell’Eurispes.
L’architettura dell’occultamento: quando la forma conta più della sostanza
Il riciclaggio di denaro, nella sua essenza più moderna, non è più un semplice trasferimento di valigette da un punto all’altro, ma un sofisticato processo di “legittimizzazione” attraverso l’economia reale. Secondo il rapporto Eurispes, si stima che tra l’1,5 e il 2% del Pil italiano sia riconducibile a dinamiche di riciclaggio, con un volume che rappresenta oltre il 60% del valore totale delle transazioni segnalate come sospette. Un’infiltrazione massiccia che riguarda oltre 100.000 imprese italiane, un serbatoio di capitale opaco che altera la concorrenza e distorce il mercato, abbassando i prezzi e falsando le gare pubbliche.
Il sistema si regge su un’infrastruttura che utilizza le “scatole vuote” come snodi essenziali. Nel delicato settore degli appalti pubblici ICT, si sta consolidando un meccanismo che, pur restando spesso entro i confini della legittimità formale, solleva interrogativi profondi. Grandi player internazionali si aggiudicano le gare per poi subappaltare le attività a una galassia di PMI. Tra queste, emergono società “fantasma” o “scatole vuote”, prive di dipendenti e di una struttura operativa reale, che vengono inserite nei Raggruppamenti Temporanei di Imprese (RTI) non per apportare un contributo tecnico, ma per gonfiare il punteggio o drenare marginalità in modo opaco. La norma, come il D.Lgs. 36/2023, richiede che la capacità tecnica sia reale, ma l’assenza di una struttura organica non è di per sé causa di esclusione, aprendo una zona grigia in cui la forma prevale sulla sostanza. Il rischio concreto è che queste strutture societarie, formalmente ineccepibili, diventino il principale veicolo per muovere e giustificare flussi di denaro di dubbia origine.
L’algoritmo criminale: stratificazione in microsecondi
Se le strutture societarie forniscono lo scheletro, la tecnologia ne è il sistema nervoso. Le organizzazioni criminali, ormai veri e propri “conglomerati finanziari globali” , utilizzano strumenti di finanza algoritmica e criptovalute per creare uno schermo quasi impenetrabile. Come spiega il criminologo Vincenzo Musacchio, le mafie preferiscono le criptovalute non tanto per l’anonimato, la blockchain è intrinsecamente trasparente, quanto per l’assenza di intermediari e la possibilità di spostare milioni con un click, saltando qualsiasi controllo doganale o fisico.
La vera frontiera del riciclaggio è oggi il micro-laundering: la frammentazione di enormi quantità di denaro in migliaia di microtransazioni che vengono instradate attraverso una rete di wallet, exchange decentralizzati e protocolli di finanza decentralizzata (DeFi). Questa tecnica è resa possibile da bot automatizzati che operano 24 ore su 24, sfruttando fusi orari diversi per rendere il tracciamento umanamente impossibile. Il caso del mixer ChipMixer, smantellato nel 2023 da un’operazione congiunta Europol-FBI, è emblematico: attraverso i suoi servizi sarebbero transitati oltre 3 miliardi di dollari in criptovalute sospette, spesso frazionati e rimescolati da script automatici per conto di gruppi come il Lazarus Group, legato alla Corea del Nord.
Questi flussi si avvalgono di tecniche di “stratificazione” sempre più complesse. Una delle più insidiose è il “salto della catena” (chain hopping), che prevede la conversione istantanea di una criptovaluta in un’altra attraverso exchange decentralizzati che spesso non richiedono procedure di identificazione (KYC), spezzando il filo conduttore dell’indagine. L’High-Frequency Trading (HFT), le operazioni ad alta frequenza che costituiscono la maggioranza delle transazioni sui mercati globali, offre un ambiente ideale per queste pratiche. La loro esecuzione in microsecondi e la loro frammentazione sono di fatto immuni ai sistemi di monitoraggio tradizionali, progettati per rilevare anomalie nei volumi, non nella struttura algoritmica dei flussi.
Il punto cieco normativo e la risposta investigativa
Il paradosso è che la blockchain, un registro pubblico e immutabile, è in realtà estremamente opaca per quanto riguarda i titolari dei wallet, che restano anonimi finché i fondi non vengono convertiti in valuta fiat. Tutto si gioca sugli exchange, gli sportelli che collegano il mondo digitale a quello reale, e sulla loro capacità di fungere da sentinelle. Tuttavia, come dimostra l’inchiesta internazionale “The Coin Laundry”, molti di questi exchange operano in una zona grigia, offrendo servizi senza verifiche adeguate e trasformandosi in una “lavanderia a gettoni” globale. In Ucraina, per esempio, è possibile prelevare contanti con un semplice pseudonimo su Telegram; a Dubai, si possono acquistare lingotti d’oro o ville di lusso in criptovaluta.
La risposta delle autorità è in evoluzione. In Italia, società come Decripto World stanno sviluppando competenze di analisi forense on-chain, combinando strumenti di blockchain intelligence con l’analisi di fonti aperte per ricostruire le catene di wallet e isolare attività sospette. Il loro lavoro è sempre più utilizzato da forze dell’ordine e studi legali per fornire report con valore probatorio in tribunale. Le stesse autorità hanno istituito nuclei operativi speciali dotati di software di blockchain analytics in grado di seguire il “filo di Arianna” dei token attraverso migliaia di passaggi.
Ma il vero problema, come sottolineato dagli esperti, non è più solo tecnico, ma legislativo e, soprattutto, geopolitico. Il riciclaggio è un fenomeno transfrontaliero per eccellenza, mentre le normative restano frammentate e i controlli asimmetrici. Nel primo semestre del 2025, le segnalazioni di operazioni sospette (SOS) in Italia sono aumentate del 15,6%, con una crescita nei comparti innovativi come il gioco e le cripto-attività, a testimonianza di un fenomeno in espansione.
La proposta dell’Eurispes, ossia follow the algorithm, è una chiamata alle armi. Non basta più seguire il denaro. E’ necessario investire in sistemi di intelligenza artificiale e machine learning in grado di monitorare in tempo reale i flussi finanziari, di sviluppare modelli previsionali e di riconoscere i pattern di micro-transazioni che indicano un’attività criminale. La FATF e le autorità di tutto il mondo sono chiamate a una sfida titanica: non solo rincorrere i criminali nel loro stesso terreno digitale, ma anticiparli, comprendendo l’architettura delle loro operazioni prima che il denaro, ormai “pulito”, diventi indistinguibile da quello legittimo. In questa nuova guerra, l’arma più potente non è il fiuto investigativo, ma la capacità di decodificare l’algoritmo.
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