Criminalità
Riciclaggio e autoriciclaggio: la mappa delle inchieste aperte tra Italia ed Europa
Riciclaggio e autoriciclaggio: la mappa delle indagini aperte in Italia e Europa documentate e aggiornate al 2026. Dalla Sicilia a Milano, dal Lussemburgo alla Germania: frodi sui fondi UE e PNRR, oro, criptovalute, società cartiere
Siamo in presenza di una geografia invisibile che scorre sotto le città, i porti, le campagne e i mercati finanziari d’Europa: è fatta di fatture mai emesse, lingotti d’oro, conti esteri, criptovalute, società cartiere e denaro che cambia pelle per non farsi riconoscere. Mentre la vita quotidiana scorre tra sportelli bancari e schermi luminosi, procure e squadre investigative compiono un lavoro paziente e spesso silenzioso, fatto di intercettazioni, tabulati, perquisizioni e sequestri, per ricostruire il viaggio di capitali che nascono da frodi, narcotraffico, evasione fiscale e corruzione. In questa mappa europea del riciclaggio e dell’autoriciclaggio non ci sono ancora verdetti definitivi, ma ipotesi investigative, indagini aperte e persone presunte innocenti fino a prova contraria: eppure ogni fascicolo racconta una crepa nel sistema, un tentativo di trasformare il profitto illecito in ricchezza apparentemente pulita. Dalla Sicilia agricola ai corridoi finanziari di Milano, dal Lussemburgo della Caritas ai confini tedeschi e belgi, il quadro che segue è un viaggio tra inchieste certe e documentate, aggiornate al 2026, per osservare da vicino come la giustizia, con i suoi tempi e le sue cautele, prova a riportare alla luce ciò che il denaro vorrebbe lasciare nell’ombra.
Sicilia: la truffa sui fondi agricoli europei e il reinvestimento illecito
L’indagine della Procura Europea di Palermo rappresenta uno dei casi più significativi di frode ai danni del bilancio dell’Unione europea nel settore agricolo. I Carabinieri per la Tutela Agroalimentare di Salerno e Messina hanno eseguito, nel febbraio 2026, un’ordinanza del GIP di Messina che ha disposto sei misure cautelari nei confronti di imprenditori agricoli siciliani: un arresto domiciliare con braccialetto elettronico, un obbligo di dimora e quattro divieti di esercitare attività d’impresa o ruoli direttivi in società beneficiarie di contributi comunitari o statali per un anno. Il sequestro preventivo per equivalente ha riguardato beni degli indagati fino alla concorrenza di 361.283,97 euro, somma ritenuta parziale profitto dei reati di autoriciclaggio e associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata per il conseguimento di contributi dell’Unione europea in agricoltura. Contestualmente sono state notificate informazioni di garanzia a carico di 22 indagati. L’attività investigativa ha consentito di fare luce su una presunta anomala “migrazione” di fascicoli aziendali da Centri di assistenza agricola siciliani ad altri in provincia di Salerno e Latina, verosimilmente con l’intento di eludere i controlli delle autorità competenti. Il sodalizio criminale, secondo l’accusa, avrebbe percepito ingenti aiuti comunitari riservati al comparto agricolo traendo in inganno l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea) mediante la costituzione di aziende fittizie, l’acquisizione fraudolenta di titoli PAC dalla Riserva nazionale e l’inserimento fraudolento nelle consistenze aziendali di terreni mai concessi o falsamente dichiarati come usucapiti. I proventi erano successivamente trasferiti da un conto societario all’altro o reinvestiti, anche attraverso la partecipazione ad aste pubbliche, per occultarne la provenienza illecita.
Latina: il sistema di fatture inesistenti nel settore delle energie rinnovabili
La Guardia di Finanza di Latina ha eseguito, nel giugno 2026, quattro misure cautelari personali emesse dal GIP del Tribunale di Napoli nei confronti di altrettanti indagati per emissione di fatture per operazioni inesistenti e autoriciclaggio. Il sequestro preventivo ha raggiunto la somma complessiva di 390.000 euro. Le indagini delle Fiamme Gialle di Formia hanno individuato un sistema di riciclaggio di proventi illeciti: gli indagati, rappresentanti legali e amministratori di varie aziende operanti nel settore delle energie rinnovabili, avrebbero realizzato operazioni bancarie e finanziarie per nascondere la provenienza degli importi movimentati, derivanti da pagamenti di fatture inesistenti per un ammontare di oltre un milione di euro. Le investigazioni della Procura di Napoli hanno accertato che il capo dell’organizzazione, per impedire la tracciabilità del denaro, avrebbe reinvestito in attività connesse alla ristorazione e agli stabilimenti balneari sull’isola di Ventotene e in Sardegna. Tali attività sarebbero state svolte con il supporto di un professionista compiacente, presso il cui studio sono stati trovati e sequestrati 60.000 euro in contanti, ritenuti di illecita provenienza. Il Tribunale di Napoli ha poi emesso un ulteriore decreto di sequestro preventivo per circa 330.000 euro.
Foggia: denaro distratto da società in dissesto e scommesse online
La Guardia di Finanza di Foggia ha confiscato, nell’agosto 2026, circa 150.000 euro a quattro persone sospettate di autoriciclaggio. Il provvedimento, emanato dalla Procura di Foggia, è il risultato di un’indagine sulla situazione critica di tre aziende nel settore delle opere idriche. Durante le indagini sono emerse accuse di bancarotta fraudolenta in relazione ai patrimoni e alla documentazione. L’inchiesta ha permesso di identificare un presunto sistema per reimpiegare fondi sottratti dalle società, poi dichiarate insolventi: secondo le accuse, questi fondi sarebbero stati trasferiti su conti personali e successivamente utilizzati in conti di gioco e scommesse online, con diverse operazioni di ricarica, movimentazione, prelievo e riaccredito, al fine di rendere difficile la tracciabilità del denaro e nasconderne l’origine illecita. Basandosi sugli elementi raccolti, è stata disposta l’acquisizione di ulteriore documentazione bancaria, contabile e informatica, oltre al sequestro preventivo urgente delle somme considerate profitto del presunto reato.
Milano: la “banca occulta” e l’underground banking
La Guardia di Finanza di Milano ha scoperto, nel luglio 2026, una presunta “banca occulta” utilizzata per trasferire denaro fuori dai canali finanziari ufficiali, nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura del capoluogo lombardo. L’operazione ha portato all’esecuzione di sette misure cautelari nei confronti di persone indagate, a vario titolo, per frode fiscale e riciclaggio, con un sequestro preventivo di beni e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di 810.000 euro. Tra i destinatari del provvedimento figurano quattro persone poste agli arresti domiciliari, un commercialista colpito dalla misura interdittiva del divieto di esercitare la professione, una persona sottoposta all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e un’altra all’obbligo di dimora. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’organizzazione avrebbe utilizzato un sofisticato sistema di “underground banking”, un meccanismo che consente il trasferimento di denaro contante al di fuori dei circuiti finanziari regolamentati, eludendo i controlli previsti dalla normativa antiriciclaggio. Uno dei principali centri di raccolta e smistamento del denaro contante sarebbe stato ricavato all’interno di un appartamento di Milano. Durante le perquisizioni di maggio 2026, i militari avevano rinvenuto oltre 120.000 euro in contanti e diverse macchine conta-banconote di ultima generazione, in grado non solo di conteggiare il denaro, ma anche di leggere e memorizzare i numeri seriali delle banconote. Tra gli indagati figura anche un commercialista che, secondo l’accusa, avrebbe fornito supporto all’organizzazione nella creazione di una rete di società cartiere utilizzate per l’emissione di fatture per operazioni inesistenti.
Roma: il caso Caroccia e il riciclaggio per conto del clan Senese
La Procura di Roma, attraverso la Direzione Distrettuale Antimafia, ha iscritto nel registro degli indagati Mauro e Miriam Caroccia, padre e figlia, per riciclaggio e intestazione fittizia di beni in relazione alla società “Le 5 Forchette”. Secondo gli inquirenti, le loro attività imprenditoriali avrebbero funzionato come “lavatrici” di denaro sporco derivante da attività illecite: avrebbero “trasferito e reinvestito” nella società i proventi delle attività illecite del clan di stampo camorristico dei Senese. La società “Le 5 Forchette” ha visto in passato la presenza tra i suoi azionisti dell’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro. L’indagine della DDA di Roma si concentra sugli investimenti sospetti nella ristorazione e sul ruolo dei Caroccia nel riciclare i capitali del clan.
Milano: la frode sui fondi PNRR e il riciclaggio internazionale verso la Cina
La Procura Europea di Milano ha condotto, nel settembre 2026, perquisizioni e congelato beni per un valore di 2,6 milioni di euro nell’ambito di un’indagine su una presunta frode ai danni delle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), finanziato attraverso il Recovery and Resilience Facility. Il provvedimento di sequestro è stato emesso dal GIP del Tribunale di Milano per un importo complessivo di 4,9 milioni di euro nei confronti di quattro società e dei loro rappresentanti legali, sospettati di aver beneficiato di fatture fittizie e accordi di lavoro irregolari. I sospettati avrebbero creato crediti d’imposta fittizi per un valore di 2,38 milioni di euro, dichiarando falsamente di aver fornito corsi di formazione ai dipendenti che non sono mai stati erogati. I crediti fittizi venivano poi utilizzati per ridurre i pagamenti fiscali e previdenziali per centinaia di lavoratori, successivamente forniti illegalmente a società terze. L’indagine ha inoltre scoperto una frode separata che ha coinvolto due società che avevano ottenuto 7,3 milioni di euro in finanziamenti garantiti dallo Stato sulla base di false informazioni nelle loro domande. Le prove indicano che entrambi i schemi si basavano su società veicolo e fatture fittizie per transazioni inesistenti. Inoltre, è stato scoperto un presunto schema di riciclaggio internazionale che coinvolgeva società in diversi Paesi, attraverso il quale centinaia di milioni di euro sono stati trasferiti in Cina e a Hong Kong.
Venezia: frode carosello IVA e riciclaggio attraverso criptovalute
Un imprenditore italiano residente a Dubai è stato arrestato all’aeroporto di Venezia, nel maggio 2026, mentre si imbarcava per gli Emirati Arabi Uniti. L’uomo è sospettato di aver riciclato e reinvestito i proventi di una frode carosello IVA plurimilionaria. Il congelamento urgente ha riguardato beni per oltre 4,6 milioni di euro; durante l’arresto è stato sequestrato un portafoglio di criptovalute del valore di 756.000 euro, quasi 6.000 euro in contanti e un’auto di lusso. Secondo l’accusa, il denaro veniva reinvestito attraverso una società in Slovenia priva di attività reale, che importava merci da Cina, Turchia ed Emirati Arabi Uniti.
Operazione “Dirty Gold”: il riciclaggio dei proventi del narcotraffico attraverso l’oro
Le autorità giudiziarie e di polizia italiane e francesi, nell’ambito di un’indagine coordinata da Eurojust ed Europol in collaborazione con le autorità del Kosovo, hanno eseguito un ulteriore provvedimento di sequestro per 1 milione di euro a carico di un’organizzazione criminale dedita al riciclaggio dei proventi del narcotraffico tramite il commercio di lingotti d’oro. L’operazione porta il valore complessivo dei beni sottratti al sodalizio a oltre 31 milioni di euro. Le attività investigative, avviate nel dicembre 2024 tramite la costituzione di una Squadra Investigativa Comune, hanno consentito di accertare la raccolta in Italia dei proventi derivanti dal traffico di stupefacenti gestito in Francia, la conversione sistematica della liquidità illecita in lingotti e fogli d’oro, il successivo trasferimento dei preziosi verso Kosovo, Turchia e Marocco, e il riciclaggio di un volume d’affari superiore a 18 milioni di euro nell’arco di 10 mesi. L’azione di contrasto ha determinato l’arresto in Francia dei due promotori dell’organizzazione, sorpresi con 50 chilogrammi di oro occultati in un veicolo, il sequestro iniziale di beni e risorse finanziarie per oltre 30 milioni di euro e l’ulteriore sequestro di 1 milione di euro relativo a conti correnti, partecipazioni societarie, immobili e veicoli di lusso individuati in Kosovo.
Il caso Wise Europe: riciclaggio transfrontaliero sotto la lente della giustizia belga
La Procura di Bruxelles ha confermato, nel giugno 2026, un’indagine su Wise Europe, l’entità belga del gruppo britannico di trasferimento denaro, per sospette violazioni della normativa antiriciclaggio. Le autorità belghe stanno indagando su transazioni sospette per un valore superiore a 500 milioni di euro, collegate a traffico di droga, frode e corruzione. L’indagine, avviata nel 2025, è in fase avanzata e i pubblici ministeri stanno preparando una citazione diretta in tribunale. Wise Europe, che serve clienti in tutto lo Spazio Economico Europeo attraverso il sistema di passaporto finanziario dell’UE, ha dichiarato di aver collaborato con la Procura di Bruxelles per rispondere alle richieste di informazioni. La società ha sottolineato che le richieste delle forze dell’ordine da ogni Paese SEE sono dirette e consolidate in Belgio, il che spiega il numero elevato di richieste ricevute.
Germania: maxi-operazione contro riciclaggio, evasione fiscale e lavoro nero
Il 16 settembre 2026, circa 800 agenti hanno eseguito perquisizioni in Assia, Renania Settentrionale-Vestfalia e Belgio nell’ambito di un’indagine su riciclaggio, evasione fiscale e lavoro nero con un danno stimato per l’erario e la previdenza sociale di oltre 60 milioni di euro. L’operazione, coordinata dalla Procura di Düsseldorf, ha coinvolto anche le autorità belghe e ha portato a perquisizioni in abitazioni e locali commerciali. Il caso rappresenta uno degli interventi più significativi degli ultimi anni nel contrasto al lavoro sommerso e ai flussi finanziari illeciti in Germania.
Caritas Lussemburgo: la quarta fase dell’indagine sulla frode da 61 milioni
L’inchiesta sulla frode ai danni della Fondazione Caritas è entrata, nel giugno 2026, nella sua quarta fase. La Procura del Lussemburgo ha annunciato che diciannove persone sono state arrestate a livello mondiale su mandati d’arresto internazionali emessi dal giudice istruttore lussemburghese. Una persona sospettata di aver svolto un ruolo centrale nel riciclaggio delle somme devolute è stata arrestata in Italia. Le indagini, che coinvolgono 17 Paesi e hanno richiesto 81 domande di assistenza internazionale, riguardano una frode stimata in 61 milioni di euro ai danni della rete Caritas.
Il quadro delle indagini su riciclaggio e autoriciclaggio in Italia e in Europa mostra un fenomeno ramificato e in continua trasformazione: le procure italiane seguono frodi sui fondi agricoli UE in Sicilia, fatture inesistenti nel settore delle rinnovabili a Latina, denaro distratto da società in dissesto e scommesse online a Foggia, sistemi di underground banking a Milano, reinvestimenti legati alla criminalità organizzata a Roma e frodi sui fondi PNRR con flussi verso Cina e Hong Kong. Sul piano europeo, le inchieste coinvolgono riciclaggio di proventi del narcotraffico attraverso l’oro, piattaforme di trasferimento denaro come Wise Europe, maxi-operazioni su evasione e lavoro nero in Germania, la frode Caritas in Lussemburgo e frodi carosello IVA con criptovalute a Venezia. Emergono fili comuni: l’uso di società veicolo, contanti, oro e asset digitali; la cooperazione tra autorità nazionali, EPPO, Eurojust ed Europol; e la necessità di colpire non solo chi ricicla, ma anche chi genera il profitto illecito. Resta fermo, però, che tutte le persone coinvolte sono presunte innocenti fino a eventuale condanna definitiva: le indagini descritte sono aperte e in evoluzione, e solo il processo potrà stabilire responsabilità e verità.
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