Italia
Gli anziani non stanno scomparendo, sta scomparendo qualcos’altro
Pensiamo spesso alla solitudine degli anziani. Più raramente ci chiediamo perché generazioni che un tempo si incontravano ogni giorno oggi vivano separate. Una notizia passata quasi inosservata offre l’occasione per riflettere su ciò che stiamo perdendo.
Per anni ho pensato che gli anziani fossero ovunque. Erano seduti davanti alle case. Stavano sulle panchine. Entravano nei bar alle sei del mattino. Li trovavi in chiesa, al mercato, nei cortili. Erano una presenza così normale da diventare invisibile.
Poi ho capito che non stavano scomparendo loro, ma noi.
Abbiamo costruito un mondo in cui le generazioni vivono una accanto all’altra senza incontrarsi davvero. Ognuno sta per sé. I bambini con i bambini, gli adolescenti con gli adolescenti, gli adulti con gli adulti e gli anziani con gli anziani.
Persino il tempo libero, le vacanze, i social network e i luoghi della città sembrano organizzati per separarci. Eppure, quasi tutto ciò che sappiamo della vita arriva da qualcuno che è venuto prima di noi .Non dai libri, ma dalle persone. Da un nonno che racconta una guerra, da un vicino di casa che ci spiega come si perde un lavoro, come si attraversa una malattia, come si sopravvive a un lutto.
La conoscenza più importante non è mai quella che si studia. È quella che si eredita.
Per questo mi ha colpito una notizia passata quasi inosservata. Alcune scuole stanno lavorando per favorire l’incontro tra studenti e persone anziane. Non perché gli anziani siano fragili e abbiano bisogno di compagnia. Anche per questo. Ma soprattutto perché una società che interrompe il dialogo tra le generazioni diventa più povera per tutti.
Forse il problema non è che i ragazzi non ascoltano più gli anziani ma che questi ultimi non abitano più il loro mondo.
E quando una generazione smette di incontrare quella che la precede, perde qualcosa che nessuna tecnologia riuscirà mai a sostituire. L’esperienza.
Non avevo capito che una delle solitudini più grandi del nostro tempo non fosse quella di chi vive da solo. Ma quella di generazioni che hanno smesso di parlarsi.
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