Italia
Riaprire il dialogo oltre le bandiere
Oggi le piazze italiane su temi mobilitanti contribuiscono ad aumentare ed alimentare la divisione e la contrapposizione. In questo senso, esse sono il riverbero delle aspre polarizzazioni che attraversano l’opinione pubblica, pesantemente influenzate da un contesto internazionale, segnato da guerre ed eccidi apparentemente senza soluzione, mai così preoccupante e conflittuale.
Le provocazioni, vere o presunte, ci sono sempre state; Si sono attraversati anni drammatici dalle stragi al periodo del terrorismo, quando c’era chi scendeva in piazza mimando il simbolo della P38, alla crisi degli euromissili degli anni 80 e poi il crollo della prima repubblica.
La differenza, però, è che esisteva un sistema di forze politiche e sindacali strutturate, in grado di filtrare le pulsioni più radicali che arrivano e sono sempre arrivate dalle piazze.
Vi erano valutazioni di opportunità politica che si affiancavano alla piena libertà e agibilità di partecipazione. Ciò significava però che con una serie di persone soggetti e temi ritenuti (a torto o a ragione) divisivi e conflittuali, si interloquiva comunque con continuità, non solo in occasione di manifestazioni, riconoscendo loro legittimità.
Oggi non solo vi è un’incapacità di svolgere quella funzione di filtro, ma si organizzano, tollerano o minimizzano queste derive per puro opportunismo politico ed elettorale. Nascono così da altri soggetti reazioni e ulteriori isolamenti identitari che sono l’esatto opposto dei valori proclamati su cui si fonda la celebrazione unitaria della Resistenza italiana.
Come possiamo essere una società civile credibile, impegnata a erigere ponti e non muri, se poi accettiamo il piano inclinato e regressivo del dibattito, della narrazione e della mobilitazione in cui da tempo ci stiamo avvitando? Gestire le piazze diventa sempre più complicato e c’è da meravigliarsi che non vi siano ancora stati episodi di grave violenza, come dimostra l’inquietante episodio di roma conclusosi senza gravi conseguenze.
Voluti o non voluti, provocati o non provocati, i fatti di Milano hanno determinato una frattura non ricomponibile nel breve periodo tra la Comunità ebraica, l’Anpi e la sinistra su un evento simbolicamente fondativo come il 25 aprile, fino a qualche anno fa difficilmente immaginabile.
Penso sia un dato politico grave sul quale bisognerebbe intervenire con parole, atti e iniziative capaci di riaprire un dialogo e un’interlocuzione tra le parti
Devi fare login per commentare
Accedi